--
www.CorrieredelWeb.it


I Nasoni raccontano - la storia ha il naso lungo
IV Edizione Villa Gordiani
Il cuore storico delle borgate nello storytelling urbano del Teatro dell'Orologio
che racconta Roma attraverso le sue fontane
24, 25, 26, 27 settembre 2020, ore 20.30. Ingresso da via Prenestina 325
Ingresso Gratuito
Dopo Centocelle, Torpignattara e il Pigneto, dal 24 al 27 settembre 2020 torna lo storytelling urbano che dal 2017 a oggi ha dato voce alla città, al cuore storico di borgate e periferia, affidando ai caratteristici "nasoni" il racconto in soggettiva di una Roma arcaica e popolare con I Nasoni raccontano – la storia ha il naso lungo, ideato a Fabio Morgan.
Ogni Nasone è custode di una storia, di un avvenimento: intervistando i cittadini, si raccolgono materiali storici e aneddotici per trasformarli in un testo teatrale che viene allestito in forma itinerante all'interno del quartiere scelto.
Al centro della quarta edizione del progetto è Villa Gordiani, quadrante capitolino dalle alterne vicende, oggetto di riflessione sociale e artistica negli scritti di Moravia e Pasolini e scenografia ideale di pellicole come "Accattone" sempre di Pasolini.
Nata come borgata ufficiale tra il 1928 e il 1930, nel dopoguerra Villa Gordiani era abitata da povera gente, circa 5000 persone, che vivevano in casette a un piano, costruite con materiali di risulta, prive di acqua corrente, di luce e di bagni.
L'acqua veniva presa da fontanelle poste in mezzo alle casette, mentre per i servizi igienici, sempre tra una casetta e l'altra, c'erano delle latrine pubbliche alla turca, con i canali di scolo ai lati, a scapito dell'igiene.
Villa Gordiani nella sua storia di trasformazioni è la testimonianza di una Roma dalle mille anime: proletaria e contemporanea, dagli sfollati del dopoguerra alla borghesia, nel tempo la borgata ha subito profonde mutazioni, tra cui l'abbattimento, negli anni '80 delle piccole case popolari.
Tra trasformazioni, abbattimenti, distruzioni, Villa Gordiani ha visto radicalmente cambiare la sua fisionomia urbana e sociale. Dagli anni Trenta al 2020 tutto è cambiato e si è trasformato. Ciò che è rimasto, testimone delle alterne vicende sono loro: i nasoni. Quei nasoni dove si disseta accattone, quei nasoni che negli anni Cinquanta erano unica fonte per approvvigionamento idrico, quei nasoni che oggi servono per dissetare i bambini che qui giocano all'uscita di scuola.
Dal 24 al 27 settembre 2020, saranno proprio i nasoni a raccontare e farsi testimoni di una Roma ormai scomparsa e di quella presente: narratori inediti, osservatori privilegiati della vita degli ultimi 90 anni di borgata e oggi protagonisti della IV edizione di Nasoni raccontano – la storia ha il naso lungo.
I Nasoni raccontano – la storia ha il naso lungo è un progetto di storytelling urbano che, immaginando di poter adottare il punto di vista dei Nasoni, note fontane di acqua potabile gratuita caratteristiche della città e diffuse in tutto il territorio, restituisce uno spaccato di vissuto storico dell'area in cui insiste.
Gli obiettivi del progetto sono quelli di recuperare la consapevolezza dei territori, favorire l'incontro intergenerazionale e contribuire a creare occasioni di sviluppo dell'identità collettiva, definendo una nuova narrazione storica dei luoghi e degli spazi attraverso l'intreccio di eventi di rilievo nazionale ad aneddoti locali, trasformando così il quartiere in un palcoscenico.
"I Nasoni raccontano" ha spiegato il regista Leonardo Ferrari Carissimi "giunto ormai alla sua quarta edizione, riesce a creare un equilibrio comico e poetico tra tempo e spazio, dove la narrazione serpeggia fluidamente attraverso i secoli. Nella splendida cornice di Villa Gordiani, spettatrice di infinite storie e personaggi, si susseguono scene provenienti da diverse epoche, dalla Roma antica sino ad arrivare ai giorni nostri. Anche quest'anno I Nasoni raccontano trasforma un luogo della capitale, spettatore e protagonista della storia italiana, in un luogo intimo, una dimensione dell'anima attraversata dall'amore, dalla rabbia, dalla tristezza e dal sorriso".
I Nasoni Raccontano - La storia ha il naso lungo, ideato da Fabio Morgan, è uno spettacolo della Compagnia del Teatro dell'Orologio scritto da Fabio Morgan e Leonardo Ferrari Carissimi. Regia di Leonardo Ferrari Carissimi, con Matteo Cirillo, Anna Dell'Olio, Daniele Di Forti, Alessandro Di Somma, Susanna Laurenti, Arianna Martines, Diego Migeni, Giulia Nervi,Benedetta Russo, Riccardo Viola, Pietro Maria Virdis. Scene e costumi Alessandra Muschella, aiuto regia Marta Franceschelli, direzione tecnica Martin Emanuel Palma, organizzazione Gianni Parrella, comunicazione E45, amministrazione Simona Centi, assistenti Greta Salvati, Camilla Dallera, Alessandro Lucarini, voce off di Gabriele Lopez. Foto di Manuela Giusto.
