
Arte e Cultura
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lunedì 26 marzo 2012
Gli antichi Maestri. Trieste, Museo Storico del Castello di Miramare fino al 3 giugno 2012

Mostra Ovopinto 2012: Ovito per l’ arte
L'evento si terrà dal 8 aprile fino al 1 maggio 2012 a CIVITELLA DEL LAGO (TR)
Ovito da anni è sponsor della"Mostra Concorso Nazionale dell'"OVO PINTO" (espressione dialettale per UOVO DIPINTO ) nato nel 1982 a Civitella del Lago.Una mostra che si svolge nel periodo della Santa Pasqua e che apre le porte alla primavera con le sue splendide ed evocative uova dipinte.
"Ovopinto" è un concorso in cui persone ed artisti di tutte le età e di diversa levatura artistica, Licei Artistici e Accademie delle Belle Arti realizzano e dipingono uova di tutte le dimensioni, di legno, di cartapesta, di struzzo fino a quelle di piccione.
La manifestazione si chiude con la premiazione dell'opera d'arte più bella da parte di una giuria apposita, alla quale partecipano artisti e personalità di chiara fama nazionale che siglano volentieri il loro parere sui risultati di un arte "povera" ma significativa.
Le tematiche che più frequentemente vengono rappresentate sono quelle legate alla pace, alla solidarietà, all'evoluzione della vita umana, alla realtà quotidiana, fino alla politica, in un tentativo di rappresentare artisticamente i più variegati aspetti della nostra realtà quotidiana, della nostra società, della nostra vita.
Le uova realizzate vengono poi esposte per tutto il corso dell'anno presso il Museo - "Ovoteca" di Civitella del Lago e migliaia di visitatori ogni anno vengono appositamente a vedere questo originale "spazio culturale".
Alla fine di ogni edizione Ovito ha cura di aggiudicarsi una delle splendide opere realizzate così da poterla aggiungere alla propria collezione "Ovopinto".
Ovito è stato ben felice di appoggiare tale iniziativa che vede avvicinare il concetto di uovo, elemento di vita alle varie sfaccettature della pittura. Credere in questa manifestazione culturale ed artistica significa credere nella nostra verde e bellissima regione promovendo così il territorio e l'incremento del turismo.
Altre curiosità sul mondo delle uova le trovate su ovitoclub. Visitate la nuova sezione "EcOvito", tutta dedicata alla natura e all'importanza del riciclo.
Ovopinto 2012: Ovito per l'arte
Venerdì 24 Febbraio 2012
Servizio Ufficio Stampa – Hic sunt dracones
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Postato da Muttley su CorrieredelWeb.it L'informazione fuori e dentro la Rete.
sabato 24 marzo 2012
mostra Mario Vespasiani LE NOVE PORTE CELESTI
Mario Vespasiani
LE NOVE PORTE CELESTI
vegliare che la corda sia tesa, perché altrimenti avanzerà la paura.
Non temere né il caldo torrido che dilata né il freddo acuto che insterilisce,
camminare tra le siepi di rovi e di spine, aprirsi un passaggio a fianco della pena,
arrivare davanti a un muro di granito, penetrarlo e non controllarsi nel fare.
Dimenticare chi si è.
Abbandonarsi senza pregiudizi all'attrazione che aderisce all'oggetto del desiderio,
essere notte a se stessi, per ricevere in tutta la sua novità, la luce. (MV)
Sabato 31 Marzo presso la chiesa di Sant'Andrea di Gualtieri sarà inaugurata la mostra Le nove porte celesti, un progetto realizzato da Mario Vespasiani (1978) appositamente per lo spazio sacro, il quale se da un lato pretende (da sempre) dagli artisti un confronto con la dimensione spirituale, prima che con la propria creatività, dall'altro si può dire che pretenda un certo grado di abbandono alle suggestioni che la fede (qualunque fede) richiede. Tale confronto impone dunque, precise scelte simboliche (riferite ai contenuti) ed estetiche (riferite alle forme). Nel caso attuale di Vespasiani si può dire che forma e simbolo coincidono pienamente. L'artista marchigiano, infatti, ha composto nove opere di formato verticale che, come porte, spingono l'osservatore ad attraversare metaforicamente la superficie e a perdersi in quelle nubi che, a loro volta, appaiono negli spiragli dei fondali delle grandi pale barocche presenti nelle cappelle laterali.
Al centro dell'installazione, Vespasiani ha inserito una ciotola di terracotta nera dalla quale si solleva una colonna di fumo d'incenso liturgico proveniente dal Santuario di Loreto. Non si tratta di una leziosità scenografica, ma della volontà di stringere più saldamente, sebbene in modo impalpabile, il legame tra l'insieme dell'opera artistica e la dimensione spirituale che la ispira per l'importanza dell'incenso nella liturgia, usato fin da epoche antichissime, nelle religioni orientali, come offerta alle divinità. In questo modo Vespasiani aggiunge alle nove porte pittoriche un elemento aereo, effimero eppure ben visibile e percepibile persino olfattivamente; un velo che, sollevandosi verso l'alto, trascina con sé lo sguardo e i sentimenti dell'osservatore.
Per Vespasiani, mostrare l'assenza di "forme" in un contesto così ricco di capolavori della fede è come una liberazione dell'intelletto dalle vicende quotidiane per trasformarlo in un "occhio di fuoco" capace di sperimentare una sorta di ascesi. Le nove porte, collocate in circolo all'interno dell'architettura sacra, diventano cifre espressive di una superiore realtà in cui i colori, le luci e i bagliori richiamano i misteri di un oltre che supera le terrestri condizioni di tempo e di spazio.
Le opere si riferiscono ad un canale invisibile tra cielo e terra, in altre parole al dialogo tra la componente razionale e quella spirituale: un'esperienza intima con la divinità di cui ogni uomo può esserne testimone. Ricollegandosi alle componenti visionarie della pittura romantica e a sperimentazioni che non mirano a rappresentare la realtà oggettiva bensì a riflettere un mondo interiore, le tempeste che si dissolvono in luci improvvise e le fiamme che si perdono tra le nuvole sembrano caricarsi di un carattere profetico. (GB)
Le nove porte celesti
a cura di Giordano Berti
Chiesa di Sant'Andrea – Gualtieri
Inaugurazione: Sabato 31 marzo, ore 17,00
Luogo: Chiesa di Sant'Andrea – Piazza Cavallotti - Gualtieri (RE)
Periodo: 31 Marzo – 30 Aprile 2012
Orari: 10.00 – 12,30 e 15,00 – 18,30 Sabato, Domenica e festivi
venerdì 23 marzo 2012
CONFERENZA MICHAEL VAN GESSEL GIOVEDI' 29 MARZO 2012
GIOVEDI' 29 MARZO 2012 ore 18.00
Conferenza " Il richiamo del futuro sta trasformando il presente" di Michael van Gessel, docente del workshop di progettazione " In-between. Il disegno dei frammenti urbani" organizzato da ACMA Centro di Architettura.
