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martedì 31 marzo 2015

IN NOMINE SANCTI Collettiva d'arte contemporanea a cura di Carmelo Cipriani e Katia Olivieri

IN NOMINE SANCTI

Progetto di ART and ARS Gallery

a cura di Carmelo Cipriani e Katia Olivieri.

Art and Ars Gallery, Galatina, 04-24 aprile 2015


Una rievocazione, in chiave contemporanea con luminarie, cibo e musica folk, delle feste patronali tipiche del meridione d'Italia, dove la "santità", e quindi la vera ragione della festa, passa in secondo piano di fronte alla baraonda costituita da centinaia di mercanti e dove l'interesse principale è rivolto alle offerte commerciali, al luna park o all'ospite musicale di turno, molto spesso "osannato" con molto più fervore del Santo Patrono.

[…In una parafrasi della cerimonia collettiva le opere in mostra enfatizzano l'aspetto profano, rivelando nella santità un mero pretesto, mentre ogni tradizione è ridotta ad ennesimo stereotipo vacanziero, degno di dépliant turistici ed esportabile al pari dei prodotti enogastronomici…] (Carmelo Cipriani).

[…operazione che, seppur concepita per uno spazio fieristico ed espositivo, mira ad evocare atmosfere e cerimoniali che, di fatto, intridono ogni spazio fisico e mentale dei luoghi al Sud…] (Katia Olivieri)


"La Puglia è un meraviglioso, austero, paese arcaico" ha scritto Cesare Brandi. Un estremo lembo di terra in cui la modernità sembra avanzare lentamente, salvaguardando tradizioni e testimonianze. Ogni anno schiere di turisti si dirigono a sud calamitate da un'aura di autenticità sempre più minata da logiche consumistiche.
Affascinate dall'incorrotta atmosfera delle sagre e delle feste patronali, si assiepano in affollate piazze alla ricerca di quell'arcaismo che per molti ancora connota la religiosità meridionale. Diversa, ma con esiti non dissimili, la condotta degli autoctoni che, nella generale euforia, partecipano inconsapevoli alla scenica rappresentazione, camminando eccitati tra strade agghindate e odorose, dimenticando origine e fine della celebrazione.
A poco servono i richiami degli infastiditi parroci, che, invano, cercano di richiamare all'ordine gli indisciplinati fedeli, nell'estremo tentativo di salvaguardare il misticismo residuo. Ed è così che il sacro, suo malgrado, si trasforma nel primum movens di una complessa macchina economica. Ingurgitato dal diffuso laicismo contemporaneo, esso si dilava, fino a disperdersi, tra venditori ambulanti, luculliani banchetti, rappresentazioni vernacolari e quanto di più caratteristico ogni singola città ha da offrire.
Innesco per l'eccitazione collettiva sono le luminarie, montate giorni prima, autentico incipit di ogni pubblica ricorrenza, icone deputate a rappresentare la festa nell'immaginario collettivo. Una visione a cui non si è sottratto neanche Brandi che ad introduzione del suo appassionato racconto dei riti in onore di san Nicola, ha annotato "C'erano, per i festosi viali di Bari, archi di lampadine a non finire, che rientravano l'uno nell'altro, come cerchi concentrici di un tiro a segno".

Una pregnanza iconica da cui parte anche il progetto "In nomine sancti" presentato a Milano da Art and Ars Gallery. Una collettiva di giovani artisti meridionali, in maggioranza pugliesi, impegnati a riflettere sugli atavici concetti di tradizione e santità; una sardonica ponderazione attuata mediante una rilettura della festa patronale e dei suoi simboli. Innanzitutto il sacro, alla cui sfera, benché trasposta in ambiente profano, si ricollega il lavoro di Paolo Ferrante, che meditando su frammenti esistenziali, confonde personale e collettivo.
In piccole teche in resina, circolari o ovali, l'artista racchiude oggetti disparati (parti d'insetti, pezzi scolpiti, ciondoli, piccoli animali o generici frammenti), riconsiderando il concetto di reliquia, non più testimonianza eccezionale e astratta, ma residuo della quotidiana esistenza, generatore di sussulti alla memoria e all'immaginazione: anonimi feticci di cui è esaltata la consunzione, disposti per essere colti nella loro portata estetica e sociale.
Sospese tra sacro e profano, tra la chiesa dei simulacri e la strada degli ambulanti, sono invece le ironiche figure di Antonio Straffella in cui santi e supereroi si contaminano, rivelando interessanti parallelismi tra i poteri taumaturgici dei primi e i superpoteri dei secondi. Nel suo modus cogitandi la religiosità è intesa come un terreno elastico, prodotto e animato da un nomadismo culturale in cui suggestioni antipodali si sommano e si compendiano. Una rivisitazione mitografica, nata dall'accostamento di santi passati e futuri, ma anche una riflessione antropologica sulla capacità dell'uomo di rapportarsi al soprannaturale.