Produzione Progetto Goldstein con il sostegno di Lazio Crea
Si ringrazia il Municipio V Roma Capitale Un ringraziamento alle amiche di Mixis officina delle erbe che l'amaro Gordiani lo producono davvero!
prenotazione obbligatoria 06 88971117
Sarà una domenica all'insegna della cultura e del benessere quella dell'Abbazia di Sant'Eustachio a Nervesa della Battaglia. Il 20 settembre lo storico complesso benedettino ospiterà infatti la presentazione del libro "Treviso meravigliosa" di Alessandro Comin e un nuovo appuntamento di Gong Abbey che celebrerà l'arrivo dell'autunno.
La giornata inizierà alle ore 11.00 nella Sala Conferenze dell'Abbazia, con un incontro letterario ad ingresso libero in cui verrà presentato "Treviso Meravigliosa", alla presenza dell'autore in dialogo con Paolo Zanatta, delegato alla Cultura del Comune di Nervesa della Battaglia. Un viaggio emozionale per le strade di Treviso, tra ricordi, sensazioni, storia e curiosità, alla ricerca delle chiavi della trevigianità e delle tante meraviglie, note o sconosciute, che la città sa offrire.
Per gli amanti della spiritualità la giornata proseguirà con il ritorno di Gong Abbey, con l'incontro "Aspettando l'Equinozio d'Autunno" alle ore 18.00. Organizzato in collaborazione con l'associazione Evolution's Waves, sarà un'occasione per tutti i partecipanti di provare l'emozione del massaggio sonoro vibrazionale collettivo con campane tibetane e gong, nella pace e nella natura del Montello. Un'immersione totale nel suono che avvolgerà i partecipanti durante il rilassamento, guidati da un Maestro.
Informazioni:
- "Treviso meravigliosa" di Alessandro Comin, Edizioni della Sera in vendita (€ 14)
- Gong Abbey: solo su prenotazione, tel. 320 2696169
ALESSANDRO COMIN: Nato a Treviso nel 1963, giornalista dal 1981 e professionista dal 1989, ha lavorato per 35 anni al Gazzettino, del quale è stato prima cronista, poi capo delle redazioni di Treviso, Bassano del Grappa e Vicenza e infine caporedattore centrale al fascicolo nazionale nella sede di Mestre con la responsabilità dei settori Cronache, Nordest, Cultura e Spettacoli. Da Treviso è stato anche corrispondente dell'agenzia Ansa. Dal 2017 è al Giornale di Vicenza come responsabile dell'area del Bassanese e dell'Altopiano. Per i quotidiani del Gruppo Athesis, che comprende anche L'Arena di Verona e Bresciaoggi, scrive per le pagine di Cultura e Spettacoli ed è inviato alla Mostra del Cinema di Venezia.

Situata a Nervesa della Battaglia, l'antica Abbazia di Sant'Eustachio nasce come monastero benedettino nel 1062. La sua lunga storia è segnata da momenti importanti, fra cui il soggiorno di Monsignor Della Casa che qui vi scrisse Il Galateo. Ridotta a rudere dai bombardamenti della Grande Guerra e completamente abbandonata, l'Abbazia è stata riaperta al pubblico grazie ad Ermenegildo Giusti, imprenditore italo-canadese, che ne ha finanziato l'ambizioso recupero e ha restituito questo patrimonio agli abitanti della cittadina.
Riapre il Parco Beverly Pepper di Todi
Dopo i mesi di lockdown, l'esposizione permanente di grandi sculture dell'artista statunitense collocate nel Parco della Rocca della città umbra è di nuovo fruibile al pubblico. Un perfetto esempio di arte che dialoga con paesaggio e contesto urbano. Da poter godere senza problemi anche in tempi di distanziamento fisico
Todi, 16 giugno 2020 - Ferro, acciaio corten, inox, pietra. Sedici grandi sculture distribuite in due ettari. L'ideale per coniugare arte, cultura e nuove regole sul distanziamento fisico. Il Parco di Beverly Pepper è qualcosa di unico nel suo genere in Italia: un'immensa area verde, incastonata nel centro storico del borgo umbro di Todi, nella quale è stato costruito un percorso artistico-naturalistico, che permette ai visitatori di godere dell'interazione fra genio creativo, contesto urbano e panorami sul paesaggio circostante.
Il parco di sculture era stato inaugurato nell'autunno scorso ma ben presto l'emergenza coronavirus ne aveva imposto la chiusura. Ora riapre le porte al pubblico per quella che è a tutti gli effetti una rinascita. E le preoccupazioni che il rischio contagio impongono ai musei classici, in questo caso sono quasi inesistenti. "Una prova indiretta della lungimiranza di voler creare strumenti di fruizione artistica a cielo aperto" commenta Michele Ciribifera, presidente della Fondazione progetti Beverly Pepper "È quasi profetica la creazione di questo luogo che permette di immergersi nell'arte anche in questi momenti così particolari e delicati. Siamo certi che i cittadini di Todi e i turisti lo godranno con ancora più passione e consapevolezza, dopo le dure settimane che abbiamo lasciato alle spalle".