Michael van Gessel (Bandung, 1948) Laureato in Architettura del Paesaggio presso l'Università di Agraria di Wageningen. Ha collaborato per più di 25 anni presso lo studio Bakkker en Bleeker (B+B), che ha diretto dal 1991 al 1997. Dal 1997 esercita la propria attività come libero professionista in diversi ambiti dell'architettura del paesaggio, dai giardini privati alla pianificazione urbana. Tra i vari progetti, ha realizzato la riqualificazione del Vondel Park di Amsterdam, redatto il master plan per il restauro del paesaggio circostante il Castello De Haar di Utrechtm, ha gestito l'integrazione nel tessuto urbano dei cortili interni del Ministero dell'Agricultura a L'Aia e la supervisione dello sviluppo urbano di un'antica area industriale dismessa nella zona nord di Maastricht. [www.michaelvangessel.com].
La conferenza fa parte dell'iniziativa "Il punto sul Paesaggio", una serie di incontri aperti al pubblico con alcuni paesaggisti, docenti del Master in Architettura del Paesaggio UPC-ACMA con sede a Milano, interpreti delle principali esperienze internazionali: momento di scambio e confronto su tematiche sempre più attuali, non solo per tecnici e professionisti del settore ma anche per la crescita di una consapevolezza diffusa nella società che necessariamente condivide il patrimonio comune del paesaggio.
SEDE Fondazione Falciola/Camplus Rubattino, Via Caduti di Marcinelle 2 (Milano EST, zona Ventura), 20134 Milano.
PARTECIPAZIONE Le conferenze del ciclo "Il punto sul Paesaggio", ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com).
Per informazioni: ACMA Centro di Architettura via Conte Rosso 34, 20134 Milano Tel. +39 02.70639293 Fax.+39 02. 70639761 www.acmaweb.com.
TRIESTE Matthew Day Jackson, Jessica Jackson Hutchins, Jay Heikes, Karthik Pandian, Erin Shirreff - opening sabato 31 marzo, 13-19 - Federica Schiavo Gallery, Roma
MATTHEW DAY JACKSON
JESSICA JACKSON HUTCHINS
JAY HEIKES
KARTHIK PANDIAN
ERIN SHIRREFF
OPENING SABATO 31 MARZO, 13.00 - 19.00
31 MARZO - 26 MAGGIO 2012
FEDERICA SCHIAVO GALLERY
PIAZZA MONTEVECCHIO 16 ROMA
Federica Schiavo Gallery è lieta di presentare la mostra TRIESTE che riunisce nuovi lavori, realizzati appositamente per la mostra, degli artisti internazionali Matthew Day Jackson, Jessica Jackson Hutchins, Jay Heikes, Karthik Pandian ed Erin Shirreff.
Trieste è il nome del batiscafo di costruzione italiana che nel 1960, con un equipaggio di sole due persone, stabilì un record di immersione, tuttora imbattuto, nelle acque dell'Oceano Pacifico, raggiungendo il punto di maggior profondità del pianeta: la fossa delle Marianne. Trieste è anche la piccola città portuale dell'Adriatico, situata al confine con la Slovenia, conosciuta per il suo fascino mitteleuropeo e un'insolita atmosfera malinconica che, citando Jan Morris, "porta le persone che la abitano a porsi tristi domande. A che scopo sono qui? Dove sto andando?" (Trieste and the Meaning of Nowhere, Simon & Schuster, 2001). La mostra è metaforicamente ispirata da queste due realtà 'borderline' e richiama l'idea di una forza misteriosa che spinge inevitabilmente l'uomo a varcare la soglia dell'ignoto e dell'impossibile. Gli artisti in mostra, legati tra loro da rapporti di amicizia e stima reciproca, negli anni hanno dedicato frequenti e intense conversazioni a questi temi.
Jay Heikes, il cui ruolo è stato centrale nell'elaborazione della mostra, racconta: "Posso vedere in ciascun artista coinvolto nel progetto TRIESTE il desiderio di sfruttare la potenza di qualsiasi cosa abbia attraversato le loro menti per concretizzarsi materialmente nelle loro opere. In ciascuno riesco a scorgere un appiglio alla storia e alla cultura, soprattutto in riferimento a quelle strade senza uscita, meno battute e ormai andate perdute. Come 'esploratori' - una parola sciocca ma efficace - ci spingiamo ad indagare proprio in quegli spazi normalmente trascurabili e misteriosi, gli unici in cui giacciono ancora nuove possibilità. Trovo che nel lavoro di Matthew la concentrazione di oggetti storici è sempre severa e disorientante. E' come se la Storia fosse visibile come un'unica catena montuosa per poi accorgerci che i nostri occhi non sono sufficientemente forti per vedere al di là del nostro orizzonte visivo. Nel lavoro di Erin il rigore è interpretato a un altro livello, dove le lacune formali non sono macchine del tempo ma parametri di rivendicazione. Sono spazi dove il linguaggio appare obsoleto ma è in realtà in costante e continuo cambiamento per descrivere se stesso.
Gli strumenti e le 'reliquie' di una cultura possono essere tanto malleabili quanto i materiali che li costituiscono e Jessica è sempre consapevole del potere degli oggetti, in quali non solo ci inquadrano come figure in uno spazio ma anche come menti disordinate impegnate a categorizzare le 'cose'. Penso che sia questo il motivo per cui il suo lavoro sembra essere una collisione di domesticità e surrealismo. Un po' come sognare ad occhi aperti il più proibito dei sogni aspettando che il nostro toast salti fuori dal tostapane. Poi ci siamo Karthik ed io, entrambi dedicati a forme di ricerca che tentano di connettere quei collegamenti che la storia ha disperso naturalmente. Così Trieste, nel suo doppio, forse triplo, significato, è metaforicamente il fulcro della mostra come idea di un luogo o di uno spazio. In qualsiasi mostra collettiva è davvero impossibile dichiarare a priori il risultato che si raggiungerà, ma si possono discutere e decidere i presupposti da cui possa scaturire qualcosa di speciale. Questo è Trieste."
L'arte di Matthew Day Jackson si confronta con grandi idee come l'evoluzione del pensiero, l'attrazione fatale della frontiera e la fede che l'uomo pone nel progresso tecnologico. Il suo lavoro si rivolge in particolare al mito del 'sogno americano', di cui ne esplora le forze di creazione, crescita, trascendenza e morte tramite le visioni della sua utopia fallita. Le sue opere recenti si sviluppano dalle idee di fondo insite nella mitologia americana e si concentrano sulla pluralità di significati che questa mitologia possiede, specie nelle declinazioni scaturite al di fuori della cultura americana. Jackson raffigura queste idee attraverso il mondo che lo circonda. I diversi materiali richiamano il simbolismo e combinano elementi apocalittici con i risultati delle nuove tecnologie, immagini storiche con ingredienti contemporanei. Nella sua arte viene concessa forma fisica alle idee ed è proprio dallo scontro di queste due realtà, dall'impatto materiale del pensiero idealista, che l'arte di Jackson deriva la sua forza. Nel suo lavoro l'artista esplora un concetto che definisce 'Horriful' incentrato sulla convinzione che ogni nuova creazione è in grado di portare sia bellezza che orrore.
