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Arte e Cultura

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martedì 19 gennaio 2021

MAMbo, Bologna | UniCredit commissiona nuove opere a sei artisti selezionati per il progetto Nuovo Forno del Pane


                                         
Mentre prosegue fino a febbraio 2021 l'attività del Nuovo Forno del Pane, centro di produzione attivo da luglio 2020 al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, grazie a UniCredit, main partner del progetto, si apre un'importante opportunità per sei artisti ai quali il gruppo bancario commissionerà la produzione di altrettante opere d'arte.

Bologna, 19 gennaio 2021
– La partnership che vede UniCredit affiancare il MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna per il Nuovo Forno del Pane, nell'ambito del più ampio progetto Art4Future di UniCredit, volto a valorizzare giovani artisti contemporanei attraverso iniziative specifiche, avrà un nuovo importante sviluppo nel 2021.

Coerentemente con l'obiettivo di avere un ruolo sempre più attivo nel contribuire alla crescita di una società più equa ed inclusiva attraverso l'individuazione, il finanziamento e la promozione di iniziative che abbiano un impatto sociale positivo, UniCredit ha infatti deciso di offrire un ulteriore sostegno agli artisti protagonisti del progetto, commissionando la produzione di nuove opere che entreranno a far parte del patrimonio artistico del Gruppo. A tal fine è stata siglata una apposita convenzione con l'Istituzione Bologna Musei.

Ai dodici artisti selezionati con avviso pubblico, che da luglio 2020 hanno lavorato e prodotto negli spazi del MAMbo, UniCredit ha richiesto di presentare un progetto di opera d'arte con l'obiettivo di selezionarne sei da avviare produzione e successiva acquisizione.
I progetti presentati sono stati ricevuti ed esaminati dalla "Commissione Progetti Nuovo Forno del Pane" formata da membri del team UniCredit Art Management specializzati nel campo dell'arte contemporanea e da art advisor esterni di Winston Art Group, nell'ambito del progetto Art4Future.
La valutazione delle proposte si è conclusa il 7 gennaio 2021 e gli artisti/progetti prescelti sono i seguenti:
Ruth Beraha                "A me gli occhi"
Giuseppe De Mattia         "Never change a winning horse"
Bekhbaatar Enkhtur        "Hare"
Rachele Maistrello        "HIDDEN BLUE. The Kētŏs Archive"
Vincenzo Simone        Untitled
Filippo Tappi                "*"

La Commissione ha inoltre assegnato a Mattia Pajè un premio speciale di 2.000 euro quale riconoscimento del suo talento.

Il MAMbo, per tramite di Lorenzo Balbi, responsabile dell'Area Arte Moderna e Contemporanea dell'Istituzione Bologna Musei, avrà un ruolo attivo di supervisione delle attività di produzione delle opere selezionate, seguendone le fasi di realizzazione, fino alla loro ultimazione che avverrà entro il 30 giugno 2021.
Ogni artista dei sei selezionati riceverà da UniCredit un importo pari a 10.000 euro per portare a termine il proprio lavoro, per un totale di 60.000 euro destinati all'operazione. All'avvio del Nuovo Forno del Pane, il Gruppo bancario, main partner del progetto, aveva già erogato a ciascuno dei 12 artisti selezionati un incentivo di 2.000 euro per avviare l'attività all'interno del proprio spazio di lavoro.
Lo scorso ottobre, UniCredit ha inoltre offerto agli artisti la possibilità di partecipare a un corso online organizzato da AitArt pensato
 per condurre gli artisti ad acquisire, in una sola giornata, le basi di catalogazione e archiviazione, divulgazione e sistematizzazione del proprio lavoro.

Per UniCredit il sostegno alla produzione di nuove opere d'arte rientra in una più ampia visione che vede il Gruppo supportare convintamente l'arte e la cultura.

"Portiamo avanti con entusiasmo ed orgoglio la collaborazione con il MAMbo – dice Maurizio Beretta, Responsabile Group Institutional & Cultural Affairs UniCredit – che si inserisce perfettamente nel nostro più ampio progetto Art4Future, volto a valorizzare giovani artisti contemporanei attraverso iniziative specifiche. Più che mai, nel periodo complesso che stiamo vivendo, il Nuovo Forno del Pane costituisce un progetto di rinascita in cui crediamo, perché fa leva sulla forza trainante dell'arte come motore di un sostenibile sviluppo sociale ed economico e strumento di dialogo per la circolarizzazione di idee, la promozione della coesione sociale e del senso di appartenenza. Il nostro sostegno attivo a questa iniziativa - che oggi si concretizza nel commissionare a giovani artisti la realizzazione di nuove opere - conferma l'impegno del Gruppo nel supportare in concreto le comunità in cui operiamo, anche in ambito culturale. E' il nostro modo di essere parte della soluzione".

