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Arte e Cultura

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domenica 19 febbraio 2017

ART CAPITAL, TRAMPOLINO DI LANCIO PER ARTISTI D’AVANGUARDIA


ART CAPITAL, TRAMPOLINO DI LANCIO PER ARTISTI D’AVANGUARDIA

Giovanna Tomasi e Welleda Tomasi Cantù da Parigi già proiettate per importanti eventi a Cannes e a New York

Il Grand Palais, location della mostra Art Capital

Parigi, 19 febbraio 2017 – Si è appena concluso al Grand Palais di Parigi Art Capital, il più grande e importante appuntamento internazionale dedicato all’arte, costituito da quattro saloni che si svolgono in contemporanea: il “Salon des Artistes Indépendants”, “Comparaisons”, il “Salon des Artistes Français”e “Dessin & Peinture à l’eau”, in cui ogni anno si incontrano pittori, scultori, incisori, fotografi, architetti e artisti in genere. L’esposizione, che vede protagonisti oltre duemila artisti selezionati e d’avanguardia provenienti da tutto il mondo, è stata visitata in pochi giorni da più di quarantamila persone.
Questa mostra è anche un trampolino di lancio per giovani talenti, come lo sono stati Seurat, Cézanne, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Braque, Léger, Modigliani e Mondrian, che negli ultimi decenni è diventato famoso esponendo in tutto il mondo.
Una kermesse di altissimo livello, a cui hanno partecipato anche una dozzina di artisti italiani, tra cui le parmigiane Giovanna Tomasi e la madre Welleda Tomasi Cantù.
Art Capital, patrocinata dal Presidente della Repubblica francese Francois Hollande, è un evento dinamico e multiforme, proprio come l’arte di Giovanna Tomasi, che ha saputo precorrere i tempi e le modalità di espressione contemporanea, diventando madrina di una nuova corrente artistica denominata "magmatismo", che consiste nel “magmare” gli oggetti del vivere quotidiano, i momenti della vita, fissandoli su diversi supporti e dipingendoli con colori sgargianti come l'oro, l'argento, il viola, il rosa e il verde.
L’artista, prematuramente scomparsa nel 2012, continua a vivere attraverso le sue opere che, grazie alla madre, vengono esposte in importanti mostre d’arte in Italia e all'Estero.

L'artista Giovanna Tomasi con la sua opera "Venere degli Abissi"

L'opera magmata di Giovanna Tomasi esposta ad Art Capital 2017

L’opera di Giovanna Tomasi esposta ad Art Capital si intitola “Attimo magmato”: circolare come il ciclo della vita, rappresenta, la nascita - o meglio la continua rinascita - e l’eternità dello spirito che ci accompagna nella vita terrena e ultraterrena, fissata con i colori dell’oro e dell’argento. Quel “ferma l’attimo” o “carpe diem” che permette di cogliere e immortalare un istante, una sensazione, un vissuto, per renderlo eterno e fruibile nel tempo.
Giovanna è figlia d’arte, cresciuta in un ambiente stimolante e ricco di ispirazioni artistiche. La madre, Welleda Tomasi Cantù, sensibile pittrice proiettata da sempre in una dimensione metafisica, propone nei suoi quadri olio su tela soprattutto natura e soggetti floreali, in particolare girasoli, da cui è particolarmente ispirata. Il fiore qui diventa simbolo e persona, quasi a voler trasporre su tela emozioni fatte di luce, brezza, colori intensi e percezioni olfattive, cariche di pathos e ricordi.

Welleda Tomasi Cantù, pittrice e madre di Giovanna Tomasi
L'opera in esposizione al Grand Palais di Welleda Tomasi Cantù

Per la partecipazione ad Art Capital Welleda Tomasi Cantù ha dipinto un quadro intitolato “Emanazione colorata dello spirito”, che rappresenta lei e la figlia Giovanna salita in cielo, ma presente e viva come l’aria che respira. Un legame forte che continua a vivere attraverso le loro opere e rappresenta concretamente l’amore eterno tra madre e figlia.
Diverse le mostre in Francia a cui hanno partecipato, insieme o singolarmente, le due artiste parmigiane: più volte ospitate alla Camera di Commercio Italiana a Parigi con mostre personali, al Salon Du Patrimoine Culturel al Carousel du Louvre e ininterrottamente dal 2007 ogni anno ad Art Capital, ma anche nel Principato di Monaco.
Nel Palazzo dei Congressi di Montecarlo è tuttora esposta una delle opere di Welleda Tomasi Cantù, donata dalla pittrice alla Principessa Grace Kelly alla fine di una mostra personale, a cui hanno partecipato i regali monegaschi.
Per Welleda Tomasi Cantù il prossimo appuntamento sarà in aprile a New York per la festa della Valtarese Foundation presieduta da Frank Capitelli, in cui verrà messo all’asta un quadro donato dalla pittrice e il cui ricavato andrà a favore dell’Ospedale di Borgotaro.
Le opere di Giovanna Tomasi invece sono state selezionate per partecipare ad un’altra importante esposizione francese che si terrà a Cannes nel mese di giugno.