Jessica Jackson Hutchins opera attraverso l'utilizzo di diversi media artistici quali la scultura, la ceramica, la stampa e il disegno. I suoi lavori presentano una curiosa combinazione di pura fisicità temperata da un forte senso di fragilità e racchiudono un'ampia varietà di tematiche, sia intime che collettive, malinconiche e divertenti, costantemente legate alla confusione delle relazioni umane. La sua concezione estetica del collage s'infonde nei suoi oggetti astratti in diversi modi, come quando. ad esempio, l'artista annida strani vasi smaltati su logore poltrone, divani e tavoli, oppure quando li posa su plinti snelli ed eccentrici di sua ideazione. Nel suo lavoro si fa costante riferimento al corpo umano, in tutto il suo fascino muto così come nelle sue gioiose abitudini. L'artista è sempre in grado di trasformare i dati della vita quotidiana in forme e immagini che le consentono di produrre un'urgenza intima.
Jay Heikes è noto per la sua pratica artistica eterogenea. L'artista è in grado di fondere pittura astratta, video, installazione, performance e scultura attraverso un comune approccio romantico e un'atmosfera grottesca e divertita che ricorre in tutto il suo linguaggio. Il suo lavoro mette in scena la natura precaria di ogni allusione al reale, in particolare quei continui mutamenti e spostamenti di valore rivolti ai nostri riferimenti culturali, visivi ed esperienziali. Le sue stesse opere testimoniano, nel tempo, mutamenti di stato legati all'uso di materiali che, una volta in relazione, interagiscono fra loro, soprattutto dopo una trasformazione chimica. La pura materialità dei lavori recenti di Heikes riflette la sua insoddisfazione per la deriva performativa e partecipativa dell'arte contemporanea e il suo desiderio di riportare l'attenzione sulla pittura, scultura e installazione.
La pratica artistica di Karthik Pandian intende sovvertire le contraddizioni al centro della comune idea di monumento. L'universale e il contingente, il sacro e il profano, la dimensione ravvicinata e quella distante si confrontano regolarmente nel suo lavoro. Pandian è interessato in particolare al modo in cui la storia si annida nella materia e spesso utilizza la pellicola 16 mm per creare 'siti' in cui lasciar depositare frammenti di particolare intensità politica. Le opere scultoree che supportano, avvolgono e talvolta oscurano le sue proiezioni sono prodotte con materiali legati alla sua ricerca e spesso assumono la forma di costruzioni architettoniche. Attraverso l'immagine in movimento, la scultura e la sintesi di questi due linguaggi, il suo lavoro raffigura la libertà posta in relazione alle imposizioni dell'architettura.
Diplomata in scultura, Erin Shirreff opera attraverso diversi media, tra cui la fotografia e il video. Il suo lavoro suggerisce evocazioni diverse come la catalogazione archeologica di strumenti antichi, l'osservazione dei pianeti attraverso dispositivi telescopici e la massiccia presenza di sculture minimaliste nel paesaggio. Le sue sculture si rivolgono a ciò che è assente: sagome di forme astratte e geometriche o forme bidimensionali si librano intorno a una zona temporalmente ambigua che le fa sembrare allo stesso tempo manufatti di nuova realizzazione o oggetti trovati. L'efficacia degli interessi concettuali della Shirreff dipende dalla sua selezione di soggetti che sono tanto familiari al punto da diventare enigmatici, lasciando allo spettatore il compito di confrontarsi con le modalità di creazione di significato entro un paesaggio visivo anonimo.
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Matthew Day Jackson è nato a Panorama City, CA nel 1974, vive e lavora a Brooklyn, NY. Tra le sue mostre recenti: In Search of?, Gemeentemuseum, The Hague, Olanda 2012; Kunstmuseum Luzern, Lucerne, Svizzera 2011; MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna, Italia 2011; Everything Leads to Another, Hauser & Wirth, Londra, 2011; The Immeasurable Distance, MIT List Visual Art Center, Cambridge MA, poi portata al Contemporary Art Museum, Houston TX, 2009. Ha partecipato a numerose mostre collettive internazionali: Ullens Center for Contemporary Art, Pechino, Cina 2010; Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca 2009; Hayward Gallery, Londra, 2009; Punta della Dogana, Venezia, Italia, 2009; Van Abbemuseum, Eindhoven, Olanda 2008; Contemporary Arts Museum Houston, TX, 2008; Whitney Biennial, New York, NY, 2006; P.S.1 Contemporary Art Center, New York, NY, 2005.
Jessica Jackson Hutchins è nata a Chicago, Illinois, nel 1971; vive e lavora tra Berlino e Portland, Oregon. Dopo la laurea conseguita alla School of the Art Institute of Chicago nel 1999, il suo lavoro è stato esposto regolarmente in numerose mostre personali e collettive a livello internazionale. Tra le sue mostre recenti: Objectified: Sculpture Today, The Saatchi Gallery, Londra 2012; ICA-Institute of Contemporary Art, Boston, 2011; The Important Thing About a Chair, Atlanta Center for Contemporary Art, 2011; A Terrible Beauty is Born: 11e Biennale de Lyon, Lione, Francia, 2011; Reclaimed: Nature and Place Through Contemporary Eyes, Seattle Art Museum, Seattle, 2011; Children of the Sunshine, Portland Institute of Contemporary Art, Portland, 2010; The Whitney Biennial, Whitney Museum of American Art, New York, 2010; Dirt on Delight, ICA-Institute of Contemporary Art, Philadelphia and The Walker Art Center, Minneapolis, 2009; An Expanded Field of Possibilities, Santa Barbara Contemporary Arts Forum, 2009; The Mood Back Home, Momenta Art, New York, 2009.
Jay Heikes è nato a Princeton, New Jersey, nel 1975; vive e lavora a Minneapolis. Tra le sue recenti personali in musei e gallerie private: Buried in the Bright, Aspen Art Museum, 2012 (una nuova commissione creata per il New AAM); Project Space, ICA-Institute of Contemporary Art, Philadelphia 2007; The Hill Upstairs, MoMA P.S.1, New York 2005; The Material Mine, Federica Schiavo Gallery, Roma, Italia, 2011; Inanimate Life, Marianne Boesky Gallery, New York 2010; Eroding Rainbow, Federica Schiavo Gallery, Roma, Italia, 2009. Il suo lavoro è stato rappresentato da numerose mostre collettive: A Basic Human Impulse, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone, Gorizia, Italia 2010; The Secret Life of Objects, Midway Contemporary Art, Minneapolis 2009; Martian Museum of Terrestrial Art, Barbican Art Gallery, Londra 2008; Looking Back: The White Columns Annual, White Columns, New York 2007; Ordinary Culture: Heikes/Helms/McMilian, Walker Art Center, Minneapolis 2006; Day For Night: Whitney Biennial 2006, Whitney Museum of American Art, New York 2006.