Improntate alla tradizione della ceramica pugliese, da cui desumono materiali e decorazioni, le terrecotte smaltate di Michele Giangrande oltrepassano la pura artigianalità per elevarsi ad una dimensione concettuale, in cui la riflessione sulle antinomie (nascita e morte, arcaismo e modernità, essere e apparire) è attuata con caustica ironia e raffinatezza esecutiva. Mentre il gallo, simbolo per eccellenza della coroplastica pugliese, riconduce i manufatti ad una precisa area geografica, l'oggetto riprodotto afferisce ad una condizione universale, attuando una remise en question dei concetti di originalità e autorialità. 

La medesima ironia è ravviabile nel lavoro di Dario Agrimi, poliedrico artefice e instancabile sperimentatore. Per l'occasione l'acribia dell'artista si è concentrata sull'immancabile complemento di qualunque festa paesana: il cibo. Attraverso un lavoro d'impostazione postconcettuale, il centro del fare artistico è spostato dall'esperienza dell'artista alla multiforme reazione dello spettatore.
Gli oggetti scelti, simulati o ricreati, si fanno allegorie, simboli di aspetti o comportamenti sociali negati con veemenza eppure tacitamente condivisi. Mediante una stratificazione di smalti l'artista simula un deliziosa pietanza, in parte consumata, rendendo tangibile la contrapposizione tra penitenziale santità e blasfema abbondanza. Ad accrescere l'effetto mimetico contribuiscono il piatto e il cucchiaino, autentici object trouveè desunti dal mondo reale, simili a quelli con cui concretamente si servono i dolci nei momenti di festa.
 
In una parafrasi della cerimonia collettiva le opere in mostra enfatizzano l'aspetto profano, rivelando nella santità un mero pretesto, mentre ogni tradizione è ridotta ad ennesimo stereotipo vacanziero, degno di dépliant turistici ed esportabile al pari dei prodotti enogastronomici. Una festa in cui nulla è come appare ad eccezione dell'atmosfera ricostruita ad hoc per l'occasione. Il tutto con buona pace dei santi titolari, sempre più soli sui loro dorati piedistalli.

Carmelo Cipriani


L'ironia dei Santi

"Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l'ha vista mai. Tutto consiste in questo , vedere la Madonna o non vederla.. I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma, i cretini che la Madonna non la vedono non hanno le ali, sono negati al volo, eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo il piombo alle caviglie e volendo disfarsene, decidesse di tagliarsi i piedi e si trascinasse verso la salvezza. I cretini che non hanno visto la Madonna hanno orrore di sé, cercano altrove, nelle donne, nelle preghiere, in convenevoli del quotidiano: questo porta a miriadi di altari… I nostri contemporanei sono stupidi, ma prostrarsi ai piedi dei più stupidi di essi significa pregare. Si prega così oggi, come sempre. Frequentare i più dotati non vuol dire accostarsi all'assoluto comunque. Essere finalmente il più cretino. Religione è una parola antica. "

L'intenzione trasgressiva e sacrilega di Carmelo Bene ben spiega le ragioni di questa operazione che, seppur concepita per uno spazio fieristico ed espositivo, mira ad evocare atmosfere e cerimoniali che, di fatto, intridono ogni spazio fisico e mentale dei luoghi al Sud. Luoghi di decadenza e fragilità sotterranee, luoghi contaminati da una magia che si è fatta portatrice di valori salvifici, strumento di difesa contro le continue crisi che su questa parte di mondo si sono sempre accanite come un capriccio di Dio. E' un Sud cartina tornasole dell'intera Europa, che ha imparato ad espiare colpe nel ballo di San Vito, nella danza delle spade della notte di San Rocco, nei pellegrinaggi, nelle processioni sotto la casa del boss, nelle edicole votive ed altari improvvisati.
In questo mix fecondo e particolare di spiritualità e paganesimo, emerge in un solo gesto una cultura antica che ha sempre fatto materialmente della trascendenza un passaggio appena percepibile tra l'infinitamente basso e l'infinitamente alto. Nel rito, nel sacro, nella devozione verso il Santo patrono le classi subalterne hanno sempre cercato una protezione psicologica dal male, dalla sfortuna, dalla malasorte. Perché i Santi, più di Gesù e della Madonna, hanno sempre goduto di una certa " popolarità", hanno sempre rappresentato qualcosa in più, custodi tutelari, simbolo di una collettività e del suo senso civico, intermediari tra popolo e quel Dio assente (lo Stato) e indifferente alla condizione della sua gente, anche nei suoi bisogni più elementari.
 
