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Arte e Cultura

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lunedì 17 febbraio 2014

"Questioni di famiglia", Strozzina (FI), dal 14 marzo 2014

QUESTIONI DI FAMIGLIA
Vivere e rappresentare la famiglia oggi


Artisti: Guy Ben-Ner, Sophie Calle, Jim Campbell, John Clang, Nan Goldin, Courtney Kessel, Ottonella Mocellin+Nicola Pellegrini, Trish Morrissey, Hans Op de Beeck, Chrischa Oswald, Thomas Struth

14 marzo-20 luglio 2014

Anteprima stampa: giovedì 13 marzo 2014, ore 12.00 / Inaugurazione: giovedì 13 marzo 2014, ore 19.00


Centro di Cultura Contemporanea Strozzina

Palazzo Strozzi, Firenze

A cura di Franziska Nori e Riccardo Lami


Questioni di famiglia. Vivere e rappresentare la famiglia oggi è la nuova mostra del CCC Strozzina, curata da Franziska Nori e Riccardo Lami, che attraverso le opere di undici artisti internazionali (Guy Ben-Ner, Sophie Calle, Jim Campbell, John Clang, Nan Goldin, Courtney Kessel, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Trish Morrissey, Hans Op de Beeck, Chrischa Oswald, Thomas Struth) propone una riflessione sul concetto di famiglia nel mondo contemporaneo. 



Ogni individuo ha una propria personale esperienza di famiglia, ma quando andiamo a cercare una definizione condivisa che cosa intendiamo con questo termine? La sua apparente naturalezza trova un fondamento nell’articolo 29 della Costituzione italiana, dove si afferma che “la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”. 
uttavia, come provocatoriamente afferma la sociologa Chiara Saraceno, “non vi è nulla di meno naturale della famiglia”. Questo concetto si è sempre trasformato nel corso dei secoli, ponendosi come specchio ma anche come strumento attivo delle trasformazioni della società: dalla familia latina al concetto di stirpe nobiliare, fino alla famiglia borghese dell’Ottocento. Negli ultimi decenni, stiamo vivendo una ulteriore evoluzione di questo concetto. Fenomeni come la bassa natalità, la secolarizzazione, la crisi dell’istituto del matrimonio, il nuovo ruolo della donna, l’affermazione sociale e politica delle unioni omosessuali hanno aperto dibattiti e riflessioni in una re-definizione dell’immagine e del funzionamento stesso della famiglia. 


Questioni di famiglia propone un’analisi delle dinamiche e delle immagini che caratterizzano una famiglia e ciò che si nasconde dietro di essa. I video, le fotografie e le installazioni in mostra affrontano e decostruiscono questo concetto unendo la soggettività autobiografica di ciascun artista a una ricerca di significato condiviso su quei legami culturali, morali, etici, biologici che ancora oggi definiscono e individuano una famiglia.


Nucleo fondamentale è la riflessione sul genere del ritratto con opere del maestro della fotografia tedesca Thomas Struth, i ritratti performativi di Trish Morrissey che, come un’intrusa, si inserisce in famiglie altrui, le opere realizzate tramite webcam di John Clang o i ritratti con luci LED di Jim Campbell. Questioni di famiglia investiga anche connessioni e dinamiche tra le persone tramite il lavoro di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini con un’installazione che crea una narrazione visiva e auditiva sulla famiglia, o i video di artisti come Guy Ben-Ner e Hans Op de Beeck, mentre le opere di Chrischa Oswald e Courtney Kessel affrontano i fragili equilibri e i contrasti nel rapporto madre-figlia. Completano infine la mostra opere di celebri artiste contemporanee come Nan Goldin e Sophie Calle, che attraverso i loro due stili contrapposti portano a riflettere sul significato di parole come “padre”, “madre” e “figlio” tramite immagini che evocano ricordi, affetti e relazioni individuali che acquisiscono significati universali. La mostra diventa un’occasione per affrontare un tema personale e intimo nella vita di ogni individuo, un luogo primario di socializzazione ed educazione, ma anche di disuguaglianze e contraddizioni.


LA MOSTRA

Il ritratto di famiglia costituisce il punto di partenza della mostra: Thomas Struth (Germania, 1954) lavora su questo tema con opere che ritraggono gruppi familiari di provenienze e contesti socio-culturali diversi. Ogni fotografia nasce da un incontro specifico dell’artista con le famiglie di amici, colleghi o conoscenti ritratti nei rispettivi spazi domestici. Ogni opera diviene una sorta di lente di ingrandimento tramite cui far emergere la specificità ma anche il valore esemplare di ogni famiglia, riflettendo sulla costruzione dei ruoli e sulla naturalità delle relazioni tra i suoi diversi membri. 


Nan Goldin (USA, 1953) presenta una selezione di opere specificamente elaborata dall’artista stessa per la mostra: l’installazione Fire Leap, per la prima volta esposta in Italia, uno slide show di immagini di bambini incontrati nel corso della sua vita dal 1979 a oggi e una serie di otto fotografie realizzate tra il 1999 e il 2012. Il tema della famiglia emerge in questo viaggio per immagini attraverso connessioni e relazioni che legano la fotografa ai suoi soggetti: la propria madre, amici o conoscenti colti nella loro dimensione domestica e privata. Celebre per uno stile fortemente diretto e realistico, Nan Goldin usa la fotografia come un diario visivo delle sue esperienze personali, uno strumento per la creazione e la testimonianza di relazioni, incontri e momenti di vita condivisi.


La serie Front di Trish Morrissey (Irlanda, 1967) testimonia un approccio performativo al genere del ritratto. In viaggio su spiagge inglesi e australiane, Morrissey incontra gruppi familiari o comitive di amici di cui realizza un ritratto fotografico sostituendosi alla figura femminile presente, solitamente una madre. Quasi come un’intrusa, l’artista crea immagini in cui la sua persona diviene il fulcro di una rappresentazione solo apparentemente naturale. Le sue opere diventano una ironica riflessione sulla artificialità di ruoli e immagini della famiglia, a cavallo tra dimensione pubblica e privata.