A ideare il Parco era stata la celebre artista statunitense, scomparsa il 5 febbraio scorso all'età di 97 anni. Dal 1972 Beverly Pepper aveva fatto di Todi la sua seconda patria, sede di vita e lavoro. Per questo ha voluto donare alla cittadinanza alcune delle sue opere. Lei personalmente ha costruito il percorso di visita e deciso dove collocare le sculture, dopo uno studio approfondito sulle visuali e sulla situazione orografica, fedele al concetto base della ricerca dell'artista: il rapporto tra opera d'arte e luogo di fruizione.
Un dono alla cittadinanza peraltro fruibile da tutti. Il parco infatti è ad accesso gratuito. È prevista una serie di visite guidate per scoprire i segreti del parco e dell'attività creativa dell'artista. Il programma partirà domenica 21 giugno, nell'ambito della Festa della Musica di Todi, con una visita guidata mattutina e una performance di Opera Lirica per soprano e basso dove lo scenario sarà la scultura "Exodus" in acciaio inox. Si prosegue il 27 e il 28 giugno con un weekend di visite guidate gratuite "All'Arte Aperta", una passeggiata panoramica tra natura, arte ambientale e scorci di medioevo in totale relax.
"Le visite – spiega Elisa Veschini, vicepresidente della Fondazione – verranno effettuate in piccoli gruppi sia per permettere la migliore fruizione delle opere e godere della loro interazione con il panorama circostante, sia per garantire il rispetto delle regole previste per la Fase 3 post emergenza coronavirus". Inoltre, per il mese di settembre, la Fondazione e il Comune di Todi hanno in serbo grandi sorprese, che vedranno celebrare l'artista statunitense attraverso le sue opere di Land Art, dislocate su territorio nazionale, in un dialogo tra le sculture monumentali e le arti performative, incluse ovviamente quelle del Parco di Todi.
La grande area verde nella quale si sviluppa il parco congiunge due importanti punti della città: il Tempio rinascimentale di Santa Maria della Consolazione e la chiesa di S.Fortunato, passando per la Rocca, punto più elevato del centro storico di Todi. Tra le opere esposte, alcune di quelle che più hanno contribuito a fare di Beverly Pepper una delle scultrici contemporanee più note in tutto il mondo. Come le due San Martino Altars (1993) e la riedizione delle Todi Columns, quattro sculture monumentali alte dagli 8 ai 12 metri, che nel 1979 erano state collocate al centro della tuderte Piazza del Popolo. La notizia aveva fatto il giro del mondo, tanto da essere poi esposte a Washington durante la conferenza internazionale di scultura (1980), al Brooklyn Museum of Art di New York nel 1987 e poi di nuovo in Italia alla Biennale di Venezia nel 1996 e a Firenze nel 1999. Nel parco trova posto anche una serie di panchine scultoree disegnate dalla stessa artista: lunette in pietra serena, collocate in punti di sosta precisi (i più panoramici). Un modo per rendere attivo il ruolo dei visitatori e di metterli in relazione con l'ambiente circostante.
"Le opere esposte in modo permanente nel Parco di Todi, prese nel loro insieme, offrono una panoramica dello sviluppo stilistico che solo pochi giardini e parchi dedicati alle sculture di un unico artista possono dare" spiega Joseph Antenucci Becherer, docente di Storia dell'Arte dell'università di Notre Dame e uno dei massimi esperti di giardini dedicati a singoli artisti. "La collezione e il parco danno il loro contributo a tutta quella serie di luoghi d'incontro esclusivi all'aperto, come quelli dedicati a Henry Moore e Barbara Hepworth in Inghilterra o a Isanu Noguchi in California, che consentono di riflettere in maniera profonda sugli scultori che lavorando negli spazi all'aria aperta. La donazione, questa collezione e il parco sono a dir poco storici. Essi arricchiscono l'Umbria con la presenza permanente dell'artista, ma, fatto ancora più importante, offrono al mondo un ambiente idilliaco, per apprezzare pienamente il percorso artistico di uno dei più intensi scultori dell'arte contemporanea. Dal punto di vista culturale, si tratta di un dono trasformazionale per la città e la regione intera. E il regalo di Beverly Pepper diventa, a sua volta, il dono di Todi al mondo".
Nel fumetto, come in altre forme narrative, è più importante preservare le caratteristiche base di un personaggio o sperimentare formalmente? E se invece a volte, come nel caso di Dylan Dog – un personaggio destinato a cambiare incessantemente pelle, muoversi in tutte le direzioni narrative possibili e immaginabili, senza assolutamente prescindere dalle sue peculiarità e dai suoi presupposti – le due cose potessero andare di pari passo?
È a partire da questa premessa che arriva in edicola, curata da Franco Busatta e con la supervisione di Tiziano Sclavi e Roberto Recchioni, la nuova serie Dylan Dog. Oldboy, che prende il testimone dal "vecchio" Maxi Dylan Dog Old Boy rinnovandosi completamente, a partire dalla veste grafica creata da Fabrizio Verrocchi.