Francesca Caggiati

venerdì 17 febbraio 2017

Xenos, Abusiv Museum Ex Miralanza Roma

Giuliano Ravazzini
Nemico straniero Amico rituale
Roma Ex Mira Lanza
X E N O S
Migranti, Profughi e Clandestini incontrano l’arte.

Si tratta di un opera site specific,  segnali stradali visibili nei pressi dell’area Ex Mira Lanza a Roma. Il progetto denominato Xenos è la rappresentazione sintetica e simbolica del sentimento che ci accomuna nei confronti dello straniero che arriva nei nostri territori. Un momento di riflessione e di approfondimento sul fenomeno che nonostante il clamore mediatico sostanzialmente ignoriamo.
http://giulianoravazzini.blogspot.it

Il confine è un ostacolo quasi sempre superabile! Non consente transiti che non siano regolamentati, e ha dalla sua  il peso della legge: per scavalcarlo bisogna infrangerla. Una linea immateriale oltre la quale c’è un altro luogo, che si può raggiungere anche se si impegna per non farci passare.  Un invito vietato, oltrepassato il quale provoca  brividi di conquista, e intensa consapevolezza.

Al di là c’è un paesaggio che pur nella similitudine  non  appartiene,  una memoria riscrive e codifica questo oltre con altri significati che riguardano una idea di posto migliore dove stare. Ecco dunque i flussi progressivi di umanità che si spostano verso luoghi già densamente abitati e con abitudini secolarizzate dalla religione e dal diritto romano.

La nostra evidente decadenza assimila il fenomeno e produce solo  attività funzionali ad un miglior sfruttamento (economico e simbolico) delle migrazioni stesse. Quale è il sentimento che realmente prevale verso questo fenomeno apertura e comprensione o paura?

L’artista interviene e dichiara il duplice sentimento che prova con l’opera dal titolo  xenos parola ambigua usata nella grecia antica da Omero  a significare concetti divergenti come "nemico straniero" così come "amico rituale". Un equilibrio fragile la cui stabilità dipende dalla nostra resilienza, immigrare è portare con se stati emozionali del proprio paese di origine, contaminare come una malattia il nuovo ambiente che si destabilizza.
https://www.google.it/maps/place/Xenos+Ex+MIRA+LANZA+Museum/@41.8681659,12.468042,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13258a9cd00d055b:0xc7de3d3007ab0464!8m2!3d41.8671071!4d12.4717733

martedì 14 febbraio 2017

Giovanna Tomasi e Welleda Cantù al Grand Palais di Parigi per Art Capital


Artiste parmigiane al Grand Palais di Parigi per Art Capital

La madrina del magmatismo Giovanna Tomasi continua a vivere attraverso le sue opere grazie alla madre Welleda Tomasi Cantù

Giovanna Tomasi all'Isola d'Elba con alcune delle sue opere "magmate"

Parigi, 14 febbraio 2017 - L’arte è eterna, l’arte è per sempre. E attraverso la sua arte Giovanna Tomasi, madrina della corrente artistica denominata magmatismo, continua a vivere e vivrà per sempre.

Il prossimo appuntamento che la vede protagonista, insieme alla madre Welleda Tomasi Cantù - anch'essa pittrice - è Art Capital, la mostra d’arte di riferimento nell'ambiente artistico internazionale, che si tiene dal 15 al 19 febbraio a Parigi.

Art Capital, che dal 2006 viene allestita nella dimora storica del Grand Palais, è la prima e più importante mostra d’arte nella capitale francese, un momento unificante a cui partecipano artisti provenienti da tutto il mondo e rappresentanti le diverse tendenze artistiche emergenti.

Un evento dinamico e multiforme, come l’arte di Giovanna Tomasi, che ha saputo precorrere i tempi e le modalità di espressione artistica contemporanea.

Art Capital rappresenta la vetrina per eccellenza di tutte le forme e correnti della attuale produzione artistica: pittori, scultori, incisori, fotografi, architetti, talenti in genere si incontrano ogni anno a Parigi dal 1884.