Commenta l'Assessore alla Cultura e Promozione della Città del Comune di Bologna Matteo Lepore: "Ringrazio UniCredit e MAMbo per avere messo in campo questa importante iniziativa. Quando abbiamo lanciato l'avviso pubblico mettendo a disposizione la Sala delle Ciminiere del museo alla comunità creativa bolognese, il nostro intento era quello di sostenere giovani artiste e artisti. Si è trattato di uno dei principali progetti realizzati a livello nazionale ed è stato importante per l'Amministrazione comunale averlo sostenuto sin da subito. Questa partnership prosegue nella direzione che ci siamo dati all'inizio di questo percorso".

Per l'Istituzione Bologna Musei la possibilità offerta da UniCredit in collaborazione con il MAMbo è un'opportunità di grande valore anche simbolico che garantisce a sei artisti di poter produrre un lavoro originale in un momento in cui, nonostante la pesante sofferenza di tutto il settore culturale, è più che mai importante guardare al futuro con ottimismo e ambizione. Come specifica il Presidente Roberto Grandi, "l'intuizione del Nuovo Forno del Pane come spazio pubblico di lavoro individuale e collettivo, trasformato in questi mesi in un hub solidale e creativo, trova la propria ulteriore valorizzazione nella possibilità offerta da UniCredit a sei artisti di portare a termine la loro opera. La progettualità comune tra l'Istituzione e UniCredit si fonda, in primo luogo, su una condivisione dei valori civici di appartenenza alla comunità territoriale, di inclusione e di riconoscimento della esperienza culturale come centrale nello sviluppo equilibrato non solo del singolo, ma della società".

Aggiunge Lorenzo Balbi, responsabile Area Arte Moderna e Contemporanea dell'Istituzione Bologna Musei: "Con questi 6 importanti premi di produzione-acquisizione per nuove opere UniCredit conferma il proprio fondamentale sostegno agli artisti del Nuovo Forno del Pane dopo aver contribuito all'avvio del progetto con un grant ad ognuno dei residenti. Per gli artisti è un'occasione per potersi cimentare nella presentazione e nella realizzazione di un importante progetto istituzionale, un passo rilevante per la loro crescita artistica e professionale".


Con sede nella Sala Ciminiere del MAMbo, il Nuovo Forno del Pane è nato dalla reazione del museo alla situazione totalmente inedita generata dalla pandemia. In mesi in cui si è potuto aprire al pubblico solo per brevi periodi, il progetto ha cambiato la funzione delle sale museali dedicate alle mostre temporanee da spazi espositivi a luoghi di produzione interdisciplinare, ponendo l'attenzione sui processi di formazione e produzione artistica e mettendosi al servizio della comunità creativa della città.
Nonostante ne fosse inizialmente stata prevista la conclusione il 31 dicembre 2020, il perdurare dello stato di emergenza, le difficoltà che ancora opprimono gli operatori in ambito creativo e soprattutto la straordinaria esperienza di relazione nata al suo interno ne hanno fatto decidere il prolungamento fino a metà febbraio 2021.
Domenica 14 febbraio è in programmazione un evento conclusivo che restituirà alla città un resoconto del progetto, nelle forme che la situazione emergenziale permetterà, in presenza o a distanza.

Il Nuovo Forno del Pane, inaugurato nel luglio 2020, ospita 12 spazi d'artista (12 artisti selezionati tramite avviso pubblico dell'Istituzione Bologna Musei), un 13° Spazio (postazione dedicata alle pratiche multimediali assegnata in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Bologna e Fondazione Zucchelli a una studentessa della stessa Accademia e curata da Federica Patti) e una stazione radiofonica, NEU RADIO - Nuova Emittente Urbana, voce che si rivolge al pubblico che, in questa fase, non può accedere al museo.


Le artiste e gli artisti protagonisti del progetto sono, in ordine alfabetico: Ruth Beraha (1986, Milano), Paolo Bufalini (1994, Roma), Letizia Calori (1986, Bologna), Giuseppe De Mattia (1980, Bari), Allison Grimaldi Donahue (1984, Middletown, USA), Bekhbaatar Enkhtur (1994, UlaanBaatar, Mongolia), Eleonora Luccarini (1993, Bologna), Rachele Maistrello, (1986, Vittorio Veneto), Francis Offman (1987, Butare, Rwanda), Mattia Pajè (1991, Melzo), Vincenzo Simone (1980, Seraing, Belgio), Filippo Tappi (1985, Cesena). La studentessa del 13° Spazio è Massiel Leza (1990, Madrid, Spagna).

Il Nuovo Forno del Pane si realizza grazie al supporto del main partner UniCredit e ai partner Gruppo Hera, Gruppo Unipol, IMA.