Un luogo in cui ritrovare il Dylan Dog che è sempre stato e che ci ha fatti innamorare, dedicato però anche a chi dell'Indagatore dell'Incubo vuole leggere ogni storia.
Nell'editoriale che introduce l'albo, Roberto Recchioni, curatore della serie regolare, spiega: "Quando con Tiziano Sclavi abbiamo deciso di dare il via al rinnovamento dylaniato, uno dei primi punti sul nostro programma era quello di dare un'identità univoca a ogni pubblicazione editoriale della grande famiglia dell'Indagatore dell'Incubo (…). Oggi il Maxi Dylan Dog non esiste più e, al suo posto, nasce il Dylan Dog: Oldboy (scritto tutto attaccato). È più snello (due storie invece che tre), esce più spesso (bimestrale invece che quadrimestrale) e continua a essere molto conveniente. Una nuova formula che vi garantirà ben dodici storie all'anno per chi di Dylan non ne ha mai abbastanza, per quelli che cercano un "numero uno" per cominciare a leggerlo, e per i lettori che vogliono ritrovare il Dylan classico, quello concepito dal Tiz nel 1986".
Il debutto dell'albo n. 1 è fissato per il 13 giugno con due storie innovative e sorprendenti che hanno per protagonista il Dylan che esordì nel 1986. Due racconti firmati rispettivamente per i testi da Gabriella Contu e Barbara Baraldi e per i disegni da Montanari & Grassani. Le copertine sono invece opera dei Cestaro Bros.
Ne Il migliore dei mondi possibile, un vecchio Dylan, rinchiuso in prigione, ricorda il passato: una Londra smagliante e futuristica, dove tutti sono giovani, belli, perfetti. A un certo punto, però, l'Old Boy si rende conto che gli anziani sono completamente scomparsi. Ma perché tutti i londinesi indossano occhiali scuri? Cosa succederebbe se li togliessero?
La solitudine del serpente ci ricorda invece come certe vite scorrono via, fugaci come un colpo di rasoio. Lasciare un segno del proprio passaggio è un sogno per molti, ma diventa un incubo quando nelle strade di Londra si scatena la furia omicida di un killer invisibile, di cui nessun testimone sembra ricordare la faccia. Bloch coinvolge allora l'Inquilino di Craven Road in una delle sue indagini più paradossali…
DYLAN DOG
OLDBOY 1
Formato: 16x21 cm, b/n
Pagine: 192
Codice a barre: 977182645204500039
Copertina: Raul e Gianluca Cestaro
Il migliore dei mondi possibile
Soggetto e sceneggiatura: Gabriella Contu
Disegni: Montanari & Grassani
La solitudine del serpente
Soggetto e sceneggiatura: Barbara Baraldi
Disegni: Montanari & Grassani
Prezzo: 6,50 euro
Uscita: 13 giugno
Milano – giugno 2020 – Scoprire, selezionare e far conoscere i migliori progetti di impegno civico che sono nati e si sono sviluppati anche in seguito all'emergenza legata al Covid-19, ma che potranno essere replicati e sviluppati anche nel "post-emergenza": è l'obiettivo di "Civic Action", l'iniziativa di Fondazione Italia Sociale, che intende raccogliere e raccontare le storie positive di associazioni, aziende e singoli cittadini, protagonisti di progetti dal valore civico e sociale.
Per partecipare bisogna accedere alla piattaforma digitale https://action.becivic.it/ entro le 23:00 del 16 giugno 2020 e condividere le proprie storie e iniziative. Civic Action, lanciata il 26 maggio scorso da Fondazione Italia Sociale, insieme a Onde Alte e Sky Tg24, è aperta a tutti, singoli cittadini, organizzazioni, associazioni, imprese senza limiti anagrafici, geografici o di alcun genere.
I progetti rientreranno all'interno di queste aree: arte e cultura, formazione scolastica, ambiente, governance, viaggi, solidarietà in azione, media e intrattenimento, economia e lavoro, salute e benessere.
A conclusione dell'iniziativa, Fondazione Italia Sociale realizzerà un e-book, disponibile per tutti online, che racchiuderà tutto il percorso della Civic Action, i profili dei protagonisti e le storie e buone pratiche più interessanti. Tra queste, 5 saranno selezionate per essere raccontate dai protagonisti in un incontro live su SkyTg24.
Gianluca Salvatori, segretario generale di Fondazione Italia Sociale, osserva: "Con Civic vogliamo raccogliere esperienze che contribuiscono allo sviluppo di cultura civica nel nostro Paese. Non è un concorso e neppure un bando. Più semplicemente, un progetto culturale (o meglio il suo avvio) per far emergere storie di persone e organizzazioni impegnate concretamente a tenere vivo lo spirito civico nelle nostre comunità. Il tema è vasto e non intendiamo condizionare i partecipanti con una nostra definizione di civismo. Anzi, la raccolta di segnalazioni è un modo per aiutarci a comprendere che cosa oggi in Italia viene associato al termine "civismo". Dopo una lunga assenza, si torna a parlare di senso civico e crediamo utile riflettere sui significati e gli esempi in cui questo tema viene declinato. Ascoltando prima di tutto".