Giovanna Tomasi, commemorata pochi mesi fa alla Chiesa degli Artisti di Roma a quattro anni dalla prematura scomparsa, esporrà un’opera circolare, magmata con i colori oro e argento, rappresentante la nascita o meglio la continua rinascita e l’eternità dello spirito che ci accompagna nella vita terrena e ultraterrena.

L'opera di Giovanna Tomasi al Grand Palais

L’artista parmigiana, a pieno titolo, può essere considerata la fautrice della nuova corrente artistica denominata “Magmatismo”, che consiste nel “magmare” appunto gli oggetti del vivere quotidiano, i momenti della vita, fissandoli con l'oro, l'argento e il rame. 

Quel “ferma l’attimo” o “carpe diem” che permette di cogliere e immortalare un istante, una sensazione, un vissuto, per renderlo eterno e fruibile nel tempo.


Tante le sue partecipazioni ad importanti eventi artistici parigini: varie edizioni di Art Capital e del Salon du Patrimoine Culturel che si tiene al Carousel du Louvre, ma anche importanti esposizioni a Montecarlo, Firenze e Roma, diventata la sua residenza principale negli ultimi anni.

In realtà, Giovanna Tomasi è sempre stata cittadina del mondo, spesso in viaggio tra la Capitale, Parma sua città natale, e l'amata Isola d’Elba, dove trascorreva fin da piccola le vacanze estive e creava le sue opere più significative, come la “Venere degli Abissi”.

Un'artista complessa e poliedrica, mai banale o scontata, sempre pronta a mettersi in discussione e aperta a nuovi stimoli e agli influssi provenienti da altre arti, come la musica o la fotografia.

Giovanna è figlia d’arte, cresciuta in un ambiente stimolante e ricco di ispirazioni artistiche.

Welleda Tomasi Cantù, madre di Giovanna Tomasi


L'opera di Welleda Tomasi Cantù, preparata per la partecipazione ad Art Capital 2017

La madre, Welleda Tomasi Cantù, sensibile pittrice di origine parmigiana, ma proiettata da sempre ad una dimensione metafisica, propone nei suoi quadri, olio su tela, soprattutto natura e soggetti floreali, in particolare dipinge girasoli, a cui è particolarmente legata.

Il fiore diventa simbolo e persona, quasi a voler trasporre su tela emozioni fatte di luce, brezza, colori intensi e percezioni olfattive, cariche di pathos e ricordi.

Per la partecipazione ad Art Capital Welleda Tomasi Cantù ha preparato un quadro che rappresenta lei e la figlia Giovanna,  salita in cielo, ma presente e viva come l’aria che respira. 

Un legame forte che continua a vivere attraverso le loro opere e rappresenta concretamente l’amore eterno tra madre e figlia.


Francesca Caggiati

venerdì 3 febbraio 2017

AL TEATRO MARCONI DI SCENA UNA STREPITOSA SANDRA MILO

L'icona felliniana  del nostro cinema in una straordinaria interpretazione comica

Debutto con successo per Sandra Milo al teatro Marconi di Roma con lo spettacolo 100 mq. 

L'attrice, 84 anni a marzo, ha sorpreso il pubblico presente con un'interpretazione convincente, spontanea, dotata di naturale energia ed appeal comunicativo. 

Al suo fianco i bravi Giorgia Wurth ed Emiliano Reggente. Ma a farla da padrona in scena è lei, la Sandrocchia nazionale, icona del cinema anni 60, utilizzata dal visionario Federico Fellini per le sue doti da donna formosa e sopra le righe (grazie al quale vinse due nastri d'argento per "8 e 1/2" e "Giulietta degli spiriti"). La commedia, di Juan Carlos Rubio
(traduzione di Pino Tierno e Valentina Martino Ghiglia) mette a confronto due generazioni: Carmen ottantenne, svampita, innamorata sempre del suo primo amore e dei suoi abiti, nonché della vita stessa, nonostante problemi cardiaci e Sara, una quasi quarantenne, poco incline al divertimento e con un matrimonio in crisi. 

Sara compra l'appartamento di Carmen con la formula della nuda proprietà (cioè ne entrerà in possesso solo alla sua morte) grazie alla consulenza, un po' maldestra, di un immobiliarista (Emiliano Reggente) non proprio tagliato per questa professione. 

Tra le due donne nasce un confronto non solo generazionale, ma anche di diverse sensibilità, con una complicità molto originale. 

Tra battute e momenti di riflessione la commedia scorre senza esitazioni verso il finale con qualche colpo di scena di sicuro effetto. 