Da questi riti di espiazione/devozione nasce l'ultimo lavoro del Laboratorio Saccardi che, quasi a replicare la pratica degli ex voto, ha realizzato dalla fusione di 3000 monete di centesimi di euro la statua della Madonna collocata presso la Chiesa dei Quaranta Martiri di Palermo. Si tratta di una meditazione profonda e dissacratoria, colta e audace, su quel senso del sacro e del suo opposto che caratterizza la Sicilia, della quale gli artisti del Saccardi colgono gli aspetti più sinceri e contraddittori.
Una riflessione che anima provocatoriamente le xilografie – realizzate in occasione della bi-personale Saccardi-Cucchi, inaugurata lo scorso novembre alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo – raffiguranti la mitica setta dei Beati Paoli al cui mito popolare, nonostante riletture e revisionismi storici, è associata la nascita della mafia in Sicilia. Lo stesso accade nella piccola effige di Santa Rosalia, amata patrona della città, apparentemente tradizionale nell'impostazione iconografica, e tuttavia 'dissacrata' da quel teschio che diventa un pallone e dallo stemma del calcio Palermo sul suo mantello, in un continuo slittamento semantico tra simbologia sacra e profana, vecchi desideri e nuovi miti.

Nelle riproduzioni seriali di Salvatore Masciullo non v'è differenza tra santi, nuovi e vecchi miti; ogni personaggio altro non è che il figlio del suo tempo, destinato così ad essere surclassato e dimenticato. Santi ed eroi, attori e simboli sono elementi di una personale concezione del sacro, senza soluzione di continuità, colti tutti sullo stesso piano simbolico e nella loro caducità. Le sbavature di colore, il foglio di giornale su cui la pittura è impressa, tutto dà la sensazione di trovarsi innanzi ad una pittura provvisoria, sporca, non finita. Le scritte apparentemente in contrasto con le immagini in realtà sono compendio di esse: la citazione, di fatti, non è mai banale, ha sempre una relazione con il soggetto rappresentato, espressa in un humor un po' dandy e un po' punk, spesso doloroso, suggerisce l'idea di un pittore in guerra con i santi oltre che con il suo mezzo espressivo.

L'ultima parabola dello svuotamento di senso del sacro, della perdita della dimensione della trascendenza lo si ravvisa nell'operazione Loschi-Fontana, una serie a quattro mani realizzata su carta da imballaggio. Nella serie di santi e papi nessuna traccia residuale di santità e potenza, neanche un accenno di metafora. Trasposta in chiave ludica, la santità si è fatta altro, sagoma vuota senza accenno di autorialità.
Nell'opera "Per battere i fanti gioca coi santi" Fontana richiama un noto adagio popolare: se nel motto il concetto è che dei fanti si può anche parlare con leggerezza e in tono sfottente e irrispettoso, mentre riguardo ai santi s'impone la devozione, in questo caso l'ordine è totalmente rovesciato, tanto da supporre di poter giocare con le immagini dei santi come nel calcio balilla. Dell'idea del sacro rimane solo l'associazione mentale, suggerita dal collage dei materiali e dall'utilizzo dei suoi simboli, senza nessuna riverenza e nessuna misconoscenza ma solo per la loro forma pura in sé. Come nella croce di Big Jesus in cui il sacro tecnologico semmai assume nuova dimensione della trascendenza.

Una visione decadente e nostalgica guida la ricerca di Angelo Marinelli, il cui obiettivo fotografico nella serie The Gift indugia su luoghi di culto e preghiera, scorci di devozione popolare, basiliche, edicole votive, altari, immersi nello spazio architettonico del quotidiano eppure da esso separato, sospesi in un tempo sacro che sembra immobile e dilatato, certamente diverso dall'ordine del tempo normale.
Luoghi che non sono nati sacri ma che lo sono diventati per mezzo e tramite della devozione, della preghiera, per il fatto di essere stati frequentati e percepiti come luoghi della trascendenza, ed in cui la presenza della santità altro non è che l'esito di una tradizione, di una certezza, di una necessità. Le immagini di Marinelli sono dettagli eppure da sole bastano a trasmetterci la forza evocatrice dei luoghi deputati al rito, per quanto contaminati, abbandonati, spesso svuotati di senso, vuoti altari perché è vero che, prima o poi, anche gli dei se ne vanno e di essi rimangono solo simulacri Made in China.