Civic Action è parte di "beCivic", progetto culturale multicanale promosso da Fondazione Italia Sociale, con lo scopo di dare un nuovo volto e entusiasmo all'impegno della società civile italiana per il bene comune. – instagram: @be_civic
Fondazione Italia Sociale è una fondazione di diritto privato, costituita con la legge di riforma del Terzo settore (legge 106/2016) e operativa da marzo 2018. È nata per favorire lo sviluppo del Terzo settore in Italia attraverso il sostegno a progetti nazionali diretti ad affrontare i problemi sociali di maggiore impatto, in particolare sulla vita delle persone più svantaggiate. Questa missione si basa sulla consapevolezza che le comunità con un alto livello di responsabilità civica e coesione sociale sono anche quelle con maggiori possibilità di svilupparsi economicamente e con le migliori opportunità occupazionali.
Fanno parte di Fondazione Italia Sociale: Aon Italia S.p.a., Artefice Srl, Banca Mediolanum S.p.A., BCG – The Boston Consulting Group S.p.A., Class Editori S.p.A., Comin & Partners, Deloitte Italy, S.p.A., Fondazione Adriano Olivetti, Fondazione Etica, Fondazione Noi-Legacoop Toscana, Gatti Pavesi Bianchi – Studio Legale Associato, Iccrea Banca S.p.A., Iccrea Banca, Intek Group Sp.A., Intesa Sanpaolo, Italiana Petroli S.p.A, Italo Nuovo Trasporto Viaggiatori S.p.A., KME Italy SpA, KPMG S.p.A., Lottomatica Holding S.r.l., LUISS, Libera Università Internazionale degli Studi Sociali – Guido Carli, Pedersoli Studio Legale, Pirelli, Poste Italiane, Sec Newgate, Smemoranda Group, TBWA Italia, Unicredit Foundation.
Roma, maggio 2020 – Il 18 maggio ha sancito la progressiva riapertura dei luoghi dell'arte. Tra i primi c'è stata la Galleria Nazionale di Roma che ha scelto come partner Safety Pois per garantire la sicurezza dei propri visitatori.
L'idea consiste in un sistema di snodi segnalatori, brevettato dall'azienda italiana TCommunication, che, attraverso una segnaletica visiva a pavimento, indica in modo automatico ed efficace gli spostamenti che le persone possono seguire per mantenere la distanza di sicurezza da fermi e in movimento. I dispositivi di distanziamento sono stati installati sia sulla pavimentazione all'esterno che all'interno del palazzo per gestire in maniera ottimale il flusso contingentato dei visitatori.
Il semaforo comportamentale di Safety Pois attraversa ora tutte le aree aperte al pubblico della Galleria Nazionale e i pois brandizzati, di diametro di 40cm e di un colore compatibile con l'esposizione e con l'architettura del museo, applicati sul pavimento creano una griglia di distanze di sicurezza che mostrano con chiarezza l'azione consentita al pubblico, indicando gli spostamenti che le persone possono effettuare e i punti in cui attendere il proprio turno rispettando il distanziamento sociale.
La prestigiosa istituzione romana che custodisce la più completa collezione dedicata all'arte italiana e straniera dal XIX secolo a oggi, ha scelto il concept semplice e intuitivo di Safety Pois per restituire al pubblico la possibilità di vivere i suoi spazi e godere delle circa 20.000 opere che vi sono custodite, ora con le modalità provvisorie previste dalla situazione attuale.
La Galleria Nazionale, che si presenta al pubblico con una ricca offerta di mostre, ha attivato tutte le misure precauzionali utili per permettere ai visitatori di muoversi all'interno degli spazi museali in sicurezza (presidi sanitari necessari, informazioni sul codice di comportamento, personale preparato e servizi ripetuti di pulizia e sanificazione degli ambienti di servizio e delle superfici).
"Disegnare i nuovi confini senza tracciare linee ma costruendo punti di una rete che unisce i nostri passi e salvaguarda la nostra salute, ci guida a stare in sicurezza e a ristabilire le misure della socialità in questo momento così complesso. Idea folgorante quella di Safety Pois che unita a ars combinatoria, dimensioni variabili, gamma di colori e tipologia di materiali, ha risolto con la sobrietà necessaria e la massima funzionalità, flussi e percorsi all'interno della Galleria" afferma Cristiana Collu, Direttrice della Galleria Nazionale.
"Nei musei, il fattore distanza ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale: basilare saper definire i giusti spazi per offrire la migliore esperienza al visitatore e contemporaneamente tutelare le opere in esposizione. Safety Pois è orgogliosa di essersi messa al servizio di una delle più importanti istituzioni artistiche italiane offrendo uno strumento analogico anti-Covid di immediata lettura per tutti, che permetta a pubblico e staff della Galleria Nazionale di muoversi e far rivivere questi spazi ricchi d'arte e cultura nel pieno rispetto delle norme sanitarie" afferma Fabrizio Rametto, CEO di TCommunication e ideatore di Safety Pois.
Gli orari di apertura temporaneamente in vigore sono i seguenti: 9.00 – 19.00, ultimo ingresso 18.15.
La Biblioteca e l'Archivio Bioiconografico e Fondi Storici sono accessibili su prenotazione (laagallerianazionale.com).