Hans Op De Beeck (Belgio, 1969) costruisce mondi sospesi tra realtà e finzione che conducono lo spettatore in  un’intima introspezione sulla condizione umana. Nel video The Stewarts have a party i membri di una famiglia immaginaria sono messi in posa come esseri senza vita, marionette di un teatro. L’artista crea così una decostruzione esistenziale di ruoli e relazioni in una dimensione surreale in cui spazio e tempo sembrano sospesi. Nella serie fotografica Being Together John Clang (Singapore, 1973) crea riunioni di famiglia “virtuali” riflettendo sulla trasformazione dei rapporti familiari grazie ai nuovi mezzi di comunicazione. Alcune persone sono realmente davanti alla macchina fotografica, altre sono solo proiezioni webcam di persone probabilmente lontane migliaia di chilometri. Se da una parte Clang crea immagini che avvicinano le persone, dall’altra riflette sulla realtà dei legami familiari, su separazioni e distanze, sulla possibilità o l’impossibilità di essere vicini tramite le nuove tecnologie.



Le dinamiche della famiglia e in particolare il rapporto genitori-figli costituiscono l’altro nucleo centrale nella mostra. Gli artisti italiani Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini (Italia, 1966 e 1962) partecipano con una nuova produzione. Questa coppia di artisti (coppia anche nella vita) realizza per la mostra un’opera partecipativa fatta di disegni, oggetti e registrazioni audio che riflettono sul concetto della famiglia. Ogni visitatore sarà chiamato a un’esperienza visiva e di ascolto tramite registrazioni e uno speciale telefono da cui ascoltare storie e racconti personali degli artisti e di persone che lavorano a Palazzo Strozzi . 


Nella performance In Balance With Courtney Kessel (USA, 1974) cerca un equilibrio tra se stessa e la propria figlia, sedute alle estremità opposte di una altalena. Utilizzando oggetti della loro vita insieme, l’artista cerca un bilanciamento fisico tra i loro pesi, creando così una metafora della continua negoziazione e del precario equilibrio di un rapporto madre-figlia. La video installazione a due canali Mother Toungue di Chrischa Oswald (Germania, 1984) mostra invece i volti di una madre e di una figlia che, quasi come due gatti, si leccano l’un l’altra. Un comportamento totalmente normale nel mondo animale diviene socialmente inaccettabile tra esseri umani. Il visitatore si trova al centro di un rapporto d’affetto intimo e privato trasformato in un ritratto pubblico quasi perturbante. La famiglia è la letterale protagonista anche del video Soundtrack di Guy Ben-Ner (Israele, 1969). All’interno della cucina di casa, l’artista, i propri figli e alcuni amici creano una sequenza di immagini che vengono sovrapposte a una parte del sonoro del film hollywoodiano La guerra dei mondi

L’invasione aliena del film di Spielberg diviene la colonna sonora per una serie di improbabili eventi domestici che diventano un ironico commento al rapporto di un padre con i propri figli, rielaborando la minaccia extraterrestre del film in una tanto surreale quanto comica scena di famiglia. Cruciale nella ricca e complessa produzione dell’artista Sophie Calle (Francia, 1953) è il rapporto con la madre e la meditazione sul suo ruolo e la sua immagine. Il trittico fotografico Les Tombes testimonia l’incontro dell’artista con alcune sepolture di un cimitero in California. Al posto dei riferimenti anagrafici dei defunti, le immagini mostrano solo le iscrizioni che riportano le parole “mother”, “father”, “son”. Esse diventano metafore di una riflessione che supera le singole individualità e si sposta su termini centrali nella vita di ognuno, legandosi alla memoria e alla idealizzazione postuma di queste parole.



Il tema della memoria è predominante nelle opere di Jim Campbell (Usa, 1956), ingegnere elettronico e figura chiave della new media art, che unisce insieme la riflessione sui processi della percezione e il rapporto tra tecnologia ed essere umano. Nella serie Home movies, vecchi filmati di famiglia vengono rielaborati digitalmente e proiettati su muro tramite un complesso dispositivo composto da centinaia di luci LED. Quasi come in un quadro pointilliste, le singole luci creano un’immagine che il nostro occhio percepisce come unica ma che perde la sua definizione man mano che ci si avvicina ad essa, creando così un rapporto non solo fisico ma anche emotivo con l’osservatore.


Un ricco programma di attività ed eventi collaterali permettono di affrontare la tematica della famiglia in forma interdisciplinare. Parte della mostra è una sala dedicata alla rappresentazione della famiglia nei media e nella letteratura con una ampia selezione di filmati e libri che hanno segnato la costruzione dell’immagine della famiglia, dai grandi romanzi ottocenteschi alle recenti serie televisive. Una “biblioteca di famiglia” sarà consultabile dai visitatori che potranno anche partecipare al progetto “A voce alta”, una serie di letture in mostra di testi teatrali e di narrativa sul tema della famiglia da Medea a Le correzioni. Ogni giovedì sera, inoltre, gli spazi della mostra ospiteranno incontri e conferenze con artisti, studiosi ed esperti di diverse discipline che permetteranno di approfondire vari aspetti di questa tematica.


Il catalogo bilingue (italiano/inglese) che accompagna la mostra è pubblicato da Mandragora e contiene, tra gli altri, testi critici dello storico Paul Ginsborg (professore ordinario di Storia dell'Europa Contemporanea, Università degli Studi di Firenze) e della sociologa Chiara Saraceno (honorary fellow presso il Collegio Carlo Alberto di Torino).