Katia Olivieri

ExpoInCitta'. Presentati oggi i video storytelling prodotti da creativi under 30 per ExpoInCitta'

Fondazione Accenture dona i video sulle sei icone ambasciatrici di "Milano città d'arte" durante il semestre di Expo Milano 2015


Milano, 31 marzo 2015 - Sono stati presentati ufficialmente oggi, presso la Rizzoli Galleria, i video che hanno vinto il concorso videomakARS ideato da Fondazione Italiana Accenture in collaborazione con Fondazione Milano – Civica Scuola di Cinema, con il patrocinio del Comune di Milano.

I tre video – 'IncontrARTI a Milano', 'BE Art' e  'Città di idee'  fanno rivivere le 6 opere d'arte elette come icone della città di Milano per i sei mesi di Expo in Città. Video ambasciatori nati dalla creatività di giovani registi under 30: è questo l'obiettivo dei racconti che saranno visibili dai prossimi giorni su tutti i canali di comunicazione di Expo in Città, Fondazione Italiana Accenture e Comune di Milano.

"La creatività applicata alla creatività: questa in sintesi la natura del progetto videomakARS di  Fondazione Italiana Accenture che abbiamo condiviso sin dall'inizio non solo nel suo obiettivo di raccontare con un linguaggio fresco e nuovo le sei icone di Expo in Città, alcune tra le opere più potenti della storia dell'arte mondiale che fanno parte del patrimonio artistico milanese - ha dichiarato l'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno -; ma anche perché Milano è da sempre il luogo delle avanguardie creative e un incubatore di creatività per i talenti più giovani, che nella nostra città hanno sempre trovato terreno fertile per il loro sviluppo e un trampolino per la loro affermazione a livello internazionale. Una città- laboratorio 'a cielo aperto' che ha trovato in ExpoInCittà un nuovo modo per farsi ri-conoscere dai milanesi e dai visitatori dell'Esposizione Universale".

"videomakARS è un progetto iniziato un anno fa e vedere oggi i prodotti realizzati, così belli e diversi tra loro, ci rende particolarmente orgogliosi perché insieme a tutti i partecipanti abbiamo fatto un percorso concreto che ha offerto formazione e accompagnamento a giovani che guardano al futuro, a Milano e all'importante opportunità che Expo Milano 2015 offre per costruire il proprio curriculum professionale. – afferma Anna Puccio, Segretario Generale di Fondazione Italiana Accenture – Infine la relazione tra realtà profit, non profit e istituzioni dimostra ancora una volta come la convergenza di obiettivi sociali porti a collaborare con concretezza e produca output  spendibili sul mercato".

"I video realizzati e premiati grazie all'impegno di Fondazione Italiana Accenture– ha concluso Claudio Artusi, Coordinatore di Expo in Città, progetto di Comune di Milano e Camera di Commercio di Milano – raccontano un modo diverso per vivere il "fuori Expo", rileggendone non solo le sei icone che caratterizzano il patrimonio storico-artistico di Milano, ma anche invitando cittadini e visitatori a scoprire i 17mila appuntamenti della città metropolitana, quasi 100 al giorno. Per questo motivo Expo in Città diffonderà attraverso i suoi strumenti di comunicazione digitale i prodotti realizzati facendone una cornice narrativa dinamica per raccontare la città e la ricchezza delle attività in programma nel suo palinsesto".

Tutti i video realizzati e premiati raccontano un'idea per vivere Milano e scoprire la sua Bellezza insieme a Expo in Città e alle sei icone:
BE Art
https://www.youtube.com/watch?v=Q_n_r_PHuQ8
 Le sei icone non possono più permettersi di aspettare i visitatori chiuse all'interno dei loro musei: la città che cambia è il palcoscenico di un diverso modo di fruire l'arte e la storia, i cittadini ne sono attori protagonisti. Un vero e proprio esempio di arte partecipata a Milano.

Città di idee
https://www.youtube.com/watch?v=Gu5RIv8fke4
Un percorso all'interno di realtà creative della Milano di oggi: si parte da professioni artistiche e artigianali che hanno fatto la storia di Milano, arrivando al racconto delle opere d'arte come risultato di studi e crescita che il tempo ha reso possibile. Questi processi, e l'analisi che viene raccontata, sono ancora oggi le vere basi della creatività che caratterizza Milano nel mondo.

IncontrARTI a Milano
https://www.youtube.com/watch?v=EKQeENeNHmA
 Milano come città dell'incontro: una metropoli che trae linfa vitale dall'incrocio di giovani vite e di talenti, diventando il simbolo italiano di apertura al mondo. L'opera d'arte è un incontro che parte dal viaggio: stare a Milano vuol dire quindi stare in mezzo all'arte, vivere "circondati" dalle sei icone di Expo in Città. E' questa la visione dei giovani studenti del liceo Fermi, autori del video, guidati dalla loro insegnante-regista. 