Biblioteche: nasce la Consulta nazionale della Rete delle Reti
Ventisei sistemi bibliotecari e un'unica Rete di cooperazione
per un bacino di oltre sette milioni di cittadini
11 maggio 2020 - Mentre il mondo vive un periodo sospeso, nell'attesa di cogliere il presente e immaginare il futuro, le biblioteche di pubblica lettura continuano a lavorare a un comune progetto nazionale di cooperazione, definito non a caso Rete delle Reti (RdR). Ed è proprio grazie a questo ininterrotto lavorìo che il 5 maggio scorso, in un'Assemblea costitutiva on-line cui hanno partecipato oltre cinquanta delegati, si sono poste le fondamenta per una Consulta nazionale dei sistemi bibliotecari.
A poco più di sei mesi dalla presentazione della Rete delle Reti, infatti, sono già 26 i sistemi che vi hanno aderito. In totale un migliaio di biblioteche. Insieme dispongono di un patrimonio – cartaceo e digitale – di oltre dieci milioni di documenti. Dal nord al sud, sono 820 i Comuni rappresentati, sette le Regioni - Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto - e un bacino di utenza di 7 milioni e 300mila abitanti.
Due gli organismi preposti alla governance: oltre alla Consulta, organismo di indirizzo politico - costituita da un rappresentante di ogni singolo Ente firmatario – opera anche il Comitato di coordinamento, affidatario dei compiti attuativi nel rispetto dei traguardi pianificati.
Si sta ora completando l'iter per la nomina dei vertici della Consulta, presidente e vicepresidente, e il consolidamento del coordinamento nazionale.
La sfida
Presentata nell'ottobre scorso, Rete delle Reti ha immediatamente dichiarato i suoi propositi con un Manifesto e un Protocollo d'intesa. Obiettivo principale, costruire un percorso cooperativo per mettere in comune, tra tutti gli enti aderenti, risorse creative, ideative, strumentali e informative in una logica mutualistica, nell'intento di accrescere la diffusione di servizi di pubblica lettura e favorire sinergie ed economie di scala.
Nell'obiettivo, la sfida: sostenere un nuovo format di biblioteca 5.0, condividendo un patrimonio di esperienze, accelerando la circolazione di idee, coabitando spazi di incontro anche virtuali per agevolare gli scambi culturali. Sfida semplice nell'adozione, complessa e articolata nella gestione, in una realtà territoriale che già ora coinvolge oltre il 12% della popolazione italiana.
Il programma
La parola chiave, quindi, è cooperazione attraverso un network che solleciti quel salto di qualità che la biblioteca pubblica già conosce, aggiungendo nuove funzioni e offerte all'utente finale, e assumendo il ruolo di hub culturale di territorio che mette a disposizione non più semplici documenti ma servizi predisposti a misura della persona.
Tradotta in punti programmatici, cooperazione significa dare concretezza e supporto a iniziative vitali come la realizzazione di progetti di grandi dimensioni che travalicano anche i confini nazionali, la presentazione di appelli e istanze a importanti organismi istituzionali, il raggiungimento di significative economie di scala, irrinunciabili nella produzione di nuovi servizi a valore aggiunto e di offerte innovative alle comunità.
Operativamente significa supportare le biblioteche nel lavoro quotidiano, mettere a punto strumenti di consulenza amministrativa, giuridica, progettuale e tecnica, in una prospettiva di miglioramento complessivo.
Dall'emergenza i nuovi stimoli
Anche le esperienze accumulate in questo periodo di emergenza diventano preziose nella logica di una rinnovata e condivisa biblioteca pubblica. Pensiamo, ad esempio, alle recenti iniziative di potenziamento dell'offerta digitale e all'incremento del patrimonio documentale a disposizione on-line; all'avvio di contatti telefonici tra bibliotecari e utenti, per ascoltarne le emozioni, registrarne le aspettative e pianificare servizi personalizzati; alla creazione di piattaforme in grado di accogliere il contributo e le conoscenze di cittadini, che nella biblioteca si propongono come coach volontari per creare momenti di formazione e informazione mirati.
Un bagaglio di know-how in continuo arricchimento e da condividere.
Gli Enti di riferimento
Cooperazione significa soprattutto condivisione di contenuti. L'entità del progetto Rete delle Reti, in continua crescita ed evoluzione, suggerisce il confronto con Enti istituzionali che custodiscono nel proprio DNA concetti quali cultura, cooperazione, sussidiarietà, rappresentanza e gestione condivisa della cosa pubblica.
Per questo nell'agenda di RdR si sono già creati spazi di collaborazione a diversi livelli con enti nazionali di ampio respiro.