Regia di regia di Siddhartha Prestinari ,disegno luci di Pietro Petronelli, scene di Mauro Paradiso

Teatro Marconi
viale Guglielmo Marconi 698e (parcheggio interno)

dal 2 al 12 febbraio
dal giovedì alla domenica

Biglietto Intero 20.00 Ridotto 14.00
Martedì, Giovedì, Venerdì e Sabato ore 21,00
Domenica ore 17,30

(Angelo Antonucci)

TAOBUK - Taormina International Book Festival | VII edizione “Padri & Figli”, 24/28 giugno 2017

La VII edizione di Taobuk Taormina International Book Festival  si terrà a Taormina dal 24 al 28 giugno 2017 e sarà dedicata al tema "Padri & Figli". 


La VII edizione del Festival Internazionale del libro Taobuk, la manifestazione che pone al centro la letteratura, in dialogo con le altre espressioni della cultura, dal cinema alla musica, dal teatro alle arti visive, dal grande giornalismo all'enogastronomia, si svolgerà a Taormina dal 24 al 28 giugno 2017.  

L'ideatrice e presidente di Taobuk è Antonella Ferrara, il direttore artistico Franco Di Mare.     

L'edizione di quest'anno è dedicata al tema "Padri & Figli".  

Cosa abbiamo ricevuto in eredità e cosa vogliamo rendere alle generazioni future, in quel delicatissimo passaggio del testimone che si chiama civiltà? 

'Chi sono' ergo 'da dove vengo'? 
Sono solo alcune delle domande attorno a cui ruoterà il tema della prossima settima edizione di Taobuk, che affronterà la questione della trasmissione di saperi e identità, laddove la figura del padre è intrinsecamente correlata a quella del maestro.      

Anche quest'anno ci saranno scrittori, giornalisti, filosofi, artisti, esponenti della società civile e politica, sia italiani sia internazionali, che parteciperanno a incontri, tavole rotonde, momenti musicali e di spettacolo, reading, mostre di arte e fotografia, botteghe del gusto, itinerari turistici, proiezioni di film, corsi di scrittura.     

Taobuk - Taormina International Book Festival ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica ed è patrocinato dal Mibact-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.  

È sostenuto e promosso da Regione Siciliana - Assessorato Turismo Sport e Spettacolo, Dipartimento Turismo Sport e Spettacolo e Ufficio Speciale per il Cinema e l'audiovisivo, nell'ambito del programma Sensi Contemporanei, Sicilia Film Commission, Assessorato Beni Culturali e all'Identità Siciliana, Comune di Taormina, Associazione Albergatori di Taormina, Agenzia Nazionale per i Giovani, Federalberghi; e con il contributo di: Parco Archeologico di Naxos; Università degli Studi di Messina; Teatro Massimo Bellini di Catania; Taormina Arte, Fondazione Bonino Pulejo, Consiglio Nazionale Forense, Ordine degli Avvocati di Messina. 

Media partner di Taobuk sono Rai e Rai1.     

Info: www.taobuk.it


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Inaugurazione dell'installazione artistica di Pietro De Scisciolo alla Cantina Gentile, Cassano delle Murge, BA



presenta


  

Inaugurazione dell'installazione artistica di Pietro De Sciscioloa cura di Liliana Tangorra
10 febbraio 2017 ore 19.00 - Cantina Sociale Luca Gentile, Via Grumo 1, 70020, Cassano delle Murge, BA

L'
Apulia Land Art Festival chiude ufficialmente la sua IV Edizione dal titolo "Gutta cavART lapidem", e lo fa continuando il suo lavoro di portare l'arte fuori dai comuni schemi e invadendo luoghi spesso ameni all'arte, come le aziende. 
Dopo le Vetrerie Meridionali di Castellana Grotte, questa volta l'Apulia entra negli inebrianti locali della Cantina Sociale Luca Gentile di Cassano delle Murge dove il prossimo 10 febbraio presenterà al pubblico l'opera d'arte espressamente ideata e realizzata per l'edizione 2016 del festival dallo scultore italiano di fama mondiale Pietro De Scisciolo.

Contatti
direzione@apulialandartfestival.it
www.apulialandartfestival.it

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giovedì 2 febbraio 2017

Cultur-e rilancia online i Musei Vaticani


È online il nuovo portale
dei Musei Vaticani


Cultur-e ha progettato e seguito con grande impegno ogni aspetto della sua realizzazione: una nuova user experience pensata in chiave mobile, web identity e progetto grafico, una nuova architettura dell'informazione che valorizza visite, didattica e servizi.