Karthik Pandian è nato a Los Angeles, CA, nel1981; vive e lavora a Los Angeles. Ha conseguito la laurea alla Brown University, Rhode Island e alla Staatliche Hochschule fur Bildende Kunste Staedelschule, Francoforte e il Master in Fine Art all'Art Center College of Design di Pasadena nel 2008. Negli ultimi anni al suo lavoro sono state dedicate importanti mostre personali in America e in Europa: Elements of Style, White Flag Projects, St. Louis, 2011; Unearth, Whitney Museum of American Art, New York, 2010; Before the Sun, Midway Contemporary Art, Minneapolis, 2010; 1991, curata da Vienna 2010, (con Mathias Poledna), Galerie Meyer Kainer, Vienna, Austria. I suoi film sono stati presentati a livello internazionale: Anthology Film Archives, New York, 2009; Electronic Arts Intermix, New York, 2008; Hammer Museum, Los Angeles, 2007; New York Underground Film Festival, New York, 2007. Il lavoro di Pandian è stato discusso su diverse pubblicazioni tra le quali: Artforum, Mousse, Art in America, Flash Art e The New York Times.
Erin Shirreff è nata a Kelowna, British Columbia, Canada, nel 1975; vive e lavora aNew York. Le sue mostre recenti includono: Le silence. Une fiction, Nouveau Musée National de Monaco, 2012; Structure & Absence, White Cube, Londra, 2011; The Anxiety of Photography, Aspen Art Museum, 2011; To What Earth Does This Sweet Cold Belong?, The Power Plant, Toronto, Canada; Still, Flat, and Far, ICA-Institute of Contemporary Art, Philadelphia; Greater New York 2010, MoMA P.S.1, New York, 2010; Knight's Move, Sculpture Center, New York, 2010; Between Here and There: Passages in Contemporary Photography, Metropolitan Museum of Art, New York, 2010; Immaterial, Ballroom Marfa, Texas, 2010. Il suo lavoro è incluso nella collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, del Museum of Fine Arts, Houston e del Guggenheim Museum. L'artista ha vinto nel 2011 il prestigioso Premio della Louis Comfort Tiffany Foundation.
SOPRAFFACTIONS SALERNO
In occasione della XIV Settimana della Cultura organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee, la Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino, diretta da Gennaro Miccio, con il contributo della Camera di commercio di Salerno e del Comune di Salerno, nell'ambito della II edizione di "Voi vedete ciò che gli altri non vedono: l'arte raccontata dal pubblico", presentano
SOPRAFFACTIONS SALERNO
Località: Salerno
Galleria: Palazzo Ruggi d'Aragona
Indirizzo: Via Tasso 46
Periodo: 16-24 aprile
Orario: 10.00/18.00 (chiuso sabato/domenica) 23 e 24 stesso orario su prenotazione (info 089-2573245)
Titolo: SOPRAFFACTIONS SALERNO
Artisti: Luigi Ballarin, Claudio Bozzaotra, Maria Credidio, Enrica Capone, Gerardo Di Salvatore, Alfredo Granata, Luigia Granata, Lughia, Anna Massinissa, Gabriele Mazzara, Pinella Palmisano, Franco Zingaretti
Curatore: Giuseppe Salerno con la collaborazione di Stefania Ugatti
Organizzazione: Associazione L'Art re pazz'
Patrocini: MiBAC – Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee, Comune di Salerno e Camera di Commercio di Salerno
Conferenza di presentazione e inaugurazione lunedì 16 aprile ore 15.00
Coordina: Giulia Fresca (giornalista e critica dell'architettura)
Relatori: Maria Grazia Bellisario (Direttore Architettura e Arte Contemporanea del MiBAC), Gennaro Miccio (soprintendente Bap di Salerno), Vincenzo De Luca (Sindaco della Città di Salerno), Ermanno Guerra (assessore alla cultura della Città di Salerno), Guido Arzano (Presidente della Camera di Commercio di Salerno), Alessandro D'Ercole (direttore artistico della Massenzio Arte), Alfonso Amendola (docente Università di Salerno), Giuseppe Siano (docente Università di Salerno), Alessandro Rinaldi (Dof Counseling e Ass. L'art re pazz').
La seconda edizione di "Voi vedete ciò che gli altri non vedono: l'arte raccontata dal pubblico" ospita a Palazzo Ruggi D'Aragona "Sopraffactions Salerno", quarta tappa di una mostra itinerante ed in progress attraverso le regioni d'Italia.
Claudio Bozzaotra, Enrica Capone e Pinella Palmisano sono gli artisti campani autori di opere realizzate per l'occasione con veri e propri interventi di sopraffazione.
"Sopraffactions" inizia nel 2009 quando, per un'esposizione romana Luigi Ballarin, Gerardo Di Salvatore e Lughia, produssero quattro lavori ciascuno che, divenuti oggetto di scambio fra gli artisti stessi, furono la base per la realizzazione di nuove opere a firma esclusiva del secondo artista. L'esperienza fu replicata a Fabriano da Anna Massinissa, Gabriele Mazzara e Franco Zingaretti e successivamente a Cosenza da Maria Credidio, Alfredo Granata e Luigia Granata.
A Salerno una mostra assolutamente unica realizzata da 12 artisti con 48 opere nel formato 100x100 diverrà laboratorio ideale per l'Associazione culturale l'art re pazz' e Dof Counseling che, perseguendo lo scopo di facilitare un dialogo pubblico/opera d'arte generatore di risonanze, testimonianze e vissuti, creeranno le condizioni perché possa emergere una sorta di mosaico percettivo.
Ogni evento, per sua natura ineluttabilmente contestualizzato, è sopraffazione perpetrata da parte di qualcosa o qualcuno nei confronti della realtà circostante che ne risulta, sempre e comunque, modificata. Tutto è sopraffazione. Ed è questo intervenire sul preesistente, sia esso naturale o opera dell'uomo, a determinare, prescindendo da attribuzioni di valore, l'inarrestabile divenire dell'universo.
Nella piccolezza della condizione umana, l'opera d'arte, che nel suo prodursi è anch'essa sopraffazione, sembrerebbe godere da sempre, in quanto espressione alta di una azione/pensiero in sé compiuto, di una sorta di diritto all'inviolabilità.