I numeri del concorso: 130 partecipanti da tutta Italia, oltre il 50% donne, 10 finalisti, 2 giorni di workshop formativo, 20 ore di virtual incubation, 3 vincitori con premi da 3.000 euro l'uno, 1 menzione speciale con un premio da 1.000 euro.


Pasqua 2015 in Sicilia. Il Giovedì Santo a Caltanissetta.

Caltanissetta, città siciliana famosa nel mondo per la processione del "Giovedì Santo", dove giungono una moltitudine di turisti italiani e stranieri per vederla. 

I gruppi statuari sono sedici a grandezza naturale che raffigurano la Passione e Morte di Cristo, con al seguito le bande musicali, che suonano diverse marce funebri (tra le quali la nota del M. Luigi Cornia) che, con le loro musiche, concorrono a dare alla processione misticismo e commovente religiosità

C'è una grande eccitazione in tutta la città che prende parte ai riti della Pasqua, specie alla processione detta: le "Vare grandi", che parte dal gruppo dell'Ultima Cena con i dodici apostoli, fino a giungere all'Addolorata, che esprime tutto il dolore della Madonna per il figlio morto.  
 
Il pittore Francesco Guadagnuolo testimonia con un suo eccezionale lavoro grafico-pittorico questo evento, sul "Giovedì Santo" a Caltanissetta e scrive così: «Nel 1976 decisi di realizzare una serie di opere ispirate alla Processione del Giovedì Santo. Seguendo tutti i riti della settimana, ho cercato di far vedere le parti meno in evidenza, ritraendo oltre i gruppi o particolari di essi, i siciliani con le loro gesta, i volti scavati, le anziane signore che venivano a toccare i gruppi in segno di fede ed emozione. 

 É una rievocazione accorata al seguito, cui si commuove tutta la città. La fede in questa circostanza è di straordinaria compartecipazione, unita di tristezza e pietà, questa fede non vissuta in maniera intimistica, ma è avvertita come forma collettiva, i nisseni si fanno trascinare in questo rito popolare in cui la gente diviene protagonista, quasi attore, in questo grande palcoscenico liturgico».
Segue il testo del critico e storico Antonio Picariello che bene rileva le composizioni dei vari gruppi statuari nelle opere di Guadagnuolo.

La passione ritrovata

«Un artista visivo è dotato di "capacità rivelatorie" del senso archetipo contenuto nei riti. Il senso di solito, nella semiologia, è dato da una convenzione comunicativa patteggiata tra riceventi ed emittenze e sulla buona capacità di saper codificare segni che attribuiscono significazione agli atti interpretativi. Significati e significanti si rapportano in qualità indivisibile come maschile femminile germinanti senso a suo volta catturato dalla percezione di chi li accoglie. L'artista ha capacità di poter estrarre dal significato comune lo spirito del segno che a sua volta genera significanti; nuove immagini mentali, nuove passioni per l'ascoltatore, rinvigorite qualità del presente che conducono una sorta di memoria proustiana che si rimette nelle correnti canoniche degli atti rituali collettivi e li ripropone sotto una diversa luce caricata di partecipazione all'amore per l'umanità. 

Francesco Guadagnuolo questo senso lo ha avvertito dalla nascita. Lo ha catturato dai primi vibrazionali segni della sua formazione sensibile e li ha offerti al luogo da artista giovane, da vent'enne che sente il bisogno passionale di interpretare il suo mondo nativo e farne omaggio alla collettività. Lui stesso dice: Tutta la mia infanzia e adolescenza passate nella mia Città Caltanissetta sono pervase dal ricordo della Settimana Santa, specie la Processione del giovedì chiamata "Le Vare Grandi'. I miei ricordi del Giovedì Santo sono caratterizzati dalle prime ore della mattina, quando mi recavo al Centro storico per sentire le Bande che arrivavano dai Paesi circostanti per suonare dietro ogni gruppo scultoreo detto "Le Vare"- 

É chiaro che il tempo in cui il millennio si triplica e il centenario si anticipa, sia tempo di grandi trasformazioni e di cambiamenti in cui le forze del bene concorrono a dare senso iniziatico al mondo delle nuove tecnologie, dei nuovi linguaggi, delle nuove visioni che il rito mantiene silente e segreto nei corridoi soggettivi nell'anima. Così cambiano le modalità richieste dalle trasformazioni che in arte diventano oltrepasso al messaggio linguistico e stipulano l'apprensione per la forza dell'amore che il rito evoca alle comunità che lo attivano.  