Per approfondire leggi la news



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Fausta Squatriti. SE IL MONDO FOSSE QUADRO, SAPREI DOVE ANDARE... | Conferenza stampa giovedì 9 febbraio, ore 12, Triennale di Milano














Fausta Squatriti
SE IL MONDO FOSSE QUADRO, SAPREI DOVE ANDARE…


CONFERENZA STAMPA: 9 FEBBARIO 2017
Triennale di Milano, ore 12.00
a seguire visita alle tre sedi



INAUGURAZIONE: 9 FEBBRAIO 2017
Triennale di Milano, ore 18.00
Gallerie d'Italia, ore 18.30
Nuova Galleria Morone, ore 19.00


La città di Milano rende omaggio all'artista Fausta Squatriti, che a Milano è nata nel 1941, con
"Se il mondo fosse quadro, saprei dove andare…", un progetto a cura di Elisabetta Longari articolato in tre mostre parallele: alla Triennale di Milano, alle Gallerie d'Italia – Piazza Scala, con la co-curatela di Francesco Tedeschi e alla Nuova Galleria Morone, con la co-curatela di Susanne Capolongo. Ognuna delle tre mostre è un unicum, legata alle altre da un filo conduttore che connette tra loro le opere realizzate in diversi periodi dall'artista durante il suo articolato percorso, a partire dal 1957 fino al 2017.
Pur non volendo essere una retrospettiva esauriente della vasta e differenziata ricerca condotta in oltre sessant'anni di lavoro, il progetto permette di entrare in contatto con modalità e processi creativi di un'artista molto speciale, capace di intuizioni anticipatrici di successive tendenze e a suo agio nell'utilizzo, sempre profondo e originale, di molteplici linguaggi, dalle arti visive, alla poesia, alla narrazione fino alla saggistica.






Per informazioni, immagini e materiale stampa:
Lara Facco P&C
Viale Gian Galeazzo 25 – 20136 Milano
T. +39 02 36565133 | E. press@larafacco.com


Triennale di Milano
Viale Alemagna, 6 - Milano
dal 10 febbraio al 5 marzo 2017
www.triennale.org 

Gallerie d'Italia
Polo Museale e culturale di Intesa Sanpaolo
Piazza della Scala, 6 - Milano
dal 10 febbraio al 2 aprile 2017
www.gallerieditalia.com

Nuova Galleria Morone
Via Nerino, 3 - Milano
dal 10 febbraio al 2 aprile 2017
www.nuovagalleriamorone.com




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mercoledì 1 febbraio 2017

Collezione Giuseppe Iannaccone. Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé | La Triennale di Milano | 1 febbraio - 19 marzo 2017


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COLLEZIONE GIUSEPPE IANNACCONE
ITALIA 1920-1945
UNA NUOVA FIGURAZIONE E IL 
RACCONTO DEL SÉ

1 FEBBRAIO – 19 MARZO 2017

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Francesco Menzio, Ritratto di giovane, 1929, olio su tela
La Triennale di Milano e Giuseppe Iannaccone
sono lieti di annunciare

COLLEZIONE GIUSEPPE IANNACCONE
ITALIA 1920-1945
UNA NUOVA FIGURAZIONE E IL RACCONTO DEL SÉ
a cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini

Promossa da Fondazione Triennale di Milano e Giuseppe Iannaccone
Direzione Artistica Settore Arti Visive Triennale Edoardo Bonaspetti

La Triennale di Milano
1 febbario – 19 marzo 2017


La Triennale di Milano e Giuseppe Iannaccone sono lieti di annunciare Collezione Giuseppe Iannaccone. Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé, una mostra a cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini – curatrice della Collezione Giuseppe Iannaccone – promossa dalla Fondazione Triennale di Milano e da Giuseppe Iannaccone, parte del programma del Settore Arti Visive della Triennale diretto da Edoardo Bonaspetti.

La mostra, che aprirà dal 1 febbraio al 19 marzo 2017, espone per la prima volta in pubblico una selezione di 96 opere realizzate tra il 1920 e il 1945 della collezione privata dell'Avvocato Giuseppe Iannaccone, acquisite e scelte personalmente dal collezionista nel periodo compreso tra il 1992 – anno del suo primo acquisto – e il 30 novembre 2016.