Identità visiva Nuovo Forno del Pane: Aldo Giannotti


Nuovo Forno del Pane

Instagram: @nuovofornodelpane
Facebook: NuovoFornodelPane

Informazioni generali

MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna
tel. +39 051 6496611

Instagram: @mambobologna

YouTube: MAMbo channel

Istituzione Bologna Musei

Instagram: @bolognamusei



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martedì 22 settembre 2020

I NASONI raccontano: Roma e le sue borgate. Torna lo storytelling urbano dei 'nasoni' dal 24 al 27 settembre


I Nasoni raccontano - la storia ha il naso lungo
IV Edizione Villa Gordiani 

Il cuore storico delle borgate nello storytelling urbano del Teatro dell'Orologio
che racconta Roma attraverso le sue fontane

24, 25, 26, 27 settembre 2020, ore 20.30. Ingresso da via Prenestina 325
Ingresso Gratuito 

Dopo Centocelle, Torpignattara e il Pigneto, dal 24 al 27 settembre  2020 torna lo storytelling urbano che dal 2017 a oggi ha dato voce alla città, al cuore storico di borgate e periferia, affidando ai caratteristici "nasoni" il racconto in soggettiva di una Roma arcaica e popolare con I Nasoni raccontano – la storia ha il naso lungo, ideato a Fabio Morgan. 

Ogni Nasone è custode di una storia, di un avvenimento: intervistando i cittadini, si raccolgono materiali storici e aneddotici per trasformarli in un testo teatrale che viene allestito in forma itinerante all'interno del quartiere scelto.

Al centro della quarta edizione del progetto è Villa Gordiani, quadrante capitolino dalle alterne vicende, oggetto di riflessione sociale e artistica negli scritti di Moravia e Pasolini e scenografia ideale di pellicole come "Accattone" sempre di Pasolini.

Nata come borgata ufficiale tra il 1928 e il 1930, nel dopoguerra Villa Gordiani era abitata da povera gente, circa 5000 persone, che vivevano in casette a un piano, costruite con materiali di risulta, prive di acqua corrente, di luce e di bagni. 

L'acqua veniva presa da fontanelle poste in mezzo alle casette, mentre per i servizi igienici, sempre tra una casetta e l'altra, c'erano delle latrine pubbliche alla turca, con i canali di scolo ai lati, a scapito dell'igiene.

Villa Gordiani nella sua storia di trasformazioni è la testimonianza di una Roma dalle mille anime: proletaria e contemporanea, dagli sfollati del dopoguerra alla borghesia, nel tempo la borgata ha subito profonde mutazioni, tra cui l'abbattimento, negli anni '80 delle piccole case popolari. 

Tra trasformazioni, abbattimenti, distruzioni, Villa Gordiani ha visto radicalmente cambiare la sua fisionomia urbana e sociale. Dagli anni Trenta al 2020 tutto è cambiato e si è trasformato. Ciò che è rimasto, testimone delle alterne vicende sono loro: i nasoni. Quei nasoni dove si disseta accattone, quei nasoni che negli anni Cinquanta erano unica fonte per approvvigionamento idrico, quei nasoni che oggi servono per dissetare i bambini che qui giocano all'uscita di scuola.

Dal 24 al 27 settembre 2020, saranno proprio i nasoni a raccontare e farsi testimoni di una Roma ormai scomparsa e di quella presente: narratori inediti, osservatori privilegiati della vita degli ultimi 90 anni di borgata e oggi protagonisti della IV edizione di  Nasoni raccontano – la storia ha il naso lungo. 

I Nasoni raccontano – la storia ha il naso lungo è un progetto di storytelling urbano che, immaginando di poter adottare il punto di vista dei Nasoni, note fontane di acqua potabile gratuita caratteristiche della città e diffuse in tutto il territorio, restituisce uno spaccato di vissuto storico dell'area in cui insiste.

Gli obiettivi del progetto sono quelli di recuperare la consapevolezza dei territori, favorire l'incontro intergenerazionale e contribuire a creare occasioni di sviluppo dell'identità collettiva, definendo una nuova narrazione storica dei luoghi e degli spazi attraverso l'intreccio di eventi di rilievo nazionale ad aneddoti locali, trasformando così il quartiere in un palcoscenico.

"I Nasoni raccontano" ha spiegato il regista Leonardo Ferrari Carissimi "giunto ormai alla sua quarta edizione, riesce a creare un equilibrio comico e poetico tra tempo e spazio, dove la narrazione serpeggia fluidamente attraverso i secoli. Nella splendida cornice di Villa Gordiani, spettatrice di infinite storie e personaggi, si susseguono scene provenienti da diverse epoche, dalla Roma antica sino ad arrivare ai giorni nostri. Anche quest'anno I Nasoni raccontano trasforma un luogo della capitale, spettatore e protagonista della storia italiana, in un luogo intimo, una dimensione dell'anima attraversata dall'amore, dalla rabbia, dalla tristezza e dal sorriso".