I sistemi della Rete delle Reti
Sistema Bibliotecario Lametino, Sistema Bibliotecario Vibonese, Consorzio Sistema Bibliotecario Castelli Romani, Sistema Bibliotecario Ceretano Sabatino, Sistema Bibliotecario Monti Prenestini, Sistema territoriale Biblioteche dei Monti Lepini, Provincia di Brescia, Sistema Bibliotecario Seriate Laghi (RBBG), Sistema Bibliotecario Valle Seriana (RBBG), Sistema Bibliotecario Lodigiano, SBNEM - Comune di Cologno Monzese, CSBNO – Culture Socialità Biblioteche Network Operativo, Sistema Bibliotecario Urbano Comune di Pavia, Sistema bibliotecario Consortile Panizzi, Sistema Bibliotecario Urbano Comune di Fano, Sistema Bibliotecario Urbano Comune di Torino, SBAM - Nord Est (Settimo Torinese), SBAM - Sud Ovest (Moncalieri), SBAM - Nord Ovest (Collegno), SBAM - Est (Chivasso), SBAM - Ovest (Beinasco), SBAM - Sud Est (Chieri), REDOP - Rete documentaria Provincia di Pistoia, Sistema Bibliotecario Provinciale Padovano, BAM (rete trevigiana) - Comune di Montebelluna, Rete Biblioteche Vicentine.
Una ricerca di Elena Prodi con APSTI descrive il network dei parchi scientifici e tecnologici italiani Un sistema variegato, multisettoriale, poliedrico, che rappresenta un unicum nello scenario internazionale. È il sistema dei parchi scientifici e tecnologici italiani la cui 'geografia' è stata studiata per la prima volta grazie all'indagine di Elena Prodi , ricercatrice del Dipartimento di Economia e Management, Università degli Studi di Ferrara e ADAPT Research Fellow, in collaborazione con l'Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani realizzata in parallelo alla raccolta periodica di dati dai propri associati. "Primo questionario dinamico sui parchi scientifici e tecnologici italiani soci di APSTI" è il titolo della ricerca che ha visto la risposta di venti PST soci dell'associazione presieduta dal presidente Fabrizio Conicella. La mappa della ricerca ha coinvolto 6 parchi della Lombardia, 3 del Friuli Venezia Giulia e 1 parco per Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Toscana, Liguria, 1 del Trentino, 1 della Sardegna, 2 del Piemonte, 1 della Campania e il consorzio ART-ER dell'Emilia Romagna. Uno spaccato significativo di una realtà che, in totale, conta oltre 45 parchi diffusi in tutta la penisola. "La ricerca – si legge nel documento – nasce cercando di capire quali sono le capacità progettuali dei parchi di mobilitare e coordinare risorse, di entrare in relazione con i mercati del lavoro locali, nonché di interagire dentro a un più ampio contesto nazionale" La mission dei PST. Tra le mission indicate dai parchi il 95 per cento si trova concorde nel "favorire la collaborazione tra grandi e medie imprese e piccole imprese innovative (start-up, spin off)" seguita, con più dell'86 per cento di risposte, dal "trasferimento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche da enti di ricerca pubblici e privati verso il sistema delle imprese del territorio". Il 76 per cento degli intervistati ha indicato come mission "trasferire le conoscenze scientifiche e tecnologiche dall'università verso il sistema delle imprese del territorio". 14 parchi su 20, inoltre, hanno dichiarato che il senso della loro presenza nel territorio di riferimento è anche legato alla creazione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico e far crescere, di conseguenza l'occupazione". Dimensioni e occupazione nei parchi. È molto diversificato il parametro che indica il numero di impiegati per ogni parco e le dimensioni di professionisti che lavorano all'interno dei PST. Il personale delle varie società che gestiscono il parco varia molto da realtà a realtà. Un terzo dei parchi hanno tra 1 e 10 impiegati, 9 parchi impiegano uno staff che oscilla tra le 12 e 45 unità, mentre 4 parchi possiedono uno staff che varia dalle 90 fino alle 200 unità. Per quanto riguarda il numero di lavoratori delle aziende presenti all'interno dei parchi si va da un nucleo minimo di 5-10 persone a oltre 500. La maggior parte dei pst si attesta, circa la metà, si attesta su un numero che va dalle 250 alle 750 unità. Un dialogo costante tra parchi e scuola, università, enti di ricerca. Una delle caratteristiche comuni a tutti i pst è lo stretto dialogo con istituti scolastici, università, enti di ricerca pubblici e privati. Oltre il 65 per cento degli intervistati spiega di avere all'interno del parco laboratori ed enti di ricerca. Il 47 per cento ospita enti di ricerca accademici mentre il 52 per cento di essi accoglie spin off universitari. Ma questo rapporto va al di là della presenza fisica nel parco e si sviluppo attraverso iniziative, scambio di informazioni, attività che sono alcuni degli elementi di vitalità che si esprimono concretamente grazie alla presenza dei parchi nel territorio. La filiera della formazione passa dai parchi scientifici. L'indagine di Prodi svela che i parchi scientifici interagiscono con le università e la filiera formativa in senso ampio per attrarre giovani studenti e lavoratori di talento verso il parco e le aziende in esso insediate. 