Giuseppe Iannaccone inizia a collezionare alla fine degli anni Ottanta, per passione e curiosità, e trova nell'arte un rifugio intimo e personale, un luogo dell'anima accessibile solo a lui dove ricevere conforto e sostegno al di fuori della vita di tutti i giorni. Il suo interesse si concentra subito sull'arte italiana tra le due guerre, catturato dalla capacità degli artisti "non allineati", al di fuori dei canoni di Novecento e del ritorno all'ordine, di cogliere la profondità dell'animo umano in tutte le sue sfaccettature. Gli artisti – Birolli, Guttuso, Mafai, Pirandello, Scipione, Vedova… – e le loro opere diventano così compagni di viaggio, le loro biografie e le loro vicende umane e professionali diventano stimolo per continui studi e ricerche, nel tentativo di ricostruire un percorso non ancora così esplorato dalla storia dell'arte ufficiale, ma senza nessuna pretesa di completezza o esaustività. L'incontro con alcune personalità influenti, come Elena Pontiggia, Claudia Gian Ferrari o Zeno Birolli, con cui negli anni inizia a confrontarsi, lo convincono sempre di più dell'importanza di perseguire la strada dettata dal proprio istinto, alla ricerca non tanto di grandi nomi da aggiungere alla propria collezione, ma di grandi opere di quegli artisti nella cui umanità si rispecchia. Per l'Avvocato Iannaccone l'opera d'arte è qualcosa di sublime, che alimenta lo spirito e che astrae lo spettatore, finché la contempla, fino a donare un'emozione senza tempo. Negli anni la sua raccolta è cresciuta senza seguire apparentemente un preciso ordine storico-cronologico, ma affidandosi a un gusto che si è andato raffinando e a un sapere sempre più qualificato, lontano dalle mode del momento, libero dalle responsabilità e dai vincoli didattici a cui un museo pubblico dovrebbe rispondere se volesse rappresentare il periodo tra le due guerre, senza preoccuparsi del mercato, arrivando spesso a opere decisive di artisti che per qualità pittorica e datazione aprirono la strada a un nuovo modo di fare pittura, segnando un momento significativo di cambiamento.