I Nasoni Raccontano - La storia ha il naso lungo, ideato da Fabio Morgan, è uno spettacolo della Compagnia del Teatro dell'Orologio scritto da Fabio Morgan e Leonardo Ferrari Carissimi. Regia di Leonardo Ferrari Carissimi, con Matteo Cirillo, Anna Dell'Olio,  Daniele Di Forti, Alessandro Di Somma, Susanna Laurenti, Arianna Martines, Diego Migeni, Giulia Nervi,Benedetta Russo, Riccardo Viola, Pietro Maria Virdis. Scene e costumi Alessandra Muschella, aiuto regia Marta Franceschelli, direzione tecnica Martin Emanuel Palma, organizzazione Gianni Parrella, comunicazione E45, amministrazione Simona Centi, assistenti Greta Salvati, Camilla Dallera, Alessandro Lucarini, voce off di Gabriele Lopez. Foto di Manuela Giusto. 

Produzione Progetto Goldstein con il sostegno di Lazio Crea 

Si ringrazia il Municipio V Roma Capitale Un ringraziamento alle amiche di Mixis officina delle erbe che l'amaro Gordiani lo producono davvero!

prenotazione obbligatoria  06 88971117




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venerdì 18 settembre 2020

UNA DOMENICA DI CULTURA E BENESSERE ALL’ABBAZIA DI SANT’EUSTACHIO

UNA DOMENICA DI CULTURA E BENESSERE ALL'ABBAZIA DI SANT'EUSTACHIO

Domenica 20 settembre dalle ore 11.00 - Abbazia di Sant'Eustachio, Nervesa della Battaglia (TV)

 

Sarà una domenica all'insegna della cultura e del benessere quella dell'Abbazia di Sant'Eustachio a Nervesa della Battaglia. Il 20 settembre lo storico complesso benedettino ospiterà infatti la presentazione del libro "Treviso meravigliosa" di Alessandro Comin e un nuovo appuntamento di Gong Abbey che celebrerà l'arrivo dell'autunno.

 

La giornata inizierà alle ore 11.00 nella Sala Conferenze dell'Abbazia, con un incontro letterario ad ingresso libero in cui verrà presentato "Treviso Meravigliosa", alla presenza dell'autore in dialogo con Paolo Zanatta, delegato alla Cultura del Comune di Nervesa della Battaglia. Un viaggio emozionale per le strade di Treviso, tra ricordi, sensazioni, storia e curiosità, alla ricerca delle chiavi della trevigianità e delle tante meraviglie, note o sconosciute, che la città sa offrire.  

 

Per gli amanti della spiritualità la giornata proseguirà con il ritorno di Gong Abbey, con l'incontro "Aspettando l'Equinozio d'Autunno" alle ore 18.00. Organizzato in collaborazione con l'associazione Evolution's Waves, sarà un'occasione per tutti i partecipanti di provare l'emozione del massaggio sonoro vibrazionale collettivo con campane tibetane e gong, nella pace e nella natura del Montello. Un'immersione totale nel suono che avvolgerà i partecipanti durante il rilassamento, guidati da un Maestro.

 

Informazioni:

-          "Treviso meravigliosa" di Alessandro Comin, Edizioni della Sera in vendita (€ 14)

-          Gong Abbey: solo su prenotazione, tel. 320 2696169

 

ALESSANDRO COMIN: Nato a Treviso nel 1963, giornalista dal 1981 e professionista dal 1989, ha lavorato per 35 anni al Gazzettino, del quale è stato prima cronista, poi capo delle redazioni di Treviso, Bassano del Grappa e Vicenza e infine caporedattore centrale al fascicolo nazionale nella sede di Mestre con la responsabilità dei settori Cronache, Nordest, Cultura e Spettacoli. Da Treviso è stato anche corrispondente dell'agenzia Ansa. Dal 2017 è al Giornale di Vicenza come responsabile dell'area del Bassanese e dell'Altopiano. Per i quotidiani del Gruppo Athesis, che comprende anche L'Arena di Verona e Bresciaoggi, scrive per le pagine di Cultura e Spettacoli ed è inviato alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

Situata a Nervesa della Battaglia, l'antica Abbazia di Sant'Eustachio nasce come monastero benedettino nel 1062.  La sua lunga storia è segnata da momenti importanti, fra cui il soggiorno di Monsignor Della Casa che qui vi scrisse Il Galateo. Ridotta a rudere dai bombardamenti della Grande Guerra e completamente abbandonata, l'Abbazia è stata riaperta al pubblico grazie ad Ermenegildo Giusti, imprenditore italo-canadese, che ne ha finanziato l'ambizioso recupero e ha restituito questo patrimonio agli abitanti della cittadina.