In contemporanea a Palazzo Strozzi si svolge Pontormo e Rosso Fiorentino. Le divergenti vie della "maniera" (Palazzo Strozzi, Firenze, 8 marzo-20 luglio 2014) a cura di Antonio Natali e Carlo Falciani, che vede riuniti per la prima volta i capolavori dei due artisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione.





La mostra è organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi. Con il supporto di:

Comune di Firenze, Provincia di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi – Regione Toscana – Ataf, Ferrovie dello Stato Italiane, Unicoop Firenze


Coordinate della mostra


Sede:

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina - Fondazione Palazzo Strozzi

Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, 50123 Firenze



Orari:

martedì-domenica, 10.00-20.00; giovedì 10.00-23.00; lunedì chiuso



Ingresso: (biglietto valido 30 giorni)

€ 5,00 intero; € 4,00 ridotto convenzioni; € 3,00 studenti e altre riduzioni;

ingresso gratuito giovedì 18.00-23.00.

Speciale biglietto congiunto con la mostra Pontormo e Rosso Fiorentino: € 10,00 intero; € 9,50 gruppi prenotati; € 5,00 ridotto (ragazzi dai 7 ai 18 anni, studenti universitari e altre riduzioni).



Informazioni:




Ufficio stampa:



Lavinia Rinaldi, Fondazione Palazzo Strozzi, T. +39 055 3917122, F. +39 055 2646560, l.rinaldi@palazzostrozzi.org

Promozione: Susanna Holm - Sigma CSC, T. +39 055 2340742, susannaholm@cscsigma.it



IMMAGINI ALLEGATE (sono disponibili altre immagini in alta risoluzione):



NAN GOLDIN

Orlando and Lily Doing Ballet, Brooklyn, NY, 2006

Photograph from videoinstallation Fire Leap, 2011

© Nan Goldin



My parents kissing on their bed, Salem, MA, 2004
C-Print

Courtesy of Nan Goldin Studio
© Nan Goldin



TRISH MORRISSEY

Hayley Coles, June 17th, 2006

Series “Front”

C-Print

101,6 x 80 cm

© Trish Morrissey



THOMAS STRUTH

The Falletti Family, Florence, 2005

C-Print

142 x 183,2 cm

Courtesy De Pont museum of contemporary art, Tilburg NL


MARIO FANI | QUINTE ESSENZE | 28 PIAZZA DI PIETRA - FINE ART GALLERY | Vernissage: venerdì 28 febbraio ore 18.30 | Esposizione: 1 marzo - 28 marzo 2014





Mario Fani
Quinte essenze
testo critico a cura di Arnaldo Romani Brizzi
Vernissage: venerdì 28 febbraio 2014 ore 18.30
Esposizione: 1 marzo - 28 marzo 2014
28 Piazza di Pietra - Fine art gallery
Palazzo Ferrini - Cini | P.zza di Pietra 28, Roma
06.94539281 | info@28piazzadipietra.com
Orario d'apertura: lunedì-sabato 11-13/16-20 e su appuntamento
lunedì mattina chiuso


Epifanie del silenzio

                Ci volle Giorgio de Chirico per definire meglio il punto di vista: non si trattava di Nature morte, ma di Vite silenti. La morte veniva in tal modo bandita da immagini alle volte persino esorbitanti di vita e felicità: trionfi di frutta, verdure, fiori, ciotole e vasi preziosi, e argenti e splendide porcellane decorate o meno. Può anche accadere, a volte e nella tradizione del genere, che faccia la sua comparsa, accanto ad altro cibo privilegiato, della cacciagione che può ricondurre al concetto di morte; o, anche e per di più, un teschio pronto a rinviare ferocemente al concetto di vanitas. Ma il predominio che de Chirico, nella sua visione filosofica e metafisica, sottolinea è quello del silenzio. Vita che non può parlare, perché dipinta, territorio altero e aristocratico del dipingere; e quando si dipinge principalmente si osserva il silenzio, un silenzio meditativo, elaborativo, creativo.

                Mario Fani, seguendo il tempo come sulla riva di un fiume, ha sviluppato negli anni un'attenzione crescente al silenzio che già era connaturale al suo fare sin dagli esordi. Mario privilegiava un racconto ridotto a «suggerimento»: presentandoci dipinti che trasfiguravano gli ambienti, i mobili e gli oggetti della sua dimora nella campagna del Casentino; trasfigurando, dicevo, attraverso l'esibizione della consapevolezza del silenzio pittorico, e del magistero, sempre più acquisito e dimostrato, del gioco chiaroscurale, di luci e ombre, naturali e artificiali; suggerimento, dicevo sempre, relativo alla presenza umana che mai compariva, mai compare, ma sempre è dietro la porta di quegli ambienti, appena uscita, o in intenzione di entrare.

                Poi gli oggetti hanno come preso il sopravvento, quasi fossero personaggi in cerca d'autore, hanno ottenuto la posizione protagonistica nella commedia pittorica che Fani ha cominciato a produrre, nell'esercizio ossessivo di una compenetrazione nelle urgenze di poveri oggetti: ciotole, coltelli, vasi, caffettiere, bicchieri di lieve trasparenza, bottiglie, pentole di coccio, e pochi frutti appena colti nella propria campagna, due limoni, due piccole mele, o meline, una cipolla a simbolo di una povera cena.

                La ricerca pittorica di Fani, però, non è morandiana, non vi è ricerca di un estetismo geometrizzante nelle sue vite silenti: gli oggetti sono quello che sono, egli affida al silenzio e ai riflessi della luce il disvelamento (o, a seconda dei casi, il nascondimento) dei loro segreti, dei misteri che senza saperlo rivelano ai nostri occhi, alla nostra lettura. Protagonisti che ignorano la portata della loro presenza, una semplicità che si fa complessa metafora del nostro stare, umano, qui tra le cose e gli affari della vita. Sono gli oggetti a dircelo, queste vite silenti che possono ricordare al nostro cuore similitudini con le nostre mestizie, le attese, le calme speranze, nella ritmica di un giorno che si sta concludendo e di un altro che sta arrivando.