Qui Guadagnuolo riprendendo una creatività così fortemente sentita negli anni giovanili ripropone la maturità visiva di un artista che facendosi conoscere ecumenicamente ha riconosciuto se stesso; la sua terra, l'archetipo sostanziale che si porta nell'anima segreta come dominio universale che ha attraversato successi americani, europei, asiatici mondiali e adesso ritorna fedele al luogo di partenza carico di quella forza magica, ieratica che l'arte, che Francesco Guadagnuolo fa, con devozione di senso, rivivere e partecipare nella sua nativa riconoscente magnifica Sicilia. Antonio Picariello».    

Grande evento > Momenting the Memento. Progetto internazionale di ricerca e networking > a cura di Polimoda > dal 12 al 16 maggio 2015 - Firenze



  IFFTI visual. Design by Andrea Cammarosano

Momenting the Memento
Progetto internazionale di ricerca e networking
a cura di Polimoda
in occasione della conferenza IFFTI 2015
dal 12 al 16 maggio 2015 - Firenze


POLIMODA PRESENTA MOMENTING THE MEMENTO
Progetto internazionale di ricerca e networking a cura di Polimoda in occasione della conferenza IFFTI 2015 - dal 12 al 16 maggio 2015 a Firenze

Aperte le registrazioni per l'evento Momenting the Memento. Nell'ambito del 150esimo anniversario di Firenze Capitale d'Italia, Polimoda - istituto internazionale di alta formazione per il settore moda - si prepara ad accogliere in città una platea internazionale di professionisti del mondo della moda, accademici e ricercatori, creativi e appassionati d'arte, moda, architettura, scrittura, filosofia e design, per un momento di confronto culturale e artistico che coinvolgerà luoghi simbolo della città quali Palazzo Vecchio, l'Opera di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale Centrale, Palazzo Strozzi e Villa Favard, sede dell'istituto.

Dal 12 al 16 maggio, Firenze ospita la conferenza IFFTI2015 - International Foundation of Fashion Technology Institutes, fondazione che riunisce 46 istituti di moda nel mondo – per la prima volta in Italia organizzata da Polimoda, che per l'occasione ha ideato e curato Momenting the Memento, progetto internazionale di ricerca e networking per discutere del valore culturale della moda e del futuro della formazione, attraverso un dialogo interdisciplinare con i linguaggi dell'arte contemporanea e della cultura.

A partire dal 12 maggio, Momenting the Memento - curato da Linda Loppa, Direttrice di Polimoda, e realizzato con il patrocinio di Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera Nazionale della Moda Italiana, Centro di Firenze per la Moda Italiana, Pitti Immagine, Confindustria Firenze, Camere di Commercio di Firenze e Prato e la partnership di Moleskine e lettera27 - coinvolgerà la città culla del Rinascimento con un intenso programma, articolato in conversazioni e dibattiti con ospiti di rilievo internazionale, installazioni, performance e video project nei principali luoghi d'arte e d'ispirazione del capoluogo toscano.

Moda, arte, architettura, scrittura e scienze umane, nelle loro molteplici chiavi interpretative, saranno i protagonisti del dibattito e della sperimentazione che vede coinvolti 46 istituti provenienti da tutto il mondo, 37 nazioni, 100 delegati internazionali e oltre 500 partecipanti tra giovani talenti, ricercatori, creativi, artisti e professionisti della moda a confronto.

Momenting the Memento avrà la forma di un walk&talk nella città, coinvolgendo visionari e opinion leaders dell'arte, della moda e della cultura nei luoghi simbolo di Firenze, attraverso sei aree, ovvero ambiti di sperimentazione, che si declineranno trasversalmente in conversazioni, installazioni, performance e video.

Accanto ai relatori del ciclo di incontri "In Conversation with" al Odeon CineHall e di workshop al Refettorio di Santa Croce, quali Tim Blanks (Editor-at-large di Style.com), Sissel Tolaas (ricercatrice olfattiva e professional in-betweener) , Stefan Siegel (Fondatore di Not Just A Label), Clemens Thornquist (autore, ricercatore e fashion designer), Diane Pernet (giornalista e fashion blogger, fondatrice di ASVOFF Film Festival) e Jane Rapley (OBE, Professore Emerito Central Saint Martins University of the Arts London), a far da padrini all'evento tre visionari di fama internazionale quali Ou Ning - attivista e direttore artistico di Bishan Project che porterà per la prima volta in Italia Bishan Commune presso la Biblioteca Nazionale, Michel Maffesoli, sociologo presso l'Université Paris-Sorbonne e direttore di Les Cahiers Européens De L'Imaginaire, qui con la lectio magistralis "Dans le creuset des apparences" e Jan Debbaut, Professore di Studi Curatoriali e Direttore Museale.