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martedì 11 agosto 2020

Ferragosto nel segno dell'arte con i musei di Genus Bononiae. Musei nella città: il Polittico Griffoni a Palazzo Fava e "Women. Un Mondo in cambiamento" a Santa Maria della Vita


FERRAGOSTO NEL SEGNO DELL'ARTE CON I MUSEI DI GENUS BONONIAE
Restano aperte per tutta l'estate, compreso il giorno di Ferragosto, le sedi di Palazzo Fava con la mostra "La Riscoperta di un Capolavoro" dedicata al Polittico Griffoni e di Santa Maria della Vita dove prosegue "Women. Un mondo in cambiamento" con gli scatti dei grandi reporter del National Geographic
 
Bologna, 11 agosto 2020 – "Nell'estate che celebra il turismo italiano locale e la riscoperta delle bellezze nostrane, Genus Bononiae. Musei nella città di Bologna tiene aperte le porte delle sue sedi per consentire ai bolognesi di godere della bellezza di un'opera profondamente legata alla città, che ci auguriamo possa essere scoperta anche dai turisti che transiteranno per Bologna, approfittando dei ritmi più lenti e piacevoli dell'agosto urbano". Così Genus Bononiae, che terrà aperte due delle sue sedi – Palazzo Fava e Santa Maria della Vitaper tutta l'estate, compreso il giorno di Ferragosto.
 
Sabato 15 dalle ore 10.00 alle 20.30 a Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni di Bologna sarà possibile quindi visitare "La Riscoperta di un Capolavoro", la grande mostra che riporta a Bologna, a 500 anni dalla sua realizzazione e a 300 dalla sua dispersione, le tavole del Polittico Griffoni dei ferraresi Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti, che proprio a Bologna, con la maestosa pala d'altare realizzata tra il 1470 e il 1472 per l'omonima cappella nella Basilica di San Petronio, diedero avvio al loro straordinario sodalizio artistico. Al Piano Nobile l'esposizione delle tavole superstiti dell'opera, oggi di proprietà di 9 Musei internazionali - National Gallery di Londra, Pinacoteca di Brera di Milano, Louvre di Parigi, National Gallery of Art di Washington, Collezione Cagnola di Gazzada (Va), Musei Vaticani, Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, Collezione Vittorio Cini di Venezia – che hanno concesso gli straordinari prestiti, insieme alla rimaterializzazione del Polittico Griffoni grazie alle tecnologie digitali di Factum Foundation, che ha ricostruito l'opera così come doveva apparire agli occhi dei bolognesi di fine Quattrocento.
In effetti, la sezione ospitata dal secondo piano, "La Materialità dell'Aura. Nuove Tecnologie per la Tutela" a cura di Adam Lowe, Guendalina Damone e il team della Fondazione, è di straordinario interesse. In essa viene mostrato, attraverso video, immagini e dimostrazioni con gli strumenti di scannerizzazione 3D progettati dalla stessa fondazione, l'operato di Factum e l'importanza che assumono le tecnologie digitali nella tutela, registrazione e condivisione del patrimonio culturale, proprio a partire dal lavoro svolto sulle tavole originali del Polittico.
 
Aperto dalle 10.00 alle 19.00 invece, sempre nella stessa giornata, l'Oratorio di Santa Maria della Vita che fino al 13 settembre ospita "Women. Un mondo in cambiamento", mostra fotografica a cura di National Geographic in collaborazione con Genus Bononiae e Fondazione Carisbo: un viaggio per immagini sulla condizione femminile che attraversa ogni latitudine e 100 anni di storia delle donne, viste dall'obiettivo dei – e delle – grandi reporter della National Geographic Society.  Articolata in 6 sezioni – Beauty/Bellezza, Joy/Gioia, Love/Amore, Wisdom/Saggezza, Strength/Forza, Hope/Speranza – "Women" raccoglie una selezione di immagini tratte dallo straordinario archivio del National Geographic, disegnando un viaggio attraverso un secolo di storia delle donne in tutti i continenti, con diverse prospettive e focalizzando l'attenzione sui problemi e le sfide di ieri, oggi e domani nei vari paesi ed epoche, tracciando una riflessione su passato, presente e futuro delle donne. Completa la mostra la sezione Portraits/Ritratti, scatti intimi e biografici di un gruppo iconico di attiviste, politiche, scienziate e celebrità intervistate da National Geographic per il numero speciale della rivista di novembre 2019 pubblicato ai tempi della prima donna alla direzione del National, Susan Goldberg: tra esse Nancy Pelosi, Oprah Winfrey, il Primo Ministro neozelandese Jacinda Ardern e la Senatrice a vita Liliana Segre. 