3 parchi su 15 ospitano dei corsi di laurea, mentre il 66 per cento di essi sostengono che "i dipendenti e i collaboratori delle imprese e delle start-up/spin-off localizzati nel parco ricoprono anche il ruolo di docenti presso Università del territorio, ma non solo". In 7 casi su 20 "il direttore o il personale impiegato presso la società di gestione del parco a ricopre incarichi di ricerca e /o docenza presso un'Università". Ci sono poi 7 parchi coinvolti all'interno di una o più fondazioni ITS del territorio. L'86 per cento dei pst, inoltre, ospita attività di alternanza scuola-lavoro a beneficio dei giovani dei licei e degli istituti delle scuole superiori. Le relazioni collaborative con i dipartimenti universitari. Le collaborazioni più frequenti avvengono con dipartimenti di ingegneria industriale, ingegneria elettrica ed elettronica, ma anche civile e ambientale. Seguono le collaborazioni con i dipartimenti di chimica e scienze del farmaco e quelle con i dipartimenti di scienze economiche, commerciali e statistiche e quelle con i dipartimenti di matematica e informatica. Ci sono poi le aree vocate a settori specifici, come le biotecnologie, le scienze biomediche, le scienze della salute che si concentrano soprattutto in Toscana e nel canavese, dove sono localizzati due importanti poli sulle life sciences. 16 parchi su 20 sostengono di essere multisettoriali, ossia di non concentrarsi su uno specifico settore o tecnologia. Le specializzazioni. Al primo posto tutte le specializzazioni riconducibili sotto al più ampio cappello dell'ambito medico-farmaceutico e delle scienze della vita. Si tratta peraltro di una area piuttosto specialistica e concentrata in alcuni parchi scientifici e tecnologici italiani e non è invece distribuita più omogeneamente e in maniera diffusa come il settore dell'ICT che si colloca sempre ai vertici delle specializzazioni dei parchi. Come pure il settore terziario in senso lato, dunque comprensivo del turismo, i servizi e le imprese creative e culturali. Seguono gli ambiti della meccatronica e delle nanotecnologie, e, le aree legate ad ambiente e green technology, alimentare, chimica, energia ed edilizia. Un network globale. Il network dell'innovazione dei PST supera i confini nazionali e si allarga al mondo. Le maggiori collaborazioni con la filiera formativa e della ricerca mondiale sono, tra i Paesi europei, con Francia, Belgio, Germania, ma anche e i Paesi dell'area centro-est europea per i parchi dell'area friulana, mentre tra i Paesi extraeuropei, Cina e Stati Uniti ma anche Cile, Brasile, Paraguay. Parola d'ordine: migliorarsi. Uno dei fili conduttori che unisce tutti i pst coinvolti nell'indagine è la tendenza a migliorarsi su più fronti: su quello tecnologico, nelle relazioni con i soggetti insediati, nella tipologia dei servizi offerti, nelle relazioni con il mondo delle imprese e della ricerca. Un sistema in evoluzione, anche attraverso la collaborazione con APSTI, cerca un ruolo strategico nello scacchiere internazionale della rete dei parchi scientifici e tecnologici italiani. "Non ci sono dubbi – afferma Prodi - che il lavoro produzione di nuova conoscenza realizzato dai parchi scientifici e tecnologici e dagli attori della ricerca rappresenti il cuore dei moderni modelli di produzione e sviluppo dei territori. L'obiettivo a tendere dell'indagine condotta è offrire uno sguardo di prospettiva rispetto alle attuali dinamiche e relazioni che governano una rete di soggetti variegata ed eterogenea per compiti e funzioni. Operativamente, l'intento è consentire alla rete dei parchi di farsi comunità, condividendo risorse, problematiche, buone pratiche e progettualità, nonché di coordinare maggiormente le proprie iniziative, generando ricadute positive sui territori di riferimento.
"Ogni azione – sottolinea Fabrizio Conicella, presidente di APSTI - si deve basare sulla conoscenza. L'obiettivo della nostra analisi, ed altre sono in corso, era oggettivare una situazione risultato di anni di attività dei diversi Parchi Scientifici parte di APSTI. Passare dalla frammentazione ad una visione di sistema che consentisse di apprezzare non solo il singolo elemento ma il ruolo e l'importanza dell'insieme. Questo abbiamo cercato di fare. Identificare gli elementi comuni in modo oggettivo e le aree di miglioramento. Comprendere quale ruolo i Parchi Scientifici abbiano ricoperto e ricoprano oggi come primo passo per impostare la crescita futura. Anche in un mondo diverso rispetto a pochi mesi fa, sempre più complesso e competitivo possiamo e dobbiamo contribuire alla crescita ottemperando alla nostra missione"
APSTI, network italiano dei Parchi Scientifici e Tecnologici, è nato per promuovere lo sviluppo imprenditoriale e la competitività del Paese attraverso l'innovazione. Un ecosistema impegnato ad avviare percorsi di sviluppo, accelerazione, crescita e posizionamento sul mercato per le imprese, le PMI innovative e le startup e per offrire servizi a Università e strutture di ricerca, accelerando i processi di trasferimento tecnologico sul mercato sotto forma di nuovi prodotti, processi e servizi.
[1]Dipartimento di Economia e Management, Università degli Studi di Ferrara e ADAPT Research Fellow. Elena Prodi è ricercatrice presso il "Centro Interuniversitario di economia applicata alle politiche per l'industria, lo sviluppo locale e l'internazionalizzazione" (c.MET-05) ed EmiliaLab – La rete dei dipartimenti di Economia delle università dell'Emilia-Romagna. |
Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.
Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.
Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).
Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.
L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.
Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.
Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.
Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.
Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