La mostra si apre con un'opera del 1920 di Ottone RosaiL'Attesa. Crollato il mito metropolitano futurista della 'città che sale', Rosai si volge verso un arcaismo della forma, di retaggio masaccesco, riletto nella semplificazione volumetrica di Cézanne. L'artista ritrae quartieri popolari abitati da figure il cui verismo fisiognomico è sublimato partendo dal dato di natura per poi superarlo, indagandone pittoricamente la sostanza interiore e spirituale.
Il percorso espositivo si articola poi in nuclei tematici che raggruppano opere di artisti che hanno gravitato attorno a scuole e movimenti o che semplicemente hanno condiviso momenti ed esperienze, accomunati da affini sensibilità. Si comincia con la Scuola di via Cavour – uno dei numerosi gruppi sorti tra il 1925 e il 1945 in opposizione al cosiddetto 'ritorno all'ordine' promosso dal gruppo "Novecento Italiano" di Margherita Sarfatti – che con il suo rifiuto dell'astrazione e dell'eroismo littorio ricolloca al centro della propria ricerca l'uomo, annullato nel manichino postmetafisico o nel 'mito della stirpe' della classicità monumentale novecentista. Le opere esposte di Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione, reali promotori del gruppo romano, sono accomunate da un linguaggio in opposizione al conformismo ufficiale, un linguaggio prevalentemente espressionista che troverà presto evoluzione nella pittura tonalista di artisti come Fausto PirandelloRenato Guttuso e Alberto Ziveri, compagni di strada degli artisti della Scuola di Via Cavour e insieme a loro originali protagonisti del rinnovamento pittorico tra le due guerre. Dalla seconda metà degli anni Venti, la ricerca di una pittura giocata su essenziali stesure cromatiche sarà superata dai tre artisti per intraprendere, ciascuno sulla base della propria inclinazione e sensibilità, un più diretto e intenso lavoro di scavo nel reale.
Il percorso prosegue con un'opera di Tullio Garbari del 1931, che apre a una selezione di opere dei Sei di Torino – Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio – gruppo formatosi alla fine degli anni Venti presso lo studio di pittura di Felice Casorati. Le fonti e le predilezioni visive condivise dai Sei proiettano il gruppo verso una modernità pittorica di respiro europeo, soprattutto francese, con schemi compositivi semplici ed essenziali ma dal ritmo chiaro e vivace, anti-monumentale e intimista, che prendono definitivamente le distanze dalla retorica dell'arte di regime. I soggetti ritratti rivelano una predilezione per la sfera quotidiana e per il mondo degli affetti, che si riflette tanto nei paesaggi urbani e naturali attraverso cui i pittori torinesi riabilitano un genere considerato allora marginale, quanto nelle figure e nei nudi rappresentati in chiave antieroica, aperta al divenire della vita. Le stesse istanze post-impressioniste sostenute dai Sei di Torino vengono abbracciate anche dai Chiaristi lombardi, un gruppo di artisti che gravita attorno alla galleria Il Milione di Milano: Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Umberto Lilloni, con Adriano di Spilimbergo e, successivamente, Cristoforo De Amicis difendono una comune tendenza pittorica caratterizzata dall'uso di colori chiari, stesi in punta di pennello, giocata su gamme delicate per soggetti paesistici o per ambientazioni piccolo-borghesi e popolari, con un tratto quasi infantile, volutamente antiplastico, memore del primitivismo teorizzato da Leonello Venturi nell'omonimo testo del 1926.
Un'intera sala dedicata alle opere di Renato Birolli è lo snodo successivo, che anticipa l'esperienza di Corrente, rivista quindicinale fondata a Milano dall'allora diciassettenne Ernesto Treccani nel gennaio del 1938, alle soglie del secondo conflitto mondiale. Attorno al periodico si costituisce l'omonimo movimento artistico e intellettuale di poeti e scrittori (Nino Savarese, Vittorio Sereni, Elio Vittorini), critici (Sandro Bini, Raffaele De Grada, Umberto Silva) e filosofi (Luciano Anceschi, Enzo Paci, Luigi Preti). Luogo di confronto e dibattito, in cui una comune coscienza di libertà e di azione culturale è attenta alle tendenze più aggiornate della cultura artistica europea contemporanea, Corrente si oppone all'autarchia e all'isolamento nazionalista delle politiche culturali fasciste. Contrario alla pittura retorica e celebrativa sostenuta dal Premio Cremona, istituito nel 1939 dal gerarca Roberto Farinacci, il gruppo riunisce le forze innovatrici di giovani pittori e scultori di tendenze figurative tra le più eterogenee, il cui principale punto di riferimento è Guernica di Pablo Picasso: l'opera del 1937, ispirata ai fatti della guerra civile spagnola, diventa il simbolo di un'arte dell'impegno etico e civile in chiave risolutamente antifascista.
Una mostra organizzata presso la Galleria Il Milione nel 1933 anticipa il clima di opposizione al regime che contraddistinguerà poi il gruppo e vede la partecipazione di Aligi Sassu, Renato Birolli, Giacomo Manzù e Luigi Grosso. Anche Renato Guttuso ha nel frattempo instaurato intensi rapporti con Milano, a seguito anche della collettiva di pittori siciliani ospitata sempre alla Galleria Il Milione. Tr e anni più tardi il gruppo si amplia, con l'adesione di Giuseppe Migneco, Arnaldo Badodi e Italo Valenti. Dopo il 1940 si uniranno al movimento anche Bruno Cassinari, Ennio Morlotti e, qualche tempo dopo, Emilio Vedova. Nel giugno del 1940 la rivista è soppressa dalle autorità fasciste, ma Corrente continua la sua attività come spazio espositivo (la Bottega degli Artisti di Corrente in via della Spiga 9, a Milano), presieduta da Duilio Morosini, sostenuta e promossa dal collezionista sorrentino, ma genovese d'adozione, Alberto Della Ragione.
Il percorso prosegue con un focus su Filippo De Pisis. Lontano, come Rosai, dai canoni artistici ufficiali, De Pisis avvia il suo percorso artistico nella nativa Ferrara, dove conosce i fratelli De Chirico e Carlo Carrà, rimanendo suggestionato dall'atmosfera di enigmatica e intensa sospensione della loro pittura. Trasferitosi a Roma, segue dapprima la sua inclinazione letteraria, ma i nuovi stimoli pittorici recepiti durante il soggiorno romano (quando matura la decisione di dedicarsi alla pittura) si fanno ancora più intensi a seguito del trasferimento a Parigi nel 1925, attraverso l'elaborazione di uno stile personale e moderno in cui confluiscono con originalità suggestioni visive della grande tradizione colorista italiana, della pittura impressionista e della tavolozza di Soutine, di Matisse e dei Fauves, alle quali si aggiungerà poi la lezione di Turner (appresa direttamente durante i suoi soggiorni londinesi degli anni Trenta). I soggetti prediletti da De Pisis sono i fiori e le nature morte, in cui riesce a fissare, con immediatezza, le emozioni che gli trasmettono gli oggetti, anche quelli più umili e fragili, cui affida la sua viva e intima visione esistenzialista della realtà. Rientrato in Italia a causa della guerra, De Pisis si stabilisce a Milano: la sua casa, come lo erano state in precedenza quelle di Roma e Parigi, diventa un punto di ritrovo per amici, poeti, letterati e pittori. Appartengono a questo periodo i dipinti di scene intime e domestiche pervase da una arcana sensualità, le brulicanti vedute milanesi e le nature morte cariche di oscuri presagi.
A chiudere la mostra l'opera del 1942 di Emilio Vedova Il Caffeuccio Veneziano, che con la sua fattura ruvida e l'atmosfera irrespirabile segna un punto di non ritorno. Il quadro esposto all'ultima edizione del Premio Bergamo, è sembrato ai giovani del gruppo di Corrente un vero e proprio detonatore anticlassico: non si poteva costruire, in piena guerra, una pittura nuova, "moderna", se non prima distruggendo i valori di quella che era andata di moda per vent'anni.