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venerdì 24 luglio 2020

In Maremma l'origine dell'esrpessione “Mal di contagio” per la peste manzoniana del 600 - studio Università di Pisa

In Maremma la peste (manzoniana) del Seicento era il "Mal di contagio": rinvenuta negli archivi la prima attestazione di questa espressione

La ricerca dell'italianista Marina Riccucci dell'Università di Pisa nell'archivio di Castelnuovo di Val di Cecina in uscita sulla rivista "Maritima". Il sindaco: borse di studio e iniziative per valorizzare la memoria storica del territorio  

La prima attestazione nota dell'espressione "Mal di contagio" riferita alla peste del Seicento, quella raccontata da Manzoni ne "I promessi sposi", si trova nell'archivio di Castelnuovo Val di Cecina, e precisamente nelle carte riguardanti Sasso Pisano. Il documento, contemporaneo allo scoppia dell'epidemia che colpì la Maremma nel 1631-2, anticipa di 150 anni l'origine dell'espressione sinora attribuita da lessici e vocabolari a Gaetano Fabbri e alla sua "Lezione intorno alla cagione e alla natura della peste" pubblicata a Firenze nel 1722. La scoperta di questa matrice maremmana del "Mal di contagio" arriva da uno studio dell'italianista Marina Riccucci dell'Università di Pisa in uscita sulla rivista "Maritima".
"E' interessante notare che Alessandro Manzoni chiama la peste ora propriamente peste, ora contagio, ora semplicemente male, mai 'mal di contagio' – racconta Marina Riccucci – tornando invece alle origini dell'espressione dopo il Fabbri, la seconda attestazione si trova nel trattato 'Aggrandimenti delle scienze fisiche accaduti in Toscana' del medico e naturalista fiorentino Giovanni Torgioni Tozzetti (1712-1783), nonno dell'omonimo Giovanni che avrebbe sposato la celebre Fanny amata da Giacomo Leopardi".
"Il trattato – continua Riccucci - vide le stampe nel 1780 e un fatto curioso è che il Torgioni Tozzetti soggiornò due volte a Castelnuovo Val di Cecina e nel suo Viaggi fatti in diverse parti della Toscana fece menzione proprio di Sasso Pisano".
Nel saggio intitolato "Qualche postilla in margine alla peste del 1630: 'spigolando' nei documenti d'archivio tra Piombino e Sasso Pisano", Marina Riccucci ricostruisce dunque il quadro storico-sociale della pandemia in Toscana focalizzando l'attenzione sulla determinata area periferica ed extraurbana.
La pandemia in Maremma arrivò dal nord: il 26 ottobre 1629 gli ufficiali di sanità di Firenze furono informati da Milano del rischio di peste; nel maggio del 1630 era già epidemia dichiarata nelle città più grandi del centro-nord, Bologna e Firenze incluse; nel novembre del 1630 la peste cominciò a diffondersi nelle campagne e nei piccoli borghi del contado toscano; nell'estate del 1631 Firenze era ormai sostanzialmente libera, ma il morbo, iniziò a infuriare a Lucca e a Pistoia e quindi, nell'autunno 1631, a sud, in Maremma.
Dalla storia locale Riccucci ricava così uno spaccato della grande storia nazionale, con il racconto di come una piccola comunità cercasse di vincere l'epidemia fra lazzaretti, cerusici, coloro cioè che materialmente si occupavano dei malati incidendo i bubboni, e medici che a dispetto del nome erano invece deputati a mansioni amministrative. La ricerca della professoressa Riccucci è stata infine possibile grazie ai volontari del GASP, il Gruppo Archeologico Sasso Pisano, che hanno materialmente e fisicamente scoperto l'archivio della peste.
"Il recupero e la valorizzazione della memoria e della storia del nostro territorio, anche attraverso la riscoperta delle carte d'archivio, è solo all'inizio – conclude Alberto Ferrini, sindaco di Castelnuovo di Val di Cecina – vogliamo infatti intraprendere una serie di interventi fra cui l'istituzione di borse di studio per giovani studiosi e da questo punto di vista il legame con l'Università di Pisa è certamente fondamentale".


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martedì 16 giugno 2020

Sculture en plein air a prova di Covid19. Riapre il Parco Beverly Pepper di Todi

Sculture en plein air a prova di Covid19

Riapre il Parco Beverly Pepper di Todi


Dopo i mesi di lockdown, l'esposizione permanente di grandi sculture dell'artista statunitense collocate nel Parco della Rocca della città umbra è di nuovo fruibile al pubblico. Un perfetto esempio di arte che dialoga con paesaggio e contesto urbano. Da poter godere senza problemi anche in tempi di distanziamento fisico

Todi, 16 giugno 2020 - Ferro, acciaio corten, inox, pietra. Sedici grandi sculture distribuite in due ettari. L'ideale per coniugare arte, cultura e nuove regole sul distanziamento fisico. Il Parco di Beverly Pepper è qualcosa di unico nel suo genere in Italia: un'immensa area verde, incastonata nel centro storico del borgo umbro di Todi, nella quale è stato costruito un percorso artistico-naturalistico, che permette ai visitatori di godere dell'interazione fra genio creativo, contesto urbano e panorami sul paesaggio circostante.