Protagoniste le 6 aree di indagine, temi centrali dell'evento, rappresentati e messi in relazione tra loro attraverso 26 installazioni e performance, frutto di una selezione delle migliori idee e progetti pervenuti a Polimoda da tutto il mondo attraverso il network di IFFTI. Progetti che si prestano a molteplici letture, frutto dell'impostazione multidisciplinare data da Polimoda, che invita a collegare e connettere aree diverse, ma anche in relazione al dialogo con lo spazio che li andrà ad ospitare e per il quale saranno adattate.

BODY: inteso come corpo fisico, semiotica del corpo e linguaggio espressivo; tela tridimensionale sulla quale esprimere emozioni, pensieri e stati d'animo. Corpo quale protagonista e soggetto naturale dei mondi della moda e dell'arte. Body come body language, attraverso il cui studio trovare punti di contatto tra culture diverse.

La fisicità del corpo (BODY) che attraverso l'accessorio (DRESS) diventa prepotente elemento del nostro immaginario (IMAGERY) è l'oggetto della performance di Gary Needham e Yvonne Trew (Nottingham Trent University, Inghilterra) – The Fetish Moment: un'installazione/performance sul tema del feticismo e sul valore simbolico della maschera - elemento di disturbo del nostro sistema di sicurezze, ma anche intrigante invito a scoprire l'identità celata - nella cultura contemporanea e nella fashion culture. Corpo (BODY) e abito (DRESS), inteso in questo caso come sua assenza, sono centrali anche nell'opera di Aki Choklat e Ruggero Lupo Mengoni (Polimoda, Finlandia e Italia) – Humazine, alla Biblioteca Nazionale: una grande rivista a dimensione umana sul tema Dress/Undress, dove la fisicità dell'uomo, in scala reale, è protagonista, e che mette in scena nuovi metodi di stampa e rilegatura.
CALLIGRAPHY: è qui intesa come bellezza della scrittura, mezzo per esprimere un'idea, un concetto o un metodo, linguaggio poetico e forma d'arte o modo per raccontare un'emozione e condividere un punto di vista. Scrittura che deve qualificarsi, come nell'arte calligrafica, prima ancora di tradursi in parole, attraverso un background culturale e un percorso di ricerca, studio e riflessione.

CALLIGRAPHY, in relazione alla moda (DRESS), è il tema dell'installazione di Anna Kruyswijk (ArtEZ Institutes of the Art, Olanda), Fashion Friction: un manifesto sull'aspetto editoriale e curatoriale della moda, visto al di fuori del suo circuito più tradizionale, messaggio provocatorio attraverso il quale l'autrice vuole indurre una tensione costruttiva con la generazione contemporanea di scrittori e curatori di moda per portare nuovi stimoli.
CRAFT: è la manualità, l'artigianato, la lavorazione attiva e concreta dei materiali, espressione originaria di una creatività, risultato tangibile di un'idea che prende forma. È la nobile arte di creare un oggetto, ma anche quell'insieme di raffinate tecniche di realizzazione che, in particolare nella moda, attribuiscono un valore all'oggetto e al capo e fanno la differenza tra qualcosa di comune e banale e qualcosa di prezioso.

Nell'intersezione tra CRAFT e BODY si colloca l'installazione The New Body di Saumya Pande (Pearl Academy, India) lungo il muro esterno della Basilica di Santa Croce - una scultura di filato di carta e lana che attraverso una lavorazione artigianale evoca il dinamismo del corpo in movimento, in contrasto e dialogo con la monumentale e marmorea staticità del sacro complesso di Santa Croce, anch'esso frutto di un'antica manualità, quella dei mastri costruttori che secoli fa diedero vita alla grande opera della Basilica.
DRESS: l'abito – protagonista indiscusso del mondo della moda, ma anche importante elemento di ogni sistema culturale e società. Abito che, con la sua forma e i suoi colori, ha un significato intrinseco e personale per chi lo possiede o per chi lo realizza, e che si fa stimolo, emozione o "momento" sensoriale. Quando vestiamo il nostro corpo per rinascere in un nuovo concetto estetico, abbiamo la sensazione che la nostra storia possa essere pronta a una nuova esperienza.