                C'è anche da dire, però e inoltre, che nei dipinti di Fani il tempo può sembrare persino annullato. In certi momenti è come se egli non lo prendesse in considerazione, il tempo, come dicesse: «Ci sei, ci sarai pure, ma io ti nego». Egli si concede il lusso meditativo di una sospensione dello scorrere del tempo, quando non di una cancellazione. Ricordo un suo polittico di piccole dimensioni: quattro tele in cui si svolgeva il progredire dalla notte al giorno, nell'assenza-presenza del vero e celato protagonista umano del racconto. Il tutto mediato (in due elementi, quelli centrali del racconto, su quattro) da una sedia rivolta ora verso una finestra con le primissime luci del giorno, ora rivolta verso una porta nella piena luce del sole - ma anche dall'assenza della stessa, come a indicare l'assenza umana (nel primo e nel quarto elemento del polittico). La luce di una candela si alterna alla luce di una lampada elettrica, prima di cedere il completo territorio alla luce diurna, pur sempre in un interno. Nonostante, quindi, l'opera sembri sottolineare lo scorrere del tempo, l'immobile silenzio dei luoghi, dell'ambiente colto nei suoi aspetti più intimi e segreti, riconduce alla negazione del passare delle ore, per la forte implicazione meditativa che pone tutto in una dimensione eterna e immutabile.

                Ora, se si fa esclusione dell'austero Casa di bambola, con un inquietante tavolo sbilenco, e di altri interni altrettanto secchi, in questa sede espositiva prevale una concentrazione ossessiva sull'economia degli elementi narrativi in campo. Principalmente un solo oggetto si rivela al nostro sguardo, alla nostra contemplazione: un vaso di terracotta, una ciotola dorata. Esaltati, nella loro singolarità, e nel calore legnoso di marroni e bruni d'intorno, da dimensioni grandi, molto grandi per la concezione realizzativa di Fani, che di rado si è dedicato, sino a qui, alle maggiori misure.

                Si osservi lo slittamento d'inquadratura di Grande Vaso 1, e di Grande Vaso 2. Immagini assolutizzate dalla sintesi della concezione: si tratta di un semplice vaso, ma l'approfondimento delle posizioni di sguardo, il sovradimensionamento concesso dalle misure «forti» della tela, rendono potente la semplicità della formulazione, concedendo anche allo stesso soggetto rappresentato in dimensioni inferiori (Piccolo vaso) la coscienza di un senso maiuscolo di essere nella riduzione narrativa. Può venire in mente «Il meno è il più», secondo la definizione provocatoria di Mies van der Rohe, considerata l'intensità che Mario Fani riesce a farci raccontare da tanto umili oggetti. Poiché, inoltre e sempre secondo lezione di Mies van der Rohe, «Dio è nei particolari», osserviamo con sguardo innamorato la trasparenza di un bicchiere o di una bottiglia, il sobrio scintillio di una lama, il riflesso degli oggetti sul lucido ripiano di un tavolo, la necessaria presenza di quei limoni, di quelle meline, di quella cipolla degna dell'Ode di Pablo Neruda. Facciamolo con cuore calmo, e in silenzio, poiché stiamo assistendo alla sacra rappresentazione di Vite Silenti.

Arnaldo Romani Brizzi





28 Piazza di Pietra - Fine Art Gallery
Palazzo Ferrini-Cini
Piazza di Pietra 28, Roma
06.94539281



IMAGINARY: Estetica del virtuale e percezione del reale. C. S. Arte Contemporanea


PRIMO PIANO LIVINGALLERY
PRESENTA
IMAGINARY
ESTETICA DEL VIRTUALE E PERCEZIONE DEL REALE
21 FEBBRAIO  - 19 MARZO 2014
Inaugurazione VENERDI’ 21 FEBBRAIO ORE 19:30
A cura di Dores Sacquegna


La mostra “IMMAGINARIA: Estetica del virtuale e percezione del reale”, intende misurarsi con alcune importanti questioni che riguardano il rapporto tra reale e virtuale, le tecnologie digitali, i new media e le varie forme espressive artistiche, attraverso una selezione di opere, realizzate da artisti diversi per generazione e background.  
Il progetto pone l’accento sull’idea di “transito” in cui i classici concetti di luoghi, identità, storia e natura si incontrano e si scontrano con dimensioni dettate dall’idea di flusso, simultaneità, interattività e globalità, sia nell’ambito “materiale” che “immateriale”.
La tecnologia digitale, infatti, prospetta vere e proprie trasformazioni nel campo percettivo, cognitivo, comunicativo ed estetico. L’arte contemporanea, del resto,  si trova spesso ad esplorare nuovi territori, nuove “realtà”,  in quella dimensione del sublime che Kant poneva al centro della sua riflessione estetica.
In questa selezione di opere di video arte in  2D e 3D, stereoscopiche visioni, avatar virtuali e paesaggi immaginari, l’arte gioca sullo spiazzamento della percezione del reale, con una attenzione alle dinamiche interattive.
Artisti in mostra:
HUGO ARCIER (Francia), CLARA AROZARENA(Francia), CLAUDIA ASOLI(Masiera di Bagnacavallo, Ravenna), SOFI BASSEGHI (Australia), NUNO BENAVENTE (Portogallo), PAOLO CAMIZ (Roma), MARILENA DE STEFANO(Messina), ORONZO DE STRADIS (Torre Santa Susanna, Brindisi), STEFANIE KETTEL(Germania), JENNA RENEE MAURICE(Usa), ALAIN NAHUM (Francia), JAN JANI (Austria ), MIKE STEPHEN (Usa).

