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martedì 26 aprile 2016

Editoria-Arte. Firenze, Alberto Burri privato nel diario segreto dell'amico e medico personale Tito Fortuni. In libreria per i tipi della Maschietto Editore. Giovedì 28 presentazione / foto: www,catola.com


Fondazione Palazzo Strozzi e Maschietto Editore

 

 

invitano alla presentazione del libro

 

Alberto Burri. L'amicizia

Il diario segreto di Tito Fortuni

 

Giovedì 28 aprile, ore 18, Altana di Palazzo Strozzi

nel contesto della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim

 

Introduce: Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi

Partecipano: Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

Guelfo Guelfi, pubblicitario, autore, membro del cda RAI

Giuseppe Fortuni, membro del cda della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

 

          Firenze - "Gianni Agnelli è venuto a Città di Castello in elicottero per visitare Palazzo Albizzini e incontrare Burri... Alberto mi telefona subito dopo perché è esterrefatto dalle domande puerili dell'avvocato: "Maestro produce, produce?" Il suo commento con me: "Non faccio mica le macchine!" E poi, di nuovo Agnelli: "La sua annata migliore è il 1952?" E Alberto a me: "Non faccio mica il vino!" Alla fine conclude: "Non ho capito se è ignorante o se sfotte."

         L'episodio ed è uno dei tanti (curiosi, bizzarri, sorprendenti, comunque significativi) ricordati dal dottor Matteo 'Tito' Fortuni nel diario, fin qui segreto, del sodalizio di una vita intera con Alberto Burri. Maschietto Editore lo manda in questi giorni in libreria (Alberto Burri. L'amicizia, pagine 224, € 16) con prefazione di Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri, e commento di Guelfo Guelfi (Cda RAI). La presentazione a Firenze giovedì 28 aprile, ore 18, in Palazzo Strozzi, nel contesto della mostra Da Kandinsky a Pollock di cui Burri è uno dei protagonisti.

         Fortuni (1920-1999) fu amico fraterno, confidente, consigliere, collezionista nonché medico personale del più importante artista italiano del secondo Novecento. Con Burri condivise passioni, peripezie, successi e dopo la sua morte (1995) contribuì a realizzarne le volontà, in particolare con la Fondazione che a Città di Castello ospita l'imponente collezione oggetto di un annoso conflitto ereditario infine risolto.

         Il diario racconta dunque i momenti privati di due vite vissute in parallelo: Fortuni e Burri entrambi castellani, entrambi studenti di medicina, entrambi calciatori per diletto oltre che tifosi sfegatati del Perugia. Si frequentano con assiduità, si assistono anche quando la diversa professione li divide, si confessano fino all'ultimo.

         E' un'amicizia vera, alimentata nel tempo, che resiste anche quando l'artista va a vivere a Beverly Hills con la moglie americana e che si cementa appena rimette piede nella sua Città di Castello tra gli amici di sempre. La dimensione rilassata, a volte perfino goliardica, della provincia umbra gli è necessaria, nutre la sua ispirazione (termine che però Burri detesta), lo aiuta a digerire le frenetiche esperienze internazionali e le fatiche mondane (ugualmente detestate).

         Di particolare intensità le pagine sui ricordi della guerra, la morte del fratello Vittorio sul fronte russo, la decisione di arruolarsi volontario tra le truppe in Africa, il trauma per la fuga dei Savoia che giudica un tradimento, la prigionia in Texas dove scopre la sua vena artistica.

          Assolutamente divertenti i numerosi intermezzi calcistici, la presenza immancabile alle partite del Perugia quand'è in patria, le informative sui risultati che pretende dall'amico Tito se si trova all'estero, la frequentazione dei giocatori: "A un certo punto", ricorda il diario, "voleva spiegare a Speggiorin come si tirano i rigori, ma, siccome era un po' alticcio, ha traballato e per poco non cadeva. Della Martira lo ha afferrato al volo prendendolo per il collo.")

          Tante anche le testimonianze sui principali momenti della carriera di Burri: il grande Cretto di Gibellina, l'acquisto e la sistemazione degli ex Seccatoi del Tabacco a Città di Castello, la creazione della Fondazione, il lavoro al catalogo sistematico delle opere, l'incontro con Joseph Beuys, la mostra a New York e quelle in Italia e all'estero, alle cui inaugurazioni puntualmente si sottraeva, le onoreficenze, le aste miliardarie. Episodi in cui, anche in dialetto castellano ("En me va de fame tocchè la goba da tutti"), par di sentire dalla viva voce di Burri la sua determinazione, i punti di vista sull'arte, i dubbi e le idiosincrasie, le drastiche prese di posizione, i giudizi spesso sprezzanti.

          Sintomatico, in proposito, l'incontro con Alberto Sordi in una trattoria di Trastevere: "Maestro, non è che mi regala un suo quadretto, magari anche uno di quelli che non le piacciono e che butta via?" Burri non gli ha neppure risposto, ma con me ha commentato: "Ma che razza di gente esiste al mondo? Se gli interessasse avere una mia opera non gli mancherebbero certo i soldi per comprarla! Questa è la tipica mentalità dello scroccone romano." Era il 9 novembre 1977.

         Corredato da un inedito portfolio fotografico, il libro è patrocinato dall'Università di Perugia, ed è pubblicato in occasione del centenario della nascita dell'artista. Importanti iniziative internazionali, tra cui la grande antologica al Guggenheim di New York, hanno segnato le celebrazioni che continueranno nel corso del 2016.

Il 28 aprile la mostra Da Kandinsky a Pollock sarà aperta fino alle 23, ultimo ingresso alle 22.



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