Il parco di sculture era stato inaugurato nell'autunno scorso ma ben presto l'emergenza coronavirus ne aveva imposto la chiusura. Ora riapre le porte al pubblico per quella che è a tutti gli effetti una rinascita. E le preoccupazioni che il rischio contagio impongono ai musei classici, in questo caso sono quasi inesistenti. "Una prova indiretta della lungimiranza di voler creare strumenti di fruizione artistica a cielo aperto" commenta Michele Ciribifera, presidente della Fondazione progetti Beverly Pepper "È quasi profetica la creazione di questo luogo che permette di immergersi nell'arte anche in questi momenti così particolari e delicati. Siamo certi che i cittadini di Todi e i turisti lo godranno con ancora più passione e consapevolezza, dopo le dure settimane che abbiamo lasciato alle spalle".

A ideare il Parco era stata la celebre artista statunitense, scomparsa il 5 febbraio scorso all'età di 97 anni. Dal 1972 Beverly Pepper aveva fatto di Todi la sua seconda patria, sede di vita e lavoro. Per questo ha voluto donare alla cittadinanza alcune delle sue opere. Lei personalmente ha costruito il percorso di visita e deciso dove collocare le sculture, dopo uno studio approfondito sulle visuali e sulla situazione orografica, fedele al concetto base della ricerca dell'artista: il rapporto tra opera d'arte e luogo di fruizione.

Un dono alla cittadinanza peraltro fruibile da tutti. Il parco infatti è ad accesso gratuito. È prevista una serie di visite guidate per scoprire i segreti del parco e dell'attività creativa dell'artista. Il programma partirà domenica 21 giugno, nell'ambito della Festa della Musica di Todi, con una visita guidata mattutina e una performance di Opera Lirica per soprano e basso dove lo scenario sarà la scultura "Exodus" in acciaio inox. Si prosegue il 27 e il 28 giugno con un weekend di visite guidate gratuite "All'Arte Aperta", una passeggiata panoramica tra natura, arte ambientale e scorci di medioevo in totale relax.

"Le visite – spiega Elisa Veschini, vicepresidente della Fondazione – verranno effettuate in piccoli gruppi sia per permettere la migliore fruizione delle opere e godere della loro interazione con il panorama circostante, sia per garantire il rispetto delle regole previste per la Fase 3 post emergenza coronavirus". Inoltre, per il mese di settembre, la Fondazione e il Comune di Todi hanno in serbo grandi sorprese, che vedranno celebrare l'artista statunitense attraverso le sue opere di Land Art, dislocate su territorio nazionale, in un dialogo tra le sculture monumentali e le arti performative, incluse ovviamente quelle del Parco di Todi.

La grande area verde nella quale si sviluppa il parco congiunge due importanti punti della città: il Tempio rinascimentale di Santa Maria della Consolazione e la chiesa di S.Fortunato, passando per la Rocca, punto più elevato del centro storico di Todi. Tra le opere esposte, alcune di quelle che più hanno contribuito a fare di Beverly Pepper una delle scultrici contemporanee più note in tutto il mondo. Come le due San Martino Altars (1993) e la riedizione delle Todi Columns, quattro sculture monumentali alte dagli 8 ai 12 metri, che nel 1979 erano state collocate al centro della tuderte Piazza del Popolo. La notizia aveva fatto il giro del mondo, tanto da essere poi esposte a Washington durante la conferenza internazionale di scultura (1980), al Brooklyn Museum of Art di New York nel 1987 e poi di nuovo in Italia alla Biennale di Venezia nel 1996 e a Firenze nel 1999. Nel parco trova posto anche una serie di panchine scultoree disegnate dalla stessa artista: lunette in pietra serena, collocate in punti di sosta precisi (i più panoramici). Un modo per rendere attivo il ruolo dei visitatori e di metterli in relazione con l'ambiente circostante.