Accompagna la mostra il volume Collezione Giuseppe Iannaccone. Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé, un ricchissimo catalogo ragionato, edito da Skira, dedicato alla parte della Collezione Giuseppe Iannaccone riguardante le opere realizzate dal 1920 al 1945 e acquistate dal collezionista fino alla data del 30 novembre 2016.
Il volume ricostruisce per ogni opera dettagli interessanti e talvolta inediti, grazie all'ampia raccolta e schedatura scientifica realizzata fin dal primo acquisto nel 1992. La prima parte del libro – con una prefazione di Giuseppe Iannaccone, un'intervista di Alberto Salvadori al collezionista e un testo di Rischa Paterlini, curatrice della collezione – è dedicata al collezionista, alla sua personale visione della storia dell'arte che ha prodotto un racconto il più fedele possibile della vita e delle scelte che hanno caratterizzato questa collezione. A seguire, Flavio Fergonzi introduce allo scorcio storico dei venticinque anni che interessano questo periodo della collezione con un testo che propone e analizza dodici temi critici per l'arte italiana; seguono i saggi di Fabio Benzi, Giorgina Bertolino, Paola Bonani, Fabrizio D'Amico, Lorella Giudici , Mattia Patti, Elena Pontiggia e Carlo Sisi, studiosi che hanno letto, studiato e indagato la collezione analizzando minuziosamente le vicende culturali e storico-artistiche degli anni dal 1920 al 1945. Corredano il volume le schede delle opere, in ordine alfabetico, intervallate da testi nei quali è narrata la storia che ha portato le opere in collezione o il rapporto del collezionista con gli artisti e con persone che sono state fondamentali nella costruzione della raccolta. Segue infine una ricca sezione di apparati, composta da un Regesto delle opere con tutti i dati tecnici necessari al fine di una ricostruzione storico-scientifica; da una Cronologia storico-critica, riferita all'arco temporale 1920–1945, nella quale sono riportati avvenimenti della storia politica e sociale italiana, dati biografici, mostre, premi e pubblicazioni riguardanti gli artisti della collezione e un'antologia critica per ciascuna opera; da un Regesto delle mostre, dove sono state ordinate per data le mostre a cui le opere hanno partecipato; e infine dalla Bibliografia, in ordine alfabetico per autore, che raccoglie, oltre ai volumi, la stampa quot idiana, quella periodica e i cataloghi delle mostre.

Durante il periodo di apertura al pubblico, una serie di attività arricchiranno il percorso di visita, offrendo ai visitatori interessanti occasioni di approfondimento.
Un ciclo di tavole rotonde con gli autori dei saggi in catalogo e i più importanti studiosi d'arte del periodo storico tra le due guerre verrà organizzato con appuntamenti a cadenza settimanale, ogni martedì alle 18.30. Il primo di questi appuntamenti sarà dedicato alla figura del collezionista, e con l'occasione verrà presentato il volume edito da Skira che uscirà in concomitanza con la mostra.
Inoltre, un calendario di incontri e visite guidate dedicate agli studenti universitari si aggiungerà alle normali attività didattiche organizzate e coordinate dal Dipartimento Educativo della Triennale.
Infine, all'interno delle sale verrà proiettato un docu-film che racconterà i diversi aspetti del periodo artistico tra le due guerre.

La mostra Collezione Giuseppe Iannaccone. Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé è realizzata sotto il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della Regione Lombardia, del Comune di Milano e della Camera di Commercio di Milano; con il sostegno di Fondazione Credito Bergamasco, Lamborghini Milano; con la sponsorizzazione di AXA Art, Cassina e Open Care. Media partner Artshell e Marie Claire Maison. Catalogo Skira. Si ringrazia Tenuta Sarno 1860. 

Il progetto grafico della mostra è a cura di Mousse Agency, l'allestimento a cura dello studio Oblò Architetti.




Informazioni
Collezione Giuseppe Iannaccone
Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé
a cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini
Direzione artistica: Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale ArteConferenza Stampa: 31 gennaio, ore 11.30
Inaugurazione: 31 gennaio, ore 18.30
Apertura al pubblico: 1 febbraio – 19 marzo 2017
Ingresso libero


Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
20121 Milano
T. +39 02 724341
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