 
Primo Piano LivinGallery
Viale G. Marconi 4
Lecce, Italy 73100
Tel/fax: 0832.30 40 14 


venerdì 14 febbraio 2014

THEATRO MUNDI



THEATRO MUNDI

LILIANA SALONE | GUIDO VOLPI

eLaSTiCo studio
h. 19

15.2.14 |  8.3.14

Autori che utilizzano in prevalenza il disegno, entrambi hanno scelto Bologna come città in cui vivere: ad un primo sguardo, le analogie tra Liliana Salone e Guido Volpi potrebbero sembrare terminate qui. È grazie invece ad un incontro personale che i loro percorsi artistici arrivano ad intersecarsi, dando vita ad un progetto organico in cui le singole voci dialogano in assoluta consonanza, pur mantenendo intatte e distintive le rispettive personalità.

Risultato di una lunga gestazione, la collaborazione a quattro mani nasce da una semplice e inaspettata constatazione: il desiderio comune di indagare gli stessi temi attraverso il disegno, ciascuno in totale autonomia e seguendo il proprio stile personale. Breve diventa allora il passo per arrivare alla condivisione e, con essa, al dialogo per immagini, quasi una “sfida” che fa invece scoprir loro altre, ancora più inattese, analogie di immaginario. 

Dopo qualche anno, quello che era stato un comune spazio di totale libertà, agito a due voci per immagini, slitta di piano, travalicando la dimensione privata e traducendosi in un libro. Nel dicembre del 2013 viene infatti pubblicato Festina Lente, edito da Modo Infoshop.

Theatro Mundi, in mostra a Elastico dal 15 febbraio all'8 marzo 2014, raccoglie l'eredità di questa prima “uscita pubblica”, sviluppando ulteriormente il progetto comune in più direzioni: svincolatosi infatti dai canoni di formato imposti dalla stampa, il lavoro dei due autori può giocare con lo spazio, sperimentando così nuove dimensioni.

L'esposizione delle tavole originali del libro diventa quindi una sorta di anticamera in cui lo spettatore viene accolto, quasi a leggere un'introduzione di quella che diventa invece una vera e propria doppia personale che si sviluppa perfettamente in parallelo, rifondendosi infine come nella chiusura di un cerchio. 

Ad un grande polittico di Liliana Salone, affiancato da sui disegni in b/n, fa così da contrappunto un'area dedicata alle opere di Guido Volpi, che utilizza più formati e che realizza anche una scultura con diversi materiali. Insieme, i due autori realizzano infine un'installazione e un video, che restituiscono frammenti dell'immaginario da cui nasce il loro progetto comune.
 

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Liliana Salone è nata a Palermo. Vive a Bologna dove disegna e dipinge. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Dal 2012 fa parte dei disegnatori del progetto G.I.U.D.A. I suoi disegni sono stati pubblicati su varie riviste tra cui “Lo Straniero”, e “Hamelin”. Il suo primo libro è “Il beneficio dell'inventario” pubblicato da Giuda edizioni, l'ultimo  “Festina Lente”, disegnato insieme a Guido Volpi, è pubblicato da Modo Infoshop.

Guido Volpi è nato a Siena, ha 32 anni, vive e lavora a Bologna. Realizza illustrazioni per libri e riviste letterarie. Come autore, ha pubblicato tre libri, di cui l'ultimo, "Festina Lente", insieme a Liliana Salone per Modo Infoshop editore. Ha collaborato con la pagina domenicale di "Repubblica" e realizzato il booktrailer di "Mandami tanta vita"di Paolo Di Paolo per Feltrinelli editore. Ha esposto in varie mostre personali e collettive, in Italia e all'estero.

 

© 2014 | Via Porta Nova, 12 - 40123 Bologna | www.elastico.org | mob. 339.4470779/335.7413307 |       


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Redazione del CorrieredelWeb.it


giovedì 13 febbraio 2014

"TRIS METAMETALLICO" ALL'APPUNTAMENTO DEL "FOYER DELL' ARTE" A NARDO'

“TRIS METAMETALLICO” ALL’APPUNTAMENTO DEL “FOYER DELL’ ARTE” A NARDO'

Non mancherà neanche stavolta, all’interessante iniziativa nel “Foyer dell’arte”, su progetto del curatore Paolo Marzano, coordinata nello spazio che precede la ‘cavea’ dell'elegante quanto prezioso Teatro Comunale di Nardò, la presentazione di alcune opere di Daniele Dell’ Angelo Custode, eccellente e originale scultore del metallo. Il progetto del curatore ha il chiaro obiettivo di divulgare la cultura della bellezza come attiva e dinamica 'interazione' delle differenze, legata alla diversità delle forme, delle espressioni e dei linguaggi che la natura ci insegna continuamente, circondandoci di meravigliosi paesaggi come somma unica, di più 'voci'. 

Il Teatro diventa allora il luogo denso in cui funziona il delicato e sofisticato 'sensore biologico' che indica il grado di civiltà di un popolo. Concetto, dunque, interessante anche per parlare e praticare l'arte, con l’esposizione di opere contemporanee, inserite in spazi alternativi, col risultato di attivare così, quei luoghi "interstiziali" fin’ora silenti e inattesi. Per la serata di domenica, del 16 febbraio, nell’ambito degli appuntamenti della stagione teatrale, Daniele Dell’ Angelo Custode presenta l’installazione “TRIS METAMETALLICO”, composta da tre creazioni che fanno parte della sua sempre più corposa ed importante ricerca espressiva.