"Le opere esposte in modo permanente nel Parco di Todi, prese nel loro insieme, offrono una panoramica dello sviluppo stilistico che solo pochi giardini e parchi dedicati alle sculture di un unico artista possono dare" spiega Joseph Antenucci Becherer, docente di Storia dell'Arte dell'università di Notre Dame e uno dei massimi esperti di giardini dedicati a singoli artisti. "La collezione e il parco danno il loro contributo a tutta quella serie di luoghi d'incontro esclusivi all'aperto, come quelli dedicati a Henry Moore e Barbara Hepworth in Inghilterra o a Isanu Noguchi in California, che consentono di riflettere in maniera profonda sugli scultori che lavorando negli spazi all'aria aperta. La donazione, questa collezione e il parco sono a dir poco storici. Essi arricchiscono l'Umbria con la presenza permanente dell'artista, ma, fatto ancora più importante, offrono al mondo un ambiente idilliaco, per apprezzare pienamente il percorso artistico di uno dei più intensi scultori dell'arte contemporanea. Dal punto di vista culturale, si tratta di un dono trasformazionale per la città e la regione intera. E il regalo di Beverly Pepper diventa, a sua volta, il dono di Todi al mondo".

sabato 13 giugno 2020

Debutta "DYLAN DOG. OLDBOY 1": una serie in cui ritrovare il Dylan Dog che è sempre stato e che ci ha fatti innamorare

Debutta in edicola il 13 giugno

DYLAN DOG. OLDBOY 1

Maxi Dylan Dog cambia pelle: si rinnova graficamente e diventa bimestrale, proponendo due storie inedite del classico Indagatore dell'Incubo

Una serie in cui ritrovare il Dylan Dog che è sempre stato e che ci ha fatti innamorare

 

Nel fumetto, come in altre forme narrative, è più importante preservare le caratteristiche base di un personaggio o sperimentare formalmente? E se invece a volte, come nel caso di Dylan Dog – un personaggio destinato a cambiare incessantemente pelle, muoversi in tutte le direzioni narrative possibili e immaginabili, senza assolutamente prescindere dalle sue peculiarità e dai suoi presupposti – le due cose potessero andare di pari passo?

 

È a partire da questa premessa che arriva in edicola, curata da Franco Busatta e con la supervisione di Tiziano Sclavi e Roberto Recchioni, la nuova serie Dylan Dog. Oldboy, che prende il testimone dal "vecchio" Maxi Dylan Dog Old Boy rinnovandosi completamente, a partire dalla veste grafica creata da Fabrizio Verrocchi.

 

Un luogo in cui ritrovare il Dylan Dog che è sempre stato e che ci ha fatti innamorare, dedicato però anche a chi dell'Indagatore dell'Incubo vuole leggere ogni storia.

 

Nell'editoriale che introduce l'albo, Roberto Recchioni, curatore della serie regolare, spiega: "Quando con Tiziano Sclavi abbiamo deciso di dare il via al rinnovamento dylaniato, uno dei primi punti sul nostro programma era quello di dare un'identità univoca a ogni pubblicazione editoriale della grande famiglia dell'Indagatore dell'Incubo (…). Oggi il Maxi Dylan Dog non esiste più e, al suo posto, nasce il Dylan Dog: Oldboy (scritto tutto attaccato). È più snello (due storie invece che tre), esce più spesso (bimestrale invece che quadrimestrale) e continua a essere molto conveniente. Una nuova formula che vi garantirà ben dodici storie all'anno per chi di Dylan non ne ha mai abbastanza, per quelli che cercano un "numero uno" per cominciare a leggerlo, e per i lettori che vogliono ritrovare il Dylan classico, quello concepito dal Tiz nel 1986".

 

Il debutto dell'albo n. 1 è fissato per il 13 giugno con due storie innovative e sorprendenti che hanno per protagonista il Dylan che esordì nel 1986. Due racconti firmati rispettivamente per i testi da Gabriella Contu e Barbara Baraldi e per i disegni da Montanari & Grassani. Le copertine sono invece opera dei Cestaro Bros.

 

Ne Il migliore dei mondi possibile, un vecchio Dylan, rinchiuso in prigione, ricorda il passato: una Londra smagliante e futuristica, dove tutti sono giovani, belli, perfetti. A un certo punto, però, l'Old Boy si rende conto che gli anziani sono completamente scomparsi. Ma perché tutti i londinesi indossano occhiali scuri? Cosa succederebbe se li togliessero?

 

La solitudine del serpente ci ricorda invece come certe vite scorrono via, fugaci come un colpo di rasoio. Lasciare un segno del proprio passaggio è un sogno per molti, ma diventa un incubo quando nelle strade di Londra si scatena la furia omicida di un killer invisibile, di cui nessun testimone sembra ricordare la faccia. Bloch coinvolge allora l'Inquilino di Craven Road in una delle sue indagini più paradossali…

  

DYLAN DOG

OLDBOY 1

 

Formato: 16x21 cm, b/n

Pagine: 192

Codice a barre: 977182645204500039

Copertina: Raul e Gianluca Cestaro

 

Il migliore dei mondi possibile

Soggetto e sceneggiatura: Gabriella Contu

Disegni: Montanari & Grassani

 

La solitudine del serpente

Soggetto e sceneggiatura: Barbara Baraldi

Disegni: Montanari & Grassani

 

Prezzo: 6,50 euro

 

Uscita: 13 giugno



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