L'abito (DRESS), attraverso la percezione e interpretazione dello spettatore (IMAGERY), è protagonista della performance del London College of Fashion (Inghilterra) -  Art of Dress. Una performance a Santa Croce che vuole coinvolgere il pubblico in un'interazione fisica con i capi esposti, che proprio grazie all'interpretazione e manipolazione dei visitatori, invitati ad esprimere la propria personale visione di ciò che l'abito è o dovrebbe essere - perdono lo status di oggetti da contemplare e subiscono una trasformazione che potrebbe portare fino alla loro estrema distruzione. Anche la performance di Adele Varcoe (RMIT University, Australia) Adjust è una ricerca della relazione tra l'abito (DRESS), il corpo che lo indossa (BODY) e il contesto che lo circonda (SPACE): attraverso l'interazione tra performer e spettatori, l'autrice vuole dimostrare come anche un piccolissimo cambiamento nel modo di portare un capo possa influenzare l'atteggiamento e la percezione di sè della persona che lo sta indossando.
IMAGERY: immaginario, punto d'incontro tra visibile e invisibile, reale e virtuale, tangibile e intangibile. Scenario d'infiniti o finiti universi possibili dentro i quali si trova tutto ciò che esiste come spazio, tempo, materia ed energia. Luogo dove pensiero e visione creativa si incontrano.

Nella cripta di Santa Croce, immagine e immaginario (IMAGERY) dialogano con l'abito (DRESS) e lo spazio (SPACE) attraverso Bridging Flat and Stereoscopic Space: Japan's two-and-a-half dimensional representation in textiles and imagery di Yuriko Satoh (Bunka Gakuen University, Giappone), dove un kimono, espressione per eccellenza della costruzione bidimensionale nell'abbigliamento orientale, attraverso un gioco di trasparenze, proiezioni di immagini e sovrapposizioni, evoca la tridimensionalità caratteristica della modellistica degli abiti di taglio occidentale. Sempre a Santa Croce, The Choreographed Garment di Ulrik Martin Larsen (Swedish School of Textiles, Danimarca/Svezia) mette in scena sette short video sull'adattamento coreografico dell'abito (DRESS) per esplorarne la capacità interattiva sul corpo (BODY) grazie al movimento della danza contemporanea.
SPACE: inteso come spazio tridimensionale, che accoglie e circonda il corpo, spazio urbano e architettonico, ma anche spazio scenografico, per creare emozioni condivise, come in una sfilata o in una mostra. Spazio di percezione, di relazione e di conoscenza di sé e degli altri, luogo di eterno dialogo tra "contenitore" e "contenuto".

L'installazione site-specific di Tom Hall e Tony Bednall (Manchester Metropolitan University, Inghilterra e USA) Stories Without Stories – una gigantesca giacca in cartone di quasi 20 metri quadrati, come casualmente abbandonata sui gradini di Villa Favard – è un monumento al quotidiano che mette in discussione l'aspetto puramente decorativo del capo (DRESS), ponendolo piuttosto in relazione al suo utilizzo e al contesto (SPACE), nonché alla sua personale interpretazione (IMAGERY). Nella performance Moment Cuts – Spherical Space di Rickard Lindquist e Karin Peterson (Swedish School of Textiles, Svezia) lo spazio è quello in cui sembra fluttuare l'artista, inglobato in un grande capo dalla forma sferica come un moderno Uomo Vitruviano, suggerendo una teoria alternativa di costruzione del cartamodello in relazione al corpo umano (BODY) e alle sue proporzioni nello spazio stesso.

In calendario inoltre tre speciali serate il 13, 14 e 15 maggio, rispettivamente presso Palazzo Strozzi, Villa Favard e il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, suggestive location aperte in veste straordinaria per gli ospiti della manifestazione. Il programma completo degli appuntamenti è consultabile sul sito www.iffti2015.polimodaconference.com, dove è possibile effettuare la registrazione per l'accesso alla parte convegnistica, inclusa la visita a installazioni e performance, fino ad esaurimento posti.

In contemporanea con Expo Milano 2015 e la 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, che porranno l'Italia al centro dell'attenzione globale, IFFTI 2015 e Momenting the Memento rappresentano una nuova occasione per valorizzare quel connubio tra moda, cultura e arte che da sempre è simbolo del nostro made in Italy nel mondo.

MOMENTING THE MEMENTO
Registrazioni per accedere alla parte convegnistica, inclusa visita a installazioni e performance, tramite il sito: www.iffti2015.polimodaconference.com (fino ad esaurimento posti):

•    Intero 100€
•    Studente 50€
•    Eventi Serali Opzionali
Sito web: www.iffti2015.polimodaconference.com

Info: iffti@polimoda.com

Sedi e orari:

•    dal 12 al 16 maggio
•    Palazzo Vecchio, Opera di Santa Croce, Biblioteca Nazionale Centrale, Palazzo Strozzi, Villa Favard e Odeon CineHall.

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