Le opere presentate nel foyer del Teatro Comunale di Nardò, sono “FETICCIO FUTURISTA 2” (acciaio), “PERCORSO” (acciaio) e “ABBANDONO” (alluminio, corten), già esposte in diverse  mostre e manifestazioni culturali tra cui, l’ultima esposizione di due mesi (15 novembre 2013 – 15 gennaio 2014) di ben ventidue opere di metallo, dal titolo “DENSITA’ IN_MATERIALI”, curata da Paolo Marzano, presso Palazzo Castromediano - Vernazza (alias, il riconosciuto antico, Tempio di Iside) a Lecce 



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Redazione del CorrieredelWeb.it


mercoledì 12 febbraio 2014

Marche Centro d'Arte 2014: partecipa alla Selezione





La Selezione Marche Centro d’Arte, giunta al 2° anno, intende promuovere e far crescere le nuove tendenze espressive e i nuovi talenti a livello nazionale e internazionale. È organizzata nell’ambito della 4ª Edizione dell’Expo di Marche Centro d’Arte, ed è curata da Nikla Cingolani.

La Selezione dota l’Expo di uno strumento per rendere le Marche sempre più un centro di produzione e propulsione culturale, offrendo la possibilità ad artisti, critici e pubblico di dare e ricevere input e idee.

La Selezione prevede l’allestimento di un’esposizione collettiva di arte contemporanea e la pubblicazione del relativo catalogo.


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TERUZZI&PUTHOD METTE IN MOSTRA IL MEGLIO DI SE'

 

ANTEPRIME TOSCANE: TERUZZI&PUTHOD METTE IN MOSTRA IL MEGLIO DI SE’

 

Domenica 16 e lunedì 17 febbraio a San Gimignano, presso il Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada, la cantina toscana presenta le annate 2012 e 2013 della sua Vernaccia di San Gimignano e la Riserva 2010.

 

 

Teruzzi&Puthod si prepara a stupire il pubblico di addetti ai lavori e appassionati che prenderanno parte alle Anteprime Toscane. L’azienda sarà presente all’Anteprima con la Vernaccia di San Gimignano DOCG d'annata (2013), ma al banco di assaggio ci saranno anche l’annata 2012 della Vernaccia di San Gimignano DOCG e l’annata 2010 della versione Riserva. Un vero e proprio viaggio nel tempo, per scoprire i segreti di questo vino e apprezzarne le qualità, ma anche uno sguardo su un territorio unico che Teruzzi&Puthod si è impegnata a valorizzare sin dalla sua nascita avvenuta nel 1974.

 

Situata tra le dolci colline di San Gimignano, la cantina racchiude in sé la storia, la tradizione enologica e l’eccellenza dei vini bianchi della Toscana. I 60 ettari coltivati a Vernaccia fanno di Teruzzi&Puthod l’azienda privata con la più grande estensione di questo rinomato vitigno autoctono. Alla grande ricerca attuata dall'azienda si deve anche il rinnovamento dell'immagine della Vernaccia che, grazie a Teruzzi&Puthod, esprime e celebra il territorio toscano e nel tempo si è affermata sui mercati internazionali per la qualità e uno stile unico e personale.

 

Teruzzi&Puthod è impegnata in una continua sperimentazione che punta all’eccellenza, dal vigneto al bicchiere. Con una produzione di oltre un milione di bottiglie, essa rappresenta una delle più importanti aziende del territorio di San Gimignano e uno dei marchi italiani di maggior prestigio nell’esportazione di vini di alta qualità.

L’azienda è iscritta al Consorzio della Denominazione San Gimignano (del quale fanno parte 77 produttori di Vernaccia di San Gimignano), che ha come obiettivi la valorizzazione dei vini e della loro immagine, la promozione del marchio e la ricerca e sviluppo sulla qualità dei prodotti.

 

Per maggiori informazioni invitiamo a visitare il sito www.teruzzieputhod.it


martedì 11 febbraio 2014

Mosaico di Pace. Incontri d'Arte e Culture


Domenica 16 febbraio alle ore 17.00 all’inaugurazione di   

               Mosaico di Pace. Incontri d’Arte e Culture

Direzione artistica Michele Martinelli

con la partecipazione di Giorgio Gregorio Grasso e Patrizia Canola

Museo Civico Rocca Flea, via della Rocca, Gualdo Tadino (Pg)

 

  

Alla Rocca Flea, ventisei artisti per la pace presentati da Giorgio Grasso. Presenti il Console della Grecia e l’Ambasciatore dell’Iraq alla Santa Sede.

 

Il Museo Civico Rocca Flea domenica 16 febbraio, alle ore 17.00, vedrà il taglio del nastro della mostra evento “Mosaico di Pace. Incontri d’arte e culture”, un movimento e una esposizione d’arte itinerante nata sotto la direzione artistica del pittore e scultore umbro Michele Martinelli, con la collaborazione dello storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso e dell’artista Patrizia Canola. “Il progetto ispirato ai principi di pace e condivisione, attraverso il linguaggio universale dell’arte”, spiega il direttore artistico Michele Martinelli, “si nutre del dialogo tra esperienze sociali e culturali tra popoli, religioni, luoghi, donne e uomini molto diversi tra loro, che daranno origine ogni volta ad un mosaico nuovo”. Oltre alle autorità regionali tra gli illustri ospiti saranno presenti per portare il loro messaggio di pace il Console della Grecia Costantino Cristoyannis e l’Ambasciatore della Repubblica dell’Iraq presso la Santa Sede Habeeb Mohammed Hadi Ali Al-Sadr. I ventisei artisti in mostra, molto diversi tra loro per stile, formazione e tecnica utilizzata, provenienti da Italia, Siria, Libano, Corea ed Iraq, esporranno opere pittoriche, fotografiche, scultoree ed istallative, che entreranno in comunicazione con le opere di arte antica presenti nello splendido percorso museale della Rocca Flea. “La città di Gualdo Tadino è particolarmente onorata di ospitare questa importante iniziativa”, spiega Catia Monacelli, Direttore del Museo e critico d’arte, “mescolare opere di epoche differenti, di autori diversi e di diversa provenienza non è solo una peculiarità di vivere il museo, ma è anche una grande opportunità per i maestri dell’arte contemporanea che decidono di confrontarsi con i templi sacri dell’arte”. Questa edizione, vede protagonisti:  Al Solthan Monther, Angelo Delle Fratte, Anna Maria Orazi, Camilla Cavallini, Davide Foschi, Enrica Gelli, Francesco Cinelli, Jaddouh Ahmad, Kim Heejin, Liala Sigala, Maria Antonietta Giannini, Maria Luisa Onorati, Michele Martinelli, Mona   Jabbour, Nino Carè, Paola Giordano, Paolo Ballerani, Patrizia Canola, Patrizio Oca, Piergiuseppe Pesce, Roberto Rotini, Rolando Chiaraluce, Sabrina Baldracchini, Stefano Vannoni, Stella Pignattelli, Vincenzo De Biase. La mostra sarà aperta al pubblico dal venerdì alla domenica fino al 28 febbraio. Per informazioni è possibile contattare lo 0759142445 oppure scrivere ad info@roccaflea.com