Con "Sopraffactions", al pari di ogni realtà in divenire, l'arte si manifesta a noi non più soltanto come pura convergenza di forma, materia e colore ma anche quale sedimentazione di percorsi e intelligenze diverse. Un essere, quello dell'oggi, che fa agio sul passato e, inerme, si offre a futuri interventi.
Giuseppe Salerno
contatti:
Giuseppe Salerno
tel. 3391700429
MICHELANGELO PISTOLETTO al Museo di Lissone 25.03 -27.05.2012
ARTE E DESIGN
le buone pratiche
MICHELANGELO
PISTOLETTO
cittadellarte design
25 MARZO - 27 MAGGIO 2012
Inaugurazione: 24 marzo - ore 18
Museo d'arte contemporanea Lissone
viale padania 6 - fronte stazione FF SS
martedì, mercoledì e venerdì 15-19 / giovedì 15-23
sabato e domenica 10-12/15-19 / lunedì chiuso
www.museolissone.it museo@comune.lissone.mb.it tel. 039 2145174
Sabato 24 marzo, presso il Museo d'arte contemporanea di Lissone si inaugura la mostra MICHELANGELO PISTOLETTO cittadellarte design che, nella città del mobile, focalizza il punto di vista dell'artista torinese sul design.
Dall'idea del Maestro per cui "ogni prodotto assume responsabilità sociale" scaturisce una ricerca che crea oggetti che non perdano di vista l'essere umano, evitando di perdersi in un autoreferenzialità sterile che allontani l'atto creativo del designer tanto dall'arte da cui trae origine, quanto dall'umanità, intesa come punto di partenza e di arrivo dell'atto creativo.
La manifestazione ARTE E DESIGN – le buone pratiche, di cui la rassegna e il workshop in programma a fine mese sono parte centrale, si innesta sull'attività sviluppata negli oltre dieci anni della sua storia dal Museo d'arte contemporanea di Lissone che, mentre persegue un progetto specifico sull'arte e la pittura in particolare - avendo come illustre presupposto l'esperienza storica del Premio Lissone (1946-1967) - propone un percorso interno alle specificità del territorio nel tentativo di valorizzare la cultura dell'artigianato e del design che da sempre caratterizza il sistema produttivo brianzolo.
Al Premio Lissone di pittura, rinato nel 2002 e alle altre rilevanti attività, si affianca nel 2006 il Premio Lissone Design, che richiama ogni due anni i giovani designer di tutto il mondo e propone corsi, incontri e riflessioni focalizzati sul design.
Attraverso il progetto di ampio respiro internazionale "Arte e Design – Le buone pratiche", sottolinea Daniela Ronchi, Assessore alla Cultura, Identità e Tradizioni locali della Città di Lissone, la tematica del design, strettamente correlata alle radici storiche di Lissone e dell'intera Brianza, nonché protagonista del biennale Premio Lissone Design, diviene dunque focus nonché volano per valorizzare e promuovere la ricchezza e le potenzialità del territorio in cui viviamo, non solo a livello artistico-culturale, ma soprattutto a livello economico-produttivo,educativo e sociale.
Fulcro della mostra MICHELANGELO PISTOLETTO cittadellarte design è la documentazione delle varie fasi della ricerca condotta da Michelangelo Pistoletto attraverso quattro decenni di storia dell'arte italiana a partire dalle opere dei primi anni Sessanta. Lo sviluppo artistico del Maestro rende centrale l'intento di coinvolgere direttamente il pubblico all'interno delle opere, così come evidenziato nei quadri specchianti e in altri materiali esposti quali Quadro da pranzo o Struttura per parlare in piedi, nati per essere agìti dal visitatore che arriva a diventarne vero protagonista.
Fondamentale è il confronto diretto che si attiva con le opere del Segno Arte, in cui l'artista contemporaneamente stimola le persone a ricercare una propria forma originale e unica per varcare la soglia dell'arte e con cui, con lo sviluppo del proprio personale segno, Michelangelo Pistoletto rappresenta la "massima estensione del corpo umano", creando un equilibrio nella rappresentazione della figura umana, attraverso cui intuire la necessità di un nuovo rapporto tra l'essere umano e l'ambiente che lo circonda e creando i presupposti per far nascere il "Terzo Paradiso", ponendo l'arte al centro di una trasformazione socialmente responsabile e l'essere umano al centro del processo di cambiamento.
L'intento di Michelangelo Pistoletto è quindi, dichiaratamente, quello di slegare l'opera dell'artista, e del designer, da un autocompiacimento che porti alla sola soddisfazione dell'autore attraverso un esercizio di maniera, collegando invece l'atto creativo alla responsabilità nel migliorare il benessere nel rapporto tra l'uomo e l'ambiente in cui vive.
Come proclamato nel manifesto programmatico Progetto Arte del 1994, il creativo deve "porre l'arte al centro di una trasformazione socialmente responsabile".
In tale contesto si inseriscono la nascita di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e di Love Difference, laboratori in cui il pubblico viene coinvolto, stimolando il senso di responsabilità individuale attraverso l'attività di artisti e creativi. Esempio di tale processo sono tanto il Tavolo Love Difference attorno a cui l'ufficio politica sviluppa gli incontri di promozione del dialogo InterMediterraneo, quanto il percorso individuato dalla mostra, che presenta alcune delle attività che Cittadellarte ha sviluppato negli oltre dieci anni dalla propria fondazione.
Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull'autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, che includono direttamente nell'opera la presenza dello spettatore. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I Quadri specchianti costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica. Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell'Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista. A partire dal 1967 realizza, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che rappresentano le prime manifestazioni di quella "collaborazione creativa" che Pistoletto svilupperà nel corso dei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società. Tra il 1975 e il 1976 realizza un ciclo di dodici mostre consecutive nella stessa galleria di Torino, Le Stanze, il primo di una serie di complessi lavori articolati nell'arco di un anno, chiamati "continenti di tempo". Nel 1978 tiene una mostra nel corso della quale presenta due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: Divisione e moltiplicazione dello specchio e L'arte assume la religione. All'inizio degli anni Ottanta realizza una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Nel corso degli anni Novanta, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell'Università delle Idee, mette l'arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società.
Nel 2002 è Direttore Artistico a Torino di BIG Biennale Giovani.
Nel 2003 è insignito del Leone d'Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l'Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l'artista annuncia quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, "per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d'arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo". Nel 2010 è stato pubblicato il suo libro Il Terzo Paradiso. Nel 2011 è stato Direttore Artistico di Evento 2011 a Bordeaux. Nel 2013 terrà una mostra personale al Museo del Louvre di Parigi.