 FleArt Magazine newsletter - Museo Civico Rocca Flea  
Via Della Rocca - 06023 - Gualdo Tadino - Perugia - Italia



ARTOUR-O IL MUST Firenze 13-16 marzo 2014


ARTOUR-O IL MUST – Firenze 13/16 marzo 2014
 Villa La Vedetta  e Villa Privata Fani
Inaugurazione:  Giovedì 13 marzo 2014 ore 18.00 su invito Villa La Vedetta
Apertura al pubblico: da Venerdi 14 marzo a domenica 16 marzo 2014
Per il decimo anno torna a Firenze ARTOUR-O il MUST che si preannuncia ricca di presenze molto significative, e per la prima volta, duplica le sedi principali: 4 giornate dedicate alla comunicazione e alla divulgazione dell'arte e dei suoi protagonisti, artisti e committenti appartenenti alla sfera del pubblico e del privato, nelle due sedi di Villa La Vedetta e di Villa Privata Fani.
Enti, istituzioni, associazioni, musei e aziende si danno appuntamento nel capoluogo toscano per raccontare la loro identità e l'attività che svolgono sul loro territorio

Le sezioni INTERIOR, ‘nel Parco’ e ‘a Tavola’, e i Focus dedicati agli approfondimenti, si svolgono a Villa La Vedetta e nella nuova prestigiosa sede di Villa Fani, una villa privata in via Salvi Cristiani – 22,
aperta al pubblico eccezionalmente dai proprietari per ARTOUR-O, dove gli allestimenti renderanno possibile la realizzazione di un modello di residenza ideale di chi sceglie di vivere con l’arte.
In occasione delle celebrazioni dei 450 anni dalla morte di Michelangelo, ARTOUR-O realizza la mostra ’Io e Michelangelo’, in esposizione in entrambe le Ville e successivamente all’Accademia delle Arti Del Disegno e all’Accademia di Belle Arti. 

I Focus quest’anno esplorano la figura di Michelangelo e il dialogo tra la cultura del passato e quella attuale. Tra i relatori, Ermete Realacci, Presidente di Symbola, Fondazione per le qualità italiane, protagonista di una serata speciale a Villa La Vedetta venerdi 15 marzo, e Luigi Zangheri, Architetto, Professore e Presidente dell'Accademia delle Arti Del Disegno, la più antica d'Europa.

ARTOUR-O in Città - durante i quattro giorni della manifestazione e attraverso un percorso scandito da opere d’arte contemporanea, tocca i luoghi più affascinanti ed esclusivi del capoluogo toscano. 


Domenica 16 marzo alle ore 12.00 è prevista l’assegnazione degli ARTOUR-O d'Argento, riconoscimenti destinati a personaggi che si sono distinti come committenti. Tra i premiati, Vittorio Livi di Fiam Italia, e Giampiero Brogi di ColleVilca Cristalleria.

Inaugurazione:  Giovedì 13 marzo 2014 ore 18.00 su invito Villa La Vedetta - Viale Michelangelo, 78 Firenze  Venerdi 14 marzo ore 11.00 su invito Villa Privata Fani - Via Salvi Cristiani, 22 Firenze

Apertura al pubblico da Venerdi 14 marzo a domenica 16 marzo 2014




"Premio Ricoh: l'incontro fra arte e responsabilità sociale d'impresa"

Anche quest’anno Ricoh Italia e la Provincia di Milano con il Patrocinio del Comune di Vimodrone, sostengono il “Premio Ricoh per giovani artisti contemporanei” per promuovere la cultura e dare ai giovani la possibilità di esprimere la propria creatività e di ottenere visibilità nel mondo dell’arte. 

Dal 5 al 9 marzo 2014, al prestigioso Spazio Oberdan, saranno esposte le opere dei 24 artisti finalisti. Al termine dell’esposizione allo Spazio Oberdan la Giuria proclamerà il vincitore assoluto e i tre vincitori delle categorie in cui è articolato il Premio. Le opere vincitrici si aggiungeranno alla collezione d’arte che Ricoh ha iniziato con le scorse edizioni e che è allestita presso la sede di Vimodrone (Milano). Le altre opere finaliste, al termine della premiazione, verranno battute a un’asta il cui ricavato sarà in parte assegnato ai giovani artisti e in parte devoluto a un progetto di solidarietà volto alla formazione dei giovani e realizzato dalla Onlus Comunità Nuova di Don Gino Rigoldi.