Sue opere sono presenti nelle collezioni dei maggiori musei d'arte moderna e contemporanea, tra i quali: MOMA, New York; Guggenheim Museum, New York; Beaubourg, Parigi; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma; Museo d'Arte Contemporanea, Seul; Contemporary Art Museum, Toyota; Museo Reina Sophia, Madrid; MACBA, Barcellona; Smithsonian Institute Hirschhorn Museum, Washington; Museo d'Arte contemporanea, Rivoli; Tate Modern, Londra.
Ha partecipato a dodici edizioni della Biennale di Venezia (1966, 1968, 1976, 1978, 1984, 1986, 1993, 1995, 2003, 2005, 2009, 2011) e a quattro della Documenta di Kassel (1968, 1982, 1992, 1997).
Principali mostre personali nei musei
1966: Walker Art Center, Minneapolis; 1967: Palais des Beaux Arts, Brussels; 1969: Boymans van Beuningen Museum, Rotterdam; 1973: Kestner Gesellschaft, Hannover; 1974: Matildenhohe, Darmstadt; 1976: Palazzo Grassi, Venezia; 1978: Nationalgalerie, Berlin; 1979: Rice Demenil Museum, Houston; 1983: Palacio de Cristal, Madrid; 1984: Forte di Belvedere, Firenze; 1988: P.S.1 Museum, New York; Staatliche Kunsthalle, Baden Baden; 1989: Kunsthalle, Bern; Secession, Wien; 1990: Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma; 1991: Museet for Samditkunst, Oslo; 1993: Deichtorhallen, Hamburg; 1994: National Museum of Contemporary Art, Seoul; 1995: Museum des 20. Jahrhunderts, Wien; 1996: Lenbachhaus, Munich; 1997: Museo Pecci, Prato; 1999: MMAO, Oxford; Henry Moore Foundation, Halifax; Galerie Taxispalais, Innsbruch; 2000: GAM, Torino; MACBA, Barcelona; Fondazione Burri, Città di Castello; 2001: Contemporary Museum of Bosnia, Sarajevo; Ludwig Museum, Budapest; 2003: MuHKA, Antwerpen; 2005: Galleria Civica, Modena; 2007: MAMAC, Nice; NCCA, Mosca; 2010: Philadelphia Museum of Art, Philadelphia; 2011: MAXXI, Roma.
Informazioni: museo@comune.lissone.mb.it; tel. 039 7397368
giovedì 22 marzo 2012
Mostra "Surface in Volume" a cura di Margherita Artoni, inaugurazione martedì 3 aprile p.v. ore 18.30 Luce Gallery Torino.
LUCE GALLERY
SURFACE IN VOLUME
A cura di Margherita Artoni
Jonathan Binet
Sarah Crowner
Julian Hoeber
Oliver Laric
William J. O'Brien
Angel Otero
Mika Tajima
Opening Martedì 3 Aprile 2012 ore 18.30
In mostra 3Aprile – 16 Giugno 2012
Luce Gallery è lieta di ospitare la nuova produzione artistica di sette giovani e influenti protagonisti del dipinto contemporaneo. La mostra collettiva, a cura di Margherita Artoni, si propone di scandagliare la componente scultorea del medium pittorico mettendo radicalmente in questione la tradizionale raison d'être dell'arte a due dimensioni, senza tuttavia escludere la possibilità di un'inedita e più complessa coerenza stilistica. L'ipotesi tridimensionale del dipinto viene esplorata dagli artisti con materiali alternativi, tecniche d'avanguardia, insolite geometrie, trasparenze e giustapposizioni cromatiche al fine di inaugurare un linguaggio dall'impronta marcatamente provvisoria attraverso cui la superficie pittorica rompe il margine che la disgiunge dalla scultura occupando un territorio ibrido e proprio per questo così affascinante. Non si tratta dunque di una mera sperimentazione manierista portata all'estremo, ma di una necessità consapevole e latente al tempo stesso che obbliga il pensiero dell'autore a cercare nel filtro gnoseologico del dipinto un'inesauribile strumento di prassi creativa.
Jonathan Binet sovverte la concezione classica dell'opera su tela maturando un'indagine approfondita intorno alle componenti performative del puro processo pittorico, ricondotto al "grado zero" grazie ad importanti accorgimenti tecnici tra cui l'uso iterato dello spray. Nel corpo di lavoro dell'artista francese il gioco oppositivo tra intenzione e caso sposa la centralità instabile del movimento dando vita ad una vera e propria poetica del gesto che suggerisce, di riflesso, un incontro paradossalmente equilibrato tra la sfera temporale del ritmo e quella spaziale del dipinto. Jonathan Binet è nato nel 1984 a Saint-Priest, vive e lavora a Parigi. Mostre selezionate: Gaudel de Stampa (Paris), Treize (Paris), Galeries d'exposition Beaux-Arts (Paris), Chert (Berlin), Galerie Art Concept (Paris), Espace Lohmond (Paris), Maison d'Art Contemporain de Chailloux (Fresnes), Galerie Passage de Retz (Paris). L'artista è rappresentato da Gaudel de Stampa (Paris).
Sarah Crowner si interroga sul ruolo attanziale del dipinto ereditando dalla storia dell'arte (Dada, Bauhaus, Modernismo) e dallo studio dei fondali teatrali un'evidente predisposizione alla pratica artigianale. Forbici, stoffa, macchina da cucito, sono gli strumenti privilegiati dalla Crowner per tessere il collage delle molteplici sfumature che distinguono l'arte dalla messa in scena, la musica dalla poesia, in un fertile dialogo tra osservante e osservato volto a trasformare l'opera pittorica in oggetto spontaneo; il solo mutamento davvero necessario qualora si ambisca a restituire al dipinto un'autentica vitalità plastica.
Sarah Crowner è nata nel 1974 a Philadelphia, vive e lavora a New York. Mostre selezionate: Galerie Nordenhake (Stockholm), Nicelle Beauchene Gallery (New York), Catherine Bastide (Brussels), Helena Papadopoulos (Athens), University Art Museum, University at Albany (New York), Martos Gallery (New York), Eleven Rivington (New York), Kunstverein (Amsterdam), Glenn Horowitz Bookseller (East Hampton), Nordenhake (Berlin), The Whitney Museum of American Art (New York), White Columns (New York).
Julian Hoeber elabora un codice visivo e concettuale che trova le sue radici nell'Op Art e nel tromp l'oeil per evolvere in una sintassi compositiva dal linguaggio altamente multiprospettico le cui principali influenze sono legate alla cultura visiva del cinema, della fotografia e del disegno. Nei dipinti dell'artista le medesime unità modulari vengono riconfigurate in un gran numero di risultanti uniche tramite indicatori alfanumerici che tuttavia rivelano un intrinseco germe di irregolarità pittorica, eliminando in tal modo ogni possibile distinzione tra verità fattuale e illusione sensoriale. L'impiego rigoroso di un determinato sistema matematico diventa quindi il presupposto teorico per la riscoperta del valore artigianale dell'opera e delle implicazioni psicologiche ad essa connesse. Julian Hoeber è nato nel 1974 a Philadelphia, vive e lavora a Los Angeles. Mostre selezionate: Rubell Family Collection (Miami), Western Bridge (Seattle), Silverman Gallery (San Francisco), Blum & Poe (Los Angeles), Hammer Museum (Los Angeles), Praz-Delavallade (Paris), Circus Gallery (Los Angeles), Kavi Gupta (Chicago), Pixel Gallery (Toronto), Rental Gallery (New York).
Oliver Laric governa uno spazio simulacrale al cui interno icone culturalmente condivise vengono manipolate distanziandosi dalla propria connotazione classica. Il lavoro in mostra si compone di diversi strati sovrapposti di piccoli ologrammi circolari, commissionati dall'artista alle fabbriche cinesi di Shenzhen e recanti sulla superficie simboli ben radicati nell'immaginario comune - basti pensare al Pensatore di Rodin, al Discobolo di Fidia e al dio romano Giano. Qui, l'influenza della tecnologia digitale che insiste sull'opera di Laric si palesa nello stile decorativo che origina l'immagine; il "guillochè", comunemente usato per conferire tono originale a prodotti e documenti. Oliver Laric è nato nel 1981 a Innsbruck, vive e lavora a Berlino. Mostre selezionate: Tanya Leighton, (Berlin), Seventeen Gallery, (London), Western Front, (Vancouver), Nordic Biennial, (Norway), Massachusetts Museum of Contemporary Art, (North Adams), Kunsthaus (Graz), New Museum of Contemporary Art (New York).
William J. O'Brien prende in esame la dimensione caotica del vivere contemporaneo servendosi di un'estetica multimediale che tra le diverse possibilità espressive comprende la tecnica del dipinto, naturalmente rivisitata in senso sperimentale. Le tele di O'Brien raccontano l'incessante dialettica tra ordine e caos con un lessico che rifiuta il timido disvelamento del contenuto per favorire una carica formale esplosiva in grado di stimolare la reazione immediata da parte dell'osservatore; vittima e giudice nel contempo di un mondo ermetico in cui l'uomo contempla la propria crisi interiore mentre viene ceduta la parola al potere esperienziale della materia.
William J. O'Brien è nato nel 1975 a Cleveland, vive e lavora a Chicago. Mostre selezionate: Marianne Boesky Gallery (New York), World Class Boxing, (Miami), Acme (Los Angeles), Lisa Cooley Gallery (New York), Espacio 1414 (Santurce), Loyola University Museum of Art (Chicago), The Green Gallery (Milwaukee), The Renaissance Society at The University of Chicago (Chicago), Shane Campbell Gallery (Oak Park IL), Susanne Hilberry Gallery (Detroit).
Angel Otero indaga la sostanza costitutiva dell'opera pittorica delineando una narrativa sospesa tra la diacronia della memoria e la natura sincronica dell'opera d'arte attraverso una chiave interpretativa echeggiante molteplici influenze (l'enfasi materica di David Hammons, l'espressionismo astratto di William De Kooning, o ancora l'energia cromatica di Joan Mitchell) la cui sintesi ultima si estrinseca in un approccio del tutto personale. Nei lavori dell'artista portoricano la "pelle" del dipinto (oil skin) nasce e prende forma indipendentemente dalla tela, che solo al termine dell'intero processo ospita sul proprio "corpo" infinite lenzuola di pittura.
Angel Otero è nato nel 1981 a San Juan, vive e lavora a Brooklyn. Mostre selezionate: Galerie Isa (Mumbai), Istanbul'74 (Istambul), Lehmann Maupin (New York), Chicago Cultural Center (Chicago), Kavi Gupta (Chicago), El Museo del Barrio, (New York), Museum of Contemporary Art (Chicago), Prism (West Hollywood).
Mika Tajima presenta una configurazione geometrica di pannelli in plexiglass densi di sfumature e spesso arricchiti da una ben calibrata trama serigrafica, inaugurando un'universo di significati in cui l'architettura e il pattern strutturale degli oggetti plasmano le attività dell'uomo entro un processo performante quasi inaccessibile dal punto di vista razionale. In particolare, la disposizione a griglia dei pannelli evidenzia il carattere iterativo dell'opera e celebra il superamento del dipinto nell' "altro da sé"; un oggetto la cui superficie nasconde o tradisce l'implicita struttura a guscio. La serie Furniture Art fa riferimento alla Furniture Music di Erik Satie (Musique d'ameublement), caratterizzata da ripetizioni sonore studiate ed eseguite per dare luogo ad una musica di sottofondo funzionale all'accompagnamento emotivo di molteplici occasioni (aural decor).
Mika Tajima è nata nel 1975 a Los Angeles, vive e lavora a Brooklyn. Mostre selezionate: Aspen Art Museum (Aspen), Tensta Konsthall (Stockholm), UT Visual Art Center (Austin), DeCordova Museum (Lincoln), Massimo De Carlo (Milan), Rachel Uffner Gallery (New York), South London Gallery (London), Seattle Art Museum (Seattle), Elizabeth Dee Gallery (New York), The Kitchen (New York), San Francisco Museum of Modern Art (San Francisco).
Orario Galleria: dal Mercoledì al Sabato 15.30 - 19.30
LUCE GALLERY
Corso San Maurizio 25, 10124 Torino
Tel. +39 011 8141011
Ufficio Stampa | Silvia Orlando
silviaorlando@ufficiostampa.to.it
Ph.: 331.3286744
English version
SURFACE IN VOLUME
Curated by Margherita Artoni
Jonathan Binet
Sarah Crowner
Julian Hoeber
Oliver Laric
William J. O'Brien
Angel Otero
Mika Tajima
Opening Tuesday 3 April 2012, 6.30 pm
Open April 3 – June 16 2012
Luce Gallery is proud to present the new artistic output of seven young and influential protagonists of contemporary painting. The group show curated by Margherita Artoni sets out to examine the sculptural component of the medium of painting, radically challenging the traditional raison d'être of two-dimensional art, but without ruling out the possibility of an original, more complex stylistic coherence. The three-dimensional hypothesis of painting is explored by the artists with alternative materials, advanced techniques, unusual geometries, transparencies and chromatic combinations to move toward a language of an openly provisional nature, through which the painted surface can break the barrier that separates it from sculpture and occupy a territory that is hybrid, and fascinating precisely for this character. Not mere mannerist experimentation taken to extremes, but a conscious and at the same time latent need that urges the thinking of the artist to seek a boundless tool of creative praxis in the gnoseological filter of the painting.
Jonathan Binet subverts the classic conception of the work on the canvas, developing in-depth research on the performative aspects of the pure process of painting, taken to "degree zero" thanks to important technical breakthroughs, like the repeated use of spray paint. In the French artist's oeuvre the game of opposition between intention and chance meets the unstable centrality of movement, giving rise to a true poetics of gesture that suggests, in turn, a paradoxically balanced encounter between the temporal sphere of rhythm and the spatial sphere of the painting.