“Le imprese – spiega Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia – dovrebbero riuscire a focalizzarsi su obiettivi che vadano oltre il semplice profitto indirizzando la propria attenzione alle comunità in cui operano e contribuendo al loro sviluppo. Uno dei messaggi connessi al nostro brand è: Ci impegniamo a garantire un futuro sostenibile al business, alla società e al pianeta. Con il Premio Ricoh vogliamo contribuire alla crescita professionale dei giovani in quanto siamo convinti che l’arte, la cultura e la creatività siano fattori di sviluppo per il nostro sistema Paese. Il Premio rappresenta quindi un’iniziativa importante nell’ambito della CSR di Ricoh che da sempre punta all’integrazione dei risultati economici con quelli ambientali e sociali”.




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Redazione del CorrieredelWeb.it


lunedì 10 febbraio 2014

ABOUT PRACTICE: ARIANNA CAROSSA, MARTA ROBERTI, TOM PNINI



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La galleria Giuseppe Pero ha il piacere di annunciare la mostra collettiva
a cura di Alessandro Facente
 
 
ABOUT PRACTICE
 
 
 
Arianna Carossa,Marta Roberti,Tom Pnini
 
 
 
OPENING GIOVEDI 20 FEBBRAIO 2014 ORE 18.30
 
 
Dal 21/2 al 24/4
mar-sab 14.00-19-00

 
 

 
 
 
ABOUT PRACTICE
A cura di Alessandro Facente
Arianna Carossa, Tom Pnini and Marta Roberti
 
La galleria Giuseppe Pero ha il piacere di annunciare about practice, mostra collettiva degli artisti Arianna Carossa, Tom Pnini e Marta Roberti, a cura di Alessandro Facente.

About practice mette insieme tre artisti della stessa generazione, i cui lavori hanno in comune l'esperienza di aver collezionato in corso d'opera soluzioni formali e vicende specifiche legate alla loro realizzazione che ne hanno cambiano, influenzato e arricchito l'intento originario, stimolando quindi un dibattito sull'osservazione del gesto artistico. In quanto stratificazione cronologica di storie scritte nel tempo, la pratica è quindi essa stessa substrato argomentativo dell'opera d'arte, che impone alla curatela di delinearne criticamente una filologia che le appartenga profondamente e che diventi per essa una voce critica interna al processo di costruzione.
Questo approccio congiunto tra produzione e teoria fa di about practice un mostra che ragiona sull'idea stessa di concetto, il suo ruolo e posizione nell'opera d'arte. Esso non viene inteso come elemento accessorio che esternamente va a supporto dell'opera per una motivazione sociale, una direzione politica o di qualunque altro genere, bensì conseguenza intrinseca di un lavorio costante che nel compiersi sviluppa una sua dimensione teorica.
Autocritica, dunque, l'opera si motiva autonomamente, ovvero per un'urgenza talmente acuta da erigere per sé una gestualità, effimera o compulsiva - non importa -, purché appartenga, però, alla normalità di un impulso semplicemente umano, ad una persona specifica, l'artista, il cui intento è contribuire con questo metodo ad una ricerca universale, quale è quella dello stupore e la meraviglia.

"Tutto ciò che è, è nella natura", così recita Democrito. Nel farlo abolisce qualunque fenomenologia che intenda trascendere spiritualmente la natura. Per il filosofo, quest'ultima è pura materia che esiste per ciò che appare. Allo stesso modo, i lavori di Arianna Carossa, Tom Pnini e Marta Roberti appaiono all'osservatore per la meraviglia di cui sono composti e indagabili per i procedimenti che li hanno resi tali. L'unica trascendenza possibile sta nell'evocazione di tutte le contaminazioni che hanno subito, gli approcci altri a cui si sono ispirati e che, uno dopo l'altro, hanno creato i presupposti teorici che hanno reso la loro, una pratica significante. Ecco che il lavoro di Arianna Carossa, nascendo come installazione di carattere scultoreo, rivela al momento dell'interazione un'improvvisa funzionalità, che rimanda all'oggettualità del design; il quadrittico video di Tom Pnini sfocia nella ricerca di una cromia che il soggetto rappresentato trova direttamente dalla fonte del paesaggio naturale, portando la sua pratica ad assumere una postura profondamente pittorica; mentre ciò che si fissa nell'immobilità dell'installazione ambientale dei disegni di Marta Roberti, in verità rivela le vibrazioni e le immagini in movimento del video.

Tutti i lavori, in un modo o nell'altro, nascono da un'indagine sulla forza perfettiva, scenografica e intricata della natura, e come essa si pongono nei confronti dello spettatore con lo spirito contemplativo che esiste quando la si osserva, sublimando con lo sguardo ciò che ancor prima è stata una costante critica che li ha seguiti dal momento della loro nascita.
Agendo come ascolto visivo, questo mutuo dialogo tra produzione artistica e teoria curatoriale ha incoraggiato a sua volta la volontà della mostra di contribuire al dibattito aperto e più ampio sull'osservazione e la critica contemporanea. Teorie su cui John Berger, con il suo celebre about looking (1980), ha contribuito ragionando sul rapporto che esiste tra l'opera d'arte e la comprensione, attraverso la sua osservazione, dello scenario del tempo a cui è legata per appartenenza o evocazione - come lo sono state ad esempio le due distinte letture da lui prodotte per la pala di Grϋnewald, che a distanza di dieci anni l'una dall'altra, proiettano lo stesso Cristo su due visioni della storia completamente diverse. Di contro About practice propone una lettura interna che agisce, cioè, in un momento precedente la realizzazione dell'opera, dove uno sguardo più intimo è possibile se avviene nei limiti del tempo, dei sensi, storie, teorie, timori, ambizioni, ripensamenti, intuizioni, pulsioni e miracoli della sua costruzione, indagando e celebrando ciò che da esse a loro volta nasce e ne consegue.

ABOUT PRACTICE a cura di Alessandro Facente
Arianna Carossa, Tom Pnini e Marta RobertI
OPENING GIOVEDI 20 FEBBRAIO 2014 h.18.30
Dal 21/2 al 24/4
mar-sab 14.00-19-00

 
 
 
 

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