Jonathan Binet was born in 1984 in Saint-Priest, lives and works in Paris. Selected exhibitions: Gaudel de Stampa (Paris), Treize (Paris), Galeries d'exposition Beaux-Arts (Paris), Chert (Berlin), Galerie Art Concept (Paris), Espace Lohmond (Paris), Maison d'Art Contemporain de Chailloux (Fresnes), Galerie Passage de Retz (Paris). The artist is represented by Gaudel de Stampa (Paris).
Sarah Crowner investigates the actantial role of the painting, inheriting a clear leaning towards craftsmanship from the history of art (Dada, Bauhaus, Modernism) and from the study of theater set backdrops. Scissors, fabric, raw linen, raw canvas, painted canvas, sewing machines are Crowner's main tools to weave the collage of multiple shadings that distinguish art from set design, music from poetry, in a fertile dialogue between the observer and the observed designed to transform the painted work into a spontaneous object; the sole mutation truly necessary if one wants to restore authentic plastic vitality to painting.
Sarah Crowner was born in 1974 in Philadelphia, lives and works in New York. Selected exhibitions: Galerie Nordenhake (Stockholm), Nicelle Beauchene Gallery (New York), Catherine Bastide (Brussels), Helena Papadopoulos (Athens), University Art Museum, University at Albany, (New York). Martos Gallery (New York), Eleven Rivington (New York), Kunstverein (Amsterdam), Glenn Horowitz Bookseller (East Hampton), Nordenhake (Berlin), The Whitney Museum of American Art (New York), White Columns (New York).
Julian Hoeber develops a visual and conceptual code that has roots in Op Art and trompe l'oeil, to evolve into a compositional syntax based on a highly multi-perspective language which is inspired by cinema, photography and drawing. In his paintings the same modular units are reconfigured in a large number of unique resultants through alphanumeric indicators that nevertheless also reveal an intrinsic seed of pictorial irregularity, thus eliminating any clear distinction between truth and illusion, physical and optical, factual and sensorial. The rigorous application of a given mathematical system thus becomes the theoretical premise for the rediscovery of the crafted value of the artwork and the psychological implications connected with it.
Julian Hoeber was born in 1974 in Philadelphia, lives and works in Los Angeles. Selected exhibitions: Rubell Family Collection (Miami), Western Bridge (Seattle), Silverman Gallery (San Francisco), Blum & Poe (Los Angeles), Hammer Museum (Los Angeles), Praz-Delavallade (Paris), Circus Gallery (Los Angeles), Kavi Gupta (Chicago), Pixel Gallery (Toronto), Rental Gallery (New York).
Oliver Laric governs a simulacrum-like space in which culturally shared icons are manipulated, migrating away from their classical connotations. The work in the exhibition is composed of different layers of small circular holograms ordered by the artist from the Chinese factories of Shenzhen and showing symbols that are deeply rooted in the collective imaginary, like Rodin's Thinker, the Discus Thrower of Phidias, the Roman god Janus. The influence of digital technology evident in Laric's work is clear in the decorative style that produces the image: the Guilloché often utilized to give an original tone to products and documents.
Oliver Laric was born in 1981 in Innsbruck, lives and works in Berlin. Selected exhibitions: Tanya Leighton, (Berlin), Seventeen Gallery, (London), Western Front, (Vancouver), Nordic Biennial, (Norway), Massachusetts Museum of Contemporary Art, (North Adams), Kunsthaus (Graz), New Museum of Contemporary Art (New York).
William J. O'Brien examines the chaotic dimension of contemporary life, making use of a multimedia aesthetic whose different expressive possibilities include the technique of painting, naturally revised in an experimental direction. O'Brien's canvases narrate the ongoing dialectic between order and chaos with a vocabulary that rejects the timid unveiling of content in favor of an explosive formal energy capable of stimulating the immediate reaction of the observer; victim and judge, at the same time, of a hermetic world in which man contemplates his own inner crisis while passing the reins to the experiential power of material.
William J. O'Brien was born in 1975 in Cleveland, lives and works in Chicago. Selected exhibitions: Marianne Boesky Gallery (New York), World Class Boxing, (Miami), Acme (Los Angeles), Lisa Cooley Gallery (New York), Espacio 1414 (Santurce), Loyola University Museum of Art (Chicago), The Green Gallery (Milwaukee), The Renaissance Society at The University of Chicago (Chicago), Shane Campbell Gallery (Oak Park IL), Susanne Hilberry Gallery (Detroit).
Angel Otero explores the constituent substance of the painted work, outlining a narrative suspended between the diachronism of memory and the synchronic nature of the artwork, through a key of interpretation that reflects multiple influences (the materic emphasis of David Hammons, the abstract expressionism of William De Kooning, or the chromatic energy of Joan Mitchell) whose final synthesis takes the form of an utterly personal approach. In the works of the Puerto Rican artist the "skin" of the painting (oil skin) takes form away from the canvas, which only at the end of the whole process hosts, on its "body", infinite sheets of paint.
Angel Otero was born in 1981 in San Juan, lives and works in Brooklyn. Selected Exhibitions: Galerie Isa (Mumbai), Istanbul'74 (Istambul), Lehmann Maupin (New York), Chicago Cultural Center (Chicago), Kavi Gupta (Chicago), El Museo del Barrio, (New York), Museum of Contemporary Art (Chicago), Prism (West Hollywood).
Mika Tajima presents a geometric configuration of plexiglass panels dense with gradations of spray enamel and often enhanced by a masked linear pattern. Referencing the diagrammatic, the works trigger a universe of meanings from architecture and the structures that shape the activities of man, to paint sample chips and color organizing systems. The grid arrangement of the panels underlines the iterative character of the work and points to the surpassing of the painting as something "other than itself", an object that's surface veils or reveals its shell structure. The series Furniture Art refer to Erik Satie's Furniture Music (Musique d'ameublement) - a series of infinitely repetitive compositions meant to be background music for different occasions (aural decor).
Mika Tajima was born in 1975 in Los Angeles, lives and works in Brooklyn. Selected Exhibitions: Aspen Art Museum (Aspen), Tensta Konsthall (Stockholm), UT Visual Art Center (Austin), Massimo De Carlo (Milan), Sculpture Center (New York), South London Gallery (London), Seattle Art Museum (Seattle), Whitney Museum of American Art (New York), The Kitchen (New York), Formalist Sidewalk Poetry Club (Miami), San Francisco Museum of Modern Art (San Francisco).
Gallery hours: Wednesday to Saturday, 3.30 – 7.30 p.m.
LUCE GALLERY
Corso San Maurizio 25, 10124 Torino, Italy
Ph. +39 011